Mag

29

By potatore

Commenti disabilitati su La regina dei fiori

Categories: Potatore news

Tags: , , , , ,

La regina dei fiori

La rosa è la regina dei fiori e il suo regno non è stato ancora scalzato da nessuna “repubblica” .  Il motivo ? svariate tonalità di colori dei suoi fiori,  fiori profumatissimi, adattamento a diverse condizioni ambientali e pedologiche. Per ottenere delle belle rose non basta possedere un buon terreno, condizioni climatiche ottimali o una buona varietà ma occorrono soprattutto interventi di potatura regolari e ben eseguiti. L’epoca migliore per la potatura dei rosai è il periodo gennaio-febbraio ma può essere prolungato in quelle località in cui l’inverno tarda a lasciare il posto alla primavera. In genere le nuove varietà di rosa fioriscono sui rami prodotti nello stesso anno e quindi su legno nuovo mentre i rosai sarmentosi e rampicanti tendono a portare fiori sul legno dell’anno precedente. Nel primo gruppo a cui fanno parte gli ibridi di tea, di floribunda e i rosai a cespuglio lo scopo della potatura sarà quello di formare una struttura circolare rada al centro in modo di garantire una ottima esposizione ai raggi solari. Si procede asportando inizialmente tutti i rami morti, deperiti o colpite da forme parassitarie nella precedente stagione. Il ramo va reciso in una zona in cui il legno da garanzie di tessuti sani e vigorosi altrimenti la branca va asportata completamente. Allo stesso modo vanno eliminati tutti i rami deboli e sottili e quelli che si incrociano eliminando in questo caso ovviamente il più debole. Dopo questi primi interventi dovranno rimanere cinque-sei branche di un certo spessore che vanno raccorciate. Sul numero di branche principali o sulla natura dell’accorciamento delle stesse possono essere fatte diverse considerazioni che tengono conto di diversi fattori e che in misura rilevante vanno legate all’esperienza di potatura. In piante poco vigorose danneggiate eccessivamente da fattori ambientali il numero di branche principali può ridursi a due-tre e l’accorciamento delle stesse può avvenire dopo la prima o seconda gemma ; in piante vigorose, in ottimali condizioni ambientali e su certi tipi di rosai di notevole vigoria il numero di branche può aumentare vistosamente e l’accorciamento essere meno drastico ed effettuato dopo la quarta-quinta gemma. Una attenta osservazione sullo sviluppo e sulla produzione di fiori durante l’anno può in ogni caso dare ottime indicazioni sulle reali esigenze della pianta specialmente in tutti quei casi in cui il potatore è armato di buona volontà ma di scarsa esperienza. Per quanto riguarda invece i rosai rampicanti occorre eliminare i ramoscelli sfioriti, tutti i rami vecchi e improduttivi, quelli deboli e successivamente accorciare le ramificazioni principali evitando di toccare quelle dell’anno in quanto fioriranno l’annata successiva. Infine una regola valida per tutte le specie è quella di eliminare dopo la prima caduta di petali le rose sfiorite accorciandola al di sotto di due tre foglie ed evitare sempre la formazione di capsule di semi (cinorrodi) perché sottraggono eccessive energie alla pianta.

