Ott

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By potatore

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Conigli

Tra le specie allevate dall’ uomo un posto di riguardo merita l’allevamento di conigli. L’ottima carne bianca, tenera, di gusto delicato e dal punto comparativo con la carne di altre specie, più ricca di proteine e povera di grassi: l’ideale nelle diete e anche per l’alimentazione dei bambini. Per chi ha spazio di seguito alcune “dritte” per facilitare  l’allevamento e quindi la possibilità di prodursi un pò di buona carne. Le razze più indicate per un piccolo allevamento famigliare sono quelle a taglia media come la Californiana e la Bianca di Nuova Zelanda. Queste due razze, facilmente reperibili sul mercato, associano un buon sviluppo e una notevole prolificità arrivando ad allevare anche dieci e più coniglietti per parto.  Dopo l’accoppiamento occorrono circa 30-32 giorni per il parto e la gestazione tende a diminuire con l’aumentare dei feti . Il parto è preceduto dalla preparazione del nido e l’allattamento dura dei piccoli dura 7 settimane anche se è conveniente far  accoppiare la coniglia nuovamente dopo 10-14 giorni dal parto e svezzare i coniglietti entro il 35 giorno dalla nascita. In questo modo si susseguiranno parti ogni 44-45 giorni con una produzioni media annuale di 55-70 coniglietti. Se si considera che alla macellazione si possono ottenere 2-2,2 kg di carne a  coniglietto ingrassato si può facilmente evincere che una sola coniglia può produrre più carne in un anno di una bovina.  Resta beninteso che tale risultato è possibile nel caso in cui vengono posti in allevamento, una volta raggiunta la maturità sessuale, anche i figli. Occhio all’acquisto delle coniglie fattrici e dei conigli riproduttori che non abbiano i denti anteriori molto sviluppati (cannibili) e accertarsi che le femmine possiedono tra 8 e 10 mammelle. Ricordarsi che i conigli sono erbivori e non come spesso succede allevati con granaglie, per loro a lungo tempo, tossiche! Per chi volessse saperne di più utilizzi il servizio “domande all’esperto”

Ott

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By potatore

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Il mediterraneo: un ambiente in via di degrado

a cura di Bi.Gi

I 22 Paesi che si affacciano sul Mediterraneo contano oltre 400 milioni di abitanti. Di questi, 143 milioni vivono nella fascia costiera, che ogni anno accoglie altri 175 milioni di visitatori. Il benessere di tutte queste persone dipende dallo stato di salute ambientale del Mar Mediterraneo. L’ambiente del Mediterraneo è al tempo stesso uno dei più ricchi e dei più vulnerabili al mondo: le sue regioni marine e costiere, infatti, sono esposte a una serie di pressioni, provenienti per l’80% da fonti di inquinamento di origine terrestre. Oltre la metà dei centri urbani del Mediterraneo con più di 100 000 abitanti non dispone di impianti di trattamento delle acque reflue e il 60% delle acque reflue prodotte in queste zone è riversato direttamente in mare. Nei Paesi del Mediterraneo sudorientale oltre l’80% delle discariche non è soggetto a controlli. Una particolare minaccia per l’ambiente marino mediterraneo è rappresentata da fattori quali i rifiuti agricoli, le particelle sospese nell’aria e le acque di ruscellamento, che trasportano in mare agenti patogeni, metalli pesanti, inquinanti organici, oli e sostanze radioattive. La rapida urbanizzazione e il progressivo sviluppo di un turismo non sostenibile nelle regioni costiere mediterranee hanno contribuito all’insorgere di seri problemi sanitari e ambientali. Anche l’inquinamento provocato da fonti industriali e domestiche e dal trasporto marittimo, la perdita di aree aperte e la distruzione degli ecosistemi costieri per la realizzazione di costruzioni contribuiscono al degrado ambientale.