Mag

25

By potatore

15 Comments

Categories: Potatore news

Tags: , , , , ,

Alberi e co2

Fonte: Il respiro.eu

In questi giorni si è molto parlato del progetto dell’Architetto Renzo Piano, nato da una “provocatoria” proposta del Maestro Claudio Abbado: tornare a dirigere alla Scala in cambio della piantagione di alberi a Milano. L’iniziativa ha avuto il merito di  bucare la coltre di indifferenza che spesso si riscontra nei confronti di questi esseri viventi dai quali, è bene ricordarlo, dipende la nostra stessa esistenza. Come amante degli alberi e loro primo difensore, in qualità di docente universitario e di Presidente della Società Italiana di Arboricoltura, non posso, perciò, che plaudire ad un’iniziativa che è riuscita, finalmente, a focalizzare l’attenzione sugli alberi in città e sulla loro importanza. Devo, però, anche manifestare la mia perplessità perché sul progetto sono state spese mille parole e tutti si sono sentiti in dovere di dire la propria senza che sia mai stato sentito il parere di un “tecnico” esperto del settore. Per questa ragione, mi permetto di scrivere queste poche righe, che ho in parte tratto da un articolo scritto per la rivista “Acer” per cercare di chiarire il mio punto di vista. Gli alberi e, più in generale, il sistema delle aree verdi si contrappongono in senso funzionale ed ecologico al groviglio d’infrastrutture ed elementi antropici che caratterizza il tessuto urbano; il verde, attraverso anche la formazione di corridoi, tenta di ristabilire equilibri e funzionalità ecologiche essenziali per la qualità della nostra vita.  A queste prerogative si sommano qualità inaspettate e poco conosciute del verde cittadino: nuove funzionalità legate al riutilizzo di sostanza organica derivante da rifiuti compostati, all’assorbimento di polveri e metalli pesanti prodotti dai mezzi di trasporto e dagli impianti di riscaldamento, al contenimento degli squilibri termici e delle perdite di acqua meteorica. L’analisi della sostenibilità legata al verde urbano presuppone, pertanto, una conoscenza approfondita della struttura e delle funzioni delle aree verdi, nonché un bilancio, non solo economico, ma anche tecnico ed ambientale della loro realizzazione. È, perciò, evidente l’importanza dell’operazione di messa a dimora nel caso in cui l’impianto sia effettuato in aree urbane dove sono presenti infrastrutture ed edifici, poiché è fondamentale avere a disposizione un volume di suolo esplorabile compatibile con una crescita sostenibile degli alberi. Per crescita sostenibile si intende che essi non solo sopravvivano, ma anche forniscano quei benefici, ormai noti a tutti, e svolgano il ruolo che, in tali situazioni, viene loro assegnato: cioè migliorare il clima e ridurre la presenza di sostanze inquinanti, ma anche che la crescita stessa sia tecnicamente ed economicamente sostenibile per la municipalità. Non è quindi sufficiente che gli alberi sopravvivano, ma che abbiano tassi di crescita e, conseguentemente, di sequestro di CO2 superiori alla CO2 da loro stessi prodotta per i normali processi vitali e da quella prodotta per la loro messa a dimora. A questo proposito è doveroso rilevare che è fondamentale il bilancio delle emissioni di CO2 dovute alle operazioni di scavo e di impianto in aree già pavimentate e alla quantità di alberi e, soprattutto, il tempo necessario per la compensazione di tali emissioni. È, inoltre, basilare, la scelta della/e specie da impiantare, poiché è ampiamente dimostrato in letteratura che errori in questa fase possono determinare un aumento delle emissioni di CO2 dovuto alle necessarie operazioni di mantenimento (irrigazione, potatura, ecc.). Ecco perché ho espresso pubblicamente le mie riserve sul progetto di Renzo Piano che, ripeto, è ammirevole nelle intenzioni, ma che non è economicamente e tecnicamente sostenibile. È mia opinione personale che, anche con l’intervento di sponsor, il progetto debba essere ripensato e gli eventuali investimenti destinati ad altre realizzazioni, magari meno evidenti, ma sicuramente più efficaci ed efficienti per la salute dei cittadini. A tale riguardo è opportuno evidenziare che gli alberi mostrano un tasso di sequestro e di stoccaggio del carbonio nei loro tessuti variabile in funzione di diversi fattori quali, ad esempio, la stato di salute, le dimensioni a maturità, la durata del ciclo vitale ed il tasso di crescita. Allo stesso tempo, le gestione degli alberi rilascia carbonio nell’atmosfera a causa dell’uso di combustibili fossili necessari per l’impiego di mezzi meccanici. L’impianto e la gestione di alberi in siti non adeguati e l’impiego di specie non adatte, può trasformare gli alberi stessi da “carbon sink” (stoccaggio di carbonio) a “carbon emitters” (produttori di carbonio), poiché la CO2 prodotta per il loro mantenimento è superiore a quella organicata. Non devono essere, infatti, assolutamente sottovalutate le emissioni di CO2 determinate dalle operazioni di scavo, messa dimora e per la successiva continua e puntuale manutenzione che eviti stress agli alberi (fino a determinarne la morte) e ne riduca fortemente le funzioni di carbon-sink e di miglioramento ambientale. Nelle situazioni, come quella discussa, sarebbe opportuno valutare scelte alternative che prevedano l’impianto di aree verdi (non solo di alberi) nelle zone limitrofe (es. aree commerciali dismesse, ex edifici industriali rimasti inglobati nel tessuto urbano e da tempo abbandonati, che anche se occupanti aree limitate, possono rappresentare, qualora sottoposti a riqualificazione, un’alternativa “ambientale” rispetto alla costruzione di nuovi edifici) con minimo impegno economico e con potenziali migliori risultati ambientali, grazie all’effetto “massa” ed alle maggiori aspettative di durata del ciclo vitale delle piante. Vorrei anche porre in evidenza che piantare alberi è uno dei presupposti di gran parte dei programmi di miglioramento ambientale delle principali istituzioni internazionali che si occupano di ambiente e, nel presente di scenario di cambiamenti globali (non solo climatici), la scelta delle piante da inserire nelle aree verdi delle nostre città non può e non deve avvenire solo su basi estetiche o limitando la scelta alle sole specie indigene, ma deve tener conto del potenziale “contributo” ambientale che le specie che saranno messe a dimora potranno apportare. Ecco perché, per questo tipo d’interventi, complessi dal punto di vista tecnico, devono essere consultati coloro che, in primis, si occupano di alberi e ne conoscono esigenze d’impianto, di gestione, peculiarità e potenzialità mentre, molto spesso, si leggono articoli sui giornali che definire inesatti è quanto meno eufemistico e ci si affida per un parere a persone che non hanno la minima idea di cosa vuol dire pianificare, progettare, realizzare e gestire il verde urbano e che discettano su argomenti non di loro competenza dicendo non solo inesattezze, ma creando disinformazione e disorientamento nell’opinione pubblica. Ciò rischia di creare nella comunità un’opinione errata e, spesso, fuorviante, col rischio di vanificare il lavoro che ricercatori di tutto il mondo stanno portando avanti con difficoltà a causa della cronica mancanza di finanziamenti su questo tema di fondamentale importanza per la qualità della nostra vita. Dovremmo essere, quindi, consapevoli che una reale sostenibilità nella progettazione, impianto e gestione del verde urbano sarà data da una moltitudine di soluzioni e sarebbe stupido escluderne qualcuna priori dalla ricerca e dalla sperimentazione. Qualcuna delle sperimentazioni andrà in porto, altre no, è il rischio d’impresa. In ultimo, nel mondo esistono programmi che prevedono l’impianto di alberi nelle aree urbane, basti pensare al programma One Million Tree di New York
. Tuttavia, lo voglio ripetere, è fondamentale che tali iniziative siano supportate tecnicamente e possiedano una coerenza interna con le altre politiche gestionali e con gli obiettivi e le strategie di pianificazione urbana nel suo complesso.
In questo senso, il Comune di Milano è forse quello che, a livello di grande città, ha più fatto negli ultimi anni per aumentare la dotazione di verde cittadino e, forse, per una mancanza di un’efficace comunicazione, ciò non è del tutto percepito dai cittadini. Non credo sia superfluo ricordare che la dotazione stessa è, adesso, fra le più elevate a livello italiano e la piantagione di 55.000 nuovi alberi negli ultimissimi anni ed il progetto per piantarne 500.000, contribuiranno sicuramente ad elevarla ancora. Purtroppo, appare come – a livello sia nazionale sia locale- si sia sottovalutata la dimensione comunicativa e sociale dell’approccio al verde urbano ed alla sua importanza, generando ‘roboanti’ reazioni da parte dei diversi soggetti e accrescendo il livello di incertezza del comune cittadino. Sfortunatamente le Amministrazioni locali e i soggetti pubblici più o meno direttamente legati alla voce “verde urbano”, anche a causa dei tagli ai finanziamenti, vedono, talvolta, le aree verdi come un costo, senza considerare, o considerando solo in parte, la loro funzione di fondamentale risorsa per la nostra vita grazie ai benefici, anche monetizzabili, da esse forniti. È chiaro che se tutti fossimo consci, organi di informazione, cittadini, politici e tecnici, dell’importanza di una gestione sostenibile del verde urbano potremmo assicurare una sua maggiore efficacia (riuscire a raggiungere gli obiettivi prestabiliti) ed un’efficienza (a parità di risultati, riuscire a raggiungerli con il minor dispendio di risorse possibile) nel miglioramento dell’ambiente.
In aggiunta, mi duole notare che, ancora una volta, si sta facendo una questione politica di un”iniziativa che doveva essere prima valutata per la sua reale fattibilità tecnica ed economica e poi proposta e valutata, dai vari portatori d’interesse, senza implicazioni di colore. Gli alberi sono verdi per tutti e non cambiano colore in funzione delle convenienze politiche. Dispiace vedere come, ancora una volta, vengano utilizzati, certamente non dai promotori dall’iniziativa, solo per scopi personali o di parte.

Mag

20

By potatore

Commenti disabilitati su 45° parallelo:sopra ariani e sotto negroidi

Categories: Potatore news

Tags: , , , , ,

45° parallelo:sopra ariani e sotto negroidi

Per gli americani, al tempo dell’emigrazione italiana verso l’America del dopoguerra, vi era una notevole divisione etnica: sopra il 45° parallelo erano ariani e sotto negroidi. Quanto detto è certificato dal fatti che i nuovi arrivati venivano registrati in due libri diversi, in base ai documenti di origine e ad una massale cernita basata sul colore della pelle. A metà strada tra il Polo Nord e l’Equatore c’è un parallelo che attraversa la Pianura Padana e che divide le “meridionali” Alessandria, Parma e Ferrara dalle popolazioni “ariane” di Pavia, Cremona, Mantova e Verona. Torino? Metà e metà. A dimostrare l’antico razzismo verso gli italiani ricordiamo un caso successo in Alabama, dove un uomo di colore incriminato per mescolanza razziale (in pratica aveva un’amante bianca) si è difeso in tribunale asserendo che non era bianca ma italiana: per questo è stato assolto. Se dopo aver letto qualcuno ha ancora voglia di teorizzare divisioni e differenze si accomodi: un razzista in più o in meno non fa mica la differenza.

Mag

18

By potatore

1 Comment

Categories: Potatore news

Tags: , , , ,

Differenza tra confetture e marmellate

Davide Dp


Ho deciso di scrivere questo articolo perchè mi sono sempre domandato la differenza fra confettura e marmellata…Dopo una mia piccola ricerca online ho scoperto che la vera marmellata è quella fatta da agrumi come il limone l’ arancia ecc. mentre la confettura e formata dalla frutta in generale (pesche,fichi ecc.).Inoltre nella marmellata la percentuale di frutta che deve essere deve essere superiore o uguale 20% mentre nella confettura è del 35% e nelle extraconfetture del 45%.Ciò che a noi sembra una semplice e banale distinzione è in realtà presente anche in una direttiva dell U.E. A dir la verità quando mangio una bella crostata che fa mia mamma non penso alla gran distinzione di confettura o marmellata che sta a farcire la torta =)
By dipydavide saluti a tutti

Mag

13

By potatore

Commenti disabilitati su Era il tempo delle rose

Categories: Potatore news

Tags: , , , , ,

Era il tempo delle rose

“Era  il  tempo delle rose” citava una nota canzone  e si aveva  subito l’idea di trovarsi a  Maggio  unico periodo possibile in cui si poteva assistere alla splendida fioritu­ra di questi fiori. Ma tanti anni sono trascorsi da allora e tante altre canzone si sono occupate di un fiore intramonta­bile e in continua evoluzione botanica. Infatti  in  passato era la Rosa  Gallica  originaria del Centro-Europa  a caratterizzare la fioritura di questa specie e per il fatto che la stessa non era rifiorente limitava ad un periodo ristretto l’utilizzo e la commercializzazione di questa Rosacea. Con l’arrivo dall’oriente della Rosa  tea (Rosa  indica fragans) si è introdotta nelle  colture  indu­striali la caratteristica rifiorenza cioè la capacità di più fioriture in un anno che caratterizzano il mercato  attuale. Sono  appunto le rose cespugliose rifiorenti a fiore  grande ad  interessare il mercato e tra queste oltre la Rosa tea, l’ ibrida rifiorente e la pernetiana e i  loro ibridi  ad essere largamente usati nell’opera i selezione verso varietà che ne migliorano la sfumatura dei colori e le caratteristi­che di conservabilità dei fiori. L’interesse  invece manifestato per le specie a mazzetti e uniflore  a  fiore  piccolo sta nel fatto  che è possibile ottenere con queste un prodotto a basso prezzo e più  di massa.  L’aspetto  che i genetisti hanno molto curato  e  la floribundità della specie cioè la capacità di una produzione elevata di fiori vendibili e i brevetti di nuove varietà si sono  succeduti con la stessa rapidità con cui si  è accre­sciuto  negli  ultimi anni l’interesse dei  consumatori  che hanno  fatto  delle rose il fiore di  tutte  le  occasioni. All’occasione  si  regaleranno  rose  rosse  per  rendere esplicito  un  messaggio di amore ardente  ed  un manifesto segno d’attrazione, rose gialle quando la gelosia dell’amo­re tradito accomuna in n silenzio reciproco e rose  bianche in omaggio all’innocente fanciulla. Resta beninteso che  le rose rosse arrivate alla mamma per il suo compleanno possono anche  significare  perdono  per la brutta  pagella  che  il figlio ha portato a casa. Rosai, rampicanti, antiche, a mazzetti, rosse e rosa sono una  delle tante soluzioni per il giardino e sulla colloca­zione  non vi è mai il rischio di sbagliare vista l’estrema adattabilità  della  pianta e la capacità  di abbinarsi a qualsiasi contesto e contrasto di colori che il giardino più austero  può  presentare. Una buona concimazione e un  buon terreno sono ovviamente premessa per una fioritura  duratura ed  abbondante. Molta cura va invece posta per la potatura che deve tenere conto del portamento della pianta e delle caratteristiche. Vanno potate basse con tagli netti e  lisci le  specie da rosai ad aiuole mentre sfoltire e mantenere rami sempre giovani sarà la prerogativa da tener conto  per quelle rampicanti.

Mag

11

By potatore

Commenti disabilitati su La Campanula Ranieri

Categories: Potatore news

Tags: , , ,

La Campanula Ranieri

Giustranti Alessandro

campanula_raineri_65916_303359

Nel XIX secolo, Candida Lena Perpenti, durante un’esplorazione botanica sulle prealpi Orobiche, delle quali fa parte la mia Valle Imagna, scoprì una campanula. Il primo annuncio di tale scoperta, fu pubblicato sulla Gazzetta di Milano nel 1816. Infatti, nell’autunno dell’anno precedente, la signora Candida, trovò in Valsassina una campanula che venne reputata una nuova specie.
In quel periodo Ranieri Giuseppe Giovanni Michele Francesco Geronimo d’Asburgo, arciduca d’Austria primo viceré del Lombardo-Veneto, era di passaggio a Bellano(Como). Gli presentarono la signora Candida alla quale concesse di dare il proprio nome alla campanula appena scoperta.

La Campanula Raineri, pianta biennale o perenne, alta da 5 a 10 cm, con radice fittonante a fusto eretto, molto foglioso in basso con foglie lanceolate o lineari intere o denticolate e fiori sessili raccolti in una spiga oblunga, o raramente ovale. Le corolle della campanula sono giallo-pallide, larghe da 2 a 2,5 cm e sono barbate, specialmente sui lobi. La campanula vive su calcare nei pascoli montani sassosi e cespugliosi tra 400 e 2.400 m di quota. Fiorisce tra giugno e agosto. In Lombardia può essere osservata sulle Prealpi Orobie, dalla sponda occidentale del lago di Como al lago di Garda. Non e’ utilizzata come pianta medicinale ma qualche volta viene raccolta per la sua forma poco comune, nonostante sia una specie protetta.

Mag

10

By potatore

Commenti disabilitati su Degrado ambientale:l'uomo può contrastarlo?

Categories: Potatore news

Degrado ambientale:l'uomo può contrastarlo?

pietro

In questi ultimi decenni, l’utilizzo non sempre razionale delle fonti energetiche esauribili, insieme allo sviluppo urbanistico e infrastrutturale dei beni di consumo uniti al comportamento non sempre civile di molti cittadini, hanno portato a un progressivo inquinamento dell’ambiente naturale e, di conseguenza, al degrado del territorio. Nonostante l’incessante invito rivolto alle autorità dalle associazioni ambientalistiche e dalle varie organizzazioni mondiali alle popolazione per acquisire comportamenti responsabili al fine di salvaguardare la natura, l’inquinamento continua incontrastato la sua azione distruttiva. Occorre inoltre che le autorità, la politica e il mondo della produzione indirizzino le proprie scelte al miglioramento della qualità della vita e di conseguenza dell’ambiente naturale. Per inquinamento s’intende l’insieme dei processi derivanti dalla attività umana che alterano le caratteristiche fisiche, biologiche e chimiche degli ecosistemi del nostro pianeta, cioè dei vari ambienti in cui si trovano insieme organismi viventi e sostanze non viventi, fra i quali si stabilisce uno scambio di energia. Se i vari ecosistemi non subiscono interferenze, sono in grado di amministrare autonomamente l’energia e riciclare le sostanze di rifiuto. Occorre conoscere:
-le relazioni tra l’ambiente e gli organismi che lo popolano, di questo si occupa l’ecologia.
-i fattori di inquinamento derivanti dalle attività umane, in particolare quelle produttive.
-le soluzioni tecniche da adottare in ogni specifica situazione.

Mag

8

By potatore

1 Comment

Categories: Potatore news

Tags: , , , , , , ,

Frutti sconosciuti: l’annona

massimo


È molto diffusa, e è presente anche nelle regioni mediterranee. L’albero di questa specie può raggiungere i 6 metri di altezza. Contrariamente alle altre annone e una pianta semidecidua, in quanto perde quasi tutte la foglie dopo aver maturato i frutti. Nei climi meno caldi della nostra penisola, ma pur sempre temperati come Capri, la penisola di Sorrento e la Riviera ligure, può essere allevata a spalliera, cioè contro un muro esposto a sud. La buccia è verde giallognola con curiose squame polpose, la polpa del frutto è bianca, cremosa, dolce-aromatica, con il sapore di pera e di cannella, per questo viene anche chiamata mela-cannella. Appartiene alla Famiglia delle Annonaceae e al genere Annona, che comprende circa 60 specie.
E’ una piccola pianta con portamento eretto, chioma aperta e sviluppo lento.
Nei climi caldi e’ sempreverde, mentre nelle zone subtropicali e temperate perde tutte o parte delle foglie.
I fiori bianco-verdastri sono solitari o riuniti in gruppi di 2-3; sono ermafroditi ma gli organi sessuali si sviluppano in tempi diversi.
La struttura del fiore rende difficile sia la fecondazione anemofila (il vento) che entomofila(da insetti come i pronubi); per questo motivo in alcuni Paesi si ricorre all’impollinazione artificiale. Nei climi temperati la fioritura si ha tra la fine di giugno e i primi di luglio e dopo 5-8 mesi si ha la maturazione dei frutti. Questi sono un’infruttescenza (sincarpio) costituita da 60-70 frutti ognuno dei quali contiene un seme bruno avvolto da una polpa bianca aromatica, butirrosa, con sapore simile all’ananas e alla banana.

Mag

6

By potatore

2 Comments

Categories: Potatore news

Tags: , , , , , , ,

Lo sapevate che….il bonsai


Il termine BONSAI deriva da 2 ideogrammi giapponesi “bon” (vaso) e “sai” (albero) ovvero “albero in vaso”. I bonsai, infatti, sono alberi di piccole dimensioni, che vengono coltivati in piccoli vasi!! Il metodo di coltivazione dei bonsai consiste nel dare una forma alle piante,ha avuto origine in Cina e nel tempo anche in Giappone. Questa tecnica in oriente è considerata una vera e propria arte e viene eseguita con estrema cura.Il bonsai viene addirittura considerato la fusione fra arte e natura…Il delicato processo della coltivazione del bonsai va eseguito costantemente e attraverso regole ben precise da seguire in merito alla potatura delle foglie, alle tecniche per direzionare i rami e il tronco e alla cura delle radici. Anche se può sembrare una tecnica “crudele” nei confronti della pianta,in quanto si cercano di modificare le sue naturali forme, in realtà i bonsai non soffrono di questi trattamenti, anzi, sono molto più curati di altre piante lasciate crescere in modo spontaneo. Per dare un aspetto di albero maturo con dei rami orizzontali o addirittura leggermente volti verso il basso a piante giovani e vigorose, che tendono invece a produrre rami che crescono verso l’alto, è spesso necessario correggere la direzione dei rami grazie alla tecnica del filo. Anche le curve del tronco e dei rami devono spesso essere indotte dal ‘bonsaista’ per ottenere una forma! La tecnica prevede che si avvolgano tronco e rami in un filo di metallo (in genere di alluminio, per rami grossi, anche di rame) e di piegarli, modificandone l’andamento. Può essere utile utilizzare della rafia, avvolgendola a spirale attorno al ramo da trattare col filo, allo scopo di non intaccare il delicato strato esterno del ramo stesso, cioè,quello dei condotti linfatici. Dopo un certo tempo, che dipende dall’essenza, il filo metallico è rimosso e il ramo o il tronco si sono fissati nella posizione voluta….. Più il ramo è grosso, maggiore sarà il diametro necessario per il filo. Non tutte le essenze sopportano il filo e in ogni caso un’applicazione errata può produrre la perdita della pianta!!! Di bonsai ne esistono molte varietà diverse, come ad esempio l’acero palmato che, sicuramente è uno degli alberi più belli da coltivare come bonsai. Le foglie hanno 5 punte e cambiano colore a seconda della stagione. O il pino nero chiamato anche “re dei bonsai”. Il pino nero ama vivere all’asciutto e quindi, prima di annaffiarlo ancora bisogna aspettare almeno un altro giorno!

Mag

4

By potatore

Commenti disabilitati su Conigli liberi e felici

Categories: Potatore news

Tags: , , ,

Conigli liberi e felici

sara

Una volta i conigli finivano tutti in padella.
Da un po’ di tempo,invece,esistano anche quelli da compagnia.
Da tempo immemorabile spopolano in Inghilterra e ora anche da noi.
Sono graziosi, occhioni tondi e orecchie sbarazzine.
Quelli in vendita, poi, essendo cuccioli sono irresistibili.
Facile infatti è cascarci e tornarsene a casa con un coniglietto.
Che male c’è ??? Niente in linea di principio, anzi bene, perchè qualsiasi animale domestico che entra nella nostra casa può diventare strumento educativo per i bambini.
L’importante è che l’acquisto non venga fatto con leggerezza.
Che si sappia che il nuovo ospite non è un giocattolo, che ha le sue esigenze e , inoltre una prospettiva di vita d’una decina d’anni.
ATTENZIONE però : se si vuole adottare un coniglio occorre accettare senza drammi che ogni tanto compaiano sul pavimento certe palline nere che non sono liquirizia.
Se ciò , e qualcos’altro ancora, non viene tollerato, se si pensa, il coniglietto, di farlo vivere eternamente in gabbia,allora date retta a me.
MEGLIO NON COMPRARLO.

Mag

2

By potatore

Commenti disabilitati su Arrivano gli Alpini!

Categories: Potatore news

Tags: , , ,

Arrivano gli Alpini!

Resta Diego

L’Adunata Nazionale degli Alpini è una manifestazione a cadenza annuale che si svolge generalmente a metà maggio in una città d’italia scelta di volta in volta da un’apposita commissione istituita dall’A.N.A. per ricordare la prima adunata spontanea tenutasi sul monte Ortigara nel vicentino.
L’Adunata Nazionale si svolge in più giorni e il suo culmine si ha la domenica con la sfilata di decine di migliaia di alpini per le strade della città ospitante. Alla sfilata, che dura solitamente per tutta la giornata, partecipano solo gli alpini, che vengono divisi per sezioni d’appartenenza (i primi a sfilare sono gli alpini delle sezioni estere, ultimi quelli della sezione ospitante) e accompagnati da numeri e fanfare. Le uniche altre persone che possono partecipare alla sfilata sono le autorità politiche locali e nazionali che prendono parte all’evento (generalmente ministri, sindaco, presidente di provincia e di regione). Il pubblico si colloca ai lati o sulle tribune.
La scelta della città ospitante viene fatta due anni prima in modo da dare il tempo alla sezione e alla città di prepararsi alla manifestazione. Una specifica commissione valuta le proposte delle città candidate e compie visite in loco per verificare la capacità ricettiva della zona, la disponibilità dei diversi enti pubblici, la viabilità locale e altri fattori.  Quest’anno tocca a Bergamo  che si presta particolarmente ai manifesti con le sue caratteristiche architettoniche:  Città Alta,  Piazza Vecchia, il Palazzo della Regione e la fontana Contarini.