Apr

29

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Il modulo fotovoltaico

andrea95

Il modulo fotovoltaico è un dispositivo in grado di convertire l’ energia solare in energia elettrica ed è impiegato come generatore di corrente.Se assemblato può formare un pannello fotovoltaico. L’ elemento base per la costruzione del modulo fotovoltaico è la cella fotovoltaica o cella solare. Questa è costituita da una lamina di materiale semiconduttore, il più diffuso è il silicio. Piccoli esempi di celle fotovoltaiche sono in grado di alimentare calcolatrici, orologi ecc. Le prestazioni dei moduli fotovoltaici sono suscettibili in base: al rendimento dei materiali: si intende la percentuale di energia catturata e trasformata rispetto a quella totale giunta sulla superficie del modulo. A causa del naturale affaticamento dei materiali, le prestazioni di un pannello fotovoltaico diminuiscono del 1% ogni anno. Per garantire la qualità dei materiali impiegati, la normativa obbliga una garanzia di minimo due anni sui difetti di fabbricazione; alla tolleranza di fabbricazione percentuale rispetto ai valori di targa: è un dato percentuale che ogni produttore dichiara in relazione ai propri standard qualitativi di produzione all’ irraggiamento a cui le celle sono esposte e all’ angolazione con cui i raggi giungono sulla superficie delle celle I moduli fotovoltaici, se impiegati in un impianto fotovoltaico devono essere certificati in base alla normativa IEC 61215 che ne determina le caratteristiche sia elettriche sia meccaniche. Oltre ai problemi di efficienza ci sono i costi di realizzazione delle celle fotovoltaiche, dei relativi moduli e impianti. Oltre ai costi della cella fotovoltaica che sono aggravati, si devono aggiungere i costi della realizzazione dei materiali assemblati, della messa a terra, dell’elettronica di potenza necessaria, della manodopera e della manutenzione (33 centesimi per kilowattora). Come incentivo di impianti fotovoltaici è attivo in Italia il sistema Conto Energia. Esistono oggi delle ricerche nel campo fotovoltaico che sono indirizzate verso il miglioramento del rapporto fra efficienza e costo del modulo fotovoltaico.

Apr

28

By potatore

Commenti disabilitati su Gli inganni delle acque minerali

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Gli inganni delle acque minerali

Non bevetela! costa cara!!

Non bevetela! costa cara!!

Le municipalità di New York e altre città americane, sembrano aver dichiarato guerra alle bottiglie di acqua minerale. Un movimento continuo, trasversale e coinvolgente ha dato vita a questa “rivoluzione”: mettere in discussione la dichiarata superiore qualità delle acque minerali su quelle di rubinetto e combattere concretamente l’invasione delle bottiglie di plastica. Molte città europee, compresa Roma, si sono unite al grido d’allarme.
Ogni anno nel mondo si consumano 81 milioni di litri di petrolio e 600 miliardi di litri di acqua (necessari per la lavorazione della plastica) per produrre 154 miliardi di acqua minerale in bottiglia.
Secondo la legge, l’acqua minerale,per essere considerata tale, deve provenire da riserve d’acqua sotterranee (acque di sorgente), naturali e protette da contaminazioni ed essere batteriologicamente pura. Sono permesse l’aggiunta di anidride carbonica e l’eliminazione di ferro e zolfo. Il riconoscimento ufficiale come acqua minerale da parte del Ministero della Salute avviene dopo accurate analisi (geologiche, chimiche, fisiche e microbiologiche), si esaminano anche le proprietà curative farmacologiche e medicinali. Sono prescritti controlli della qualità dell’acqua e dei processi di lavorazione e imbottigliamento da parte degli esercenti (interni) e delle unità sanitarie (esterni).
Per l’acqua “del Sindaco” si è rivolta maggiore attenzione ai contaminanti di natura antropica ed in particolare ai sottoprodotti della disinfezione. E, cosa di non poco conto, il Decreto Legislativo del 2/2/2001 stabilisce la responsabilità dell’ente di distribuzione solo fino al contatore, mentre da questo fino al punto di uso (rubinetto) è a cura del proprietario dell’immobile assicurarne la potabilità.
Dando alto valore invece alla “purezza originaria” delle acque minerali, la Direttiva 2003/40/CE non stabilisce alcun obbligo di verifica di eventuali – possibili – sostante organiche imbottigliate. In realtà la differenza di trattamento da parte del legislatore nello stabilire i limiti di tollerabilità degli elementi presenti ed i relativi controlli per le acque minerali naturali e per le acque di “rubinetto” nasce proprio dall’origine e la distribuzione delle stesse.
L’acqua del rubinetto è buona, controllata, salutare. Ma non è pubblicizzata. E siamo stupidamente portati a credere che non abbia le meravigliose qualità reclamizzate dalle multinazionali imbottigliatrici. Giganteschi gli interessi economici in gioco. L’acqua del rubinetto ci costa mediamente 60-80 centesimi a metro cubo (circa mille litri); l’acqua minerale circa 40 centesimi a bottiglia di 1,5 litri (al supermercato), quindi 250 Euro a metro cubo.  L’enorme differenza di prezzo è dovuta tutta ai costi di pubblicità, imbottigliamento e trasporto (2/3 del costo finale della bottiglia è legato alla plastica).  La scelta dell’acqua di rubinetto realizza in fondo un obiettivo plurimo: ci da’ benessere e salute e determina un contenimento oggettivo delle spese familiari, oltre che quelle della collettività. Il costo di una bottiglia di 1,5 litri al giorno a persona per un anno è di 219 Euro circa, importo in cui non abbiamo aggiunto il costo collettivo per lo smaltimento del rifiuto di plastica ed il costo ambientale. Lo stesso individuo spende meno di 1 Euro se ricorre all’acqua di rubinetto. Ed a chi ancora sceglie l’acqua minerale ad esempio per il basso contenuto di sodio, rispondiamo di analizzare tutti i cibi, industriali, che arricchiscono la sua dieta: quanto sodio in ogni prodotto portato a tavola? La scelta consapevole dell’acqua di rubinetto determina inoltre con immediatezza la riduzione della produzione di bottiglie di plastica e del loro enorme impatto ambientale.
Analisi recenti in grandi città italiane, Milano, Firenze, Torino, Bologna e Bari dimostrano la capacità del sistema pubblico di monitorare e migliorare la qualità dell’acqua di rubinetto e la naturale spinta verso canoni ed abitudini europei. Siamo già in tanti ad aver fatto questa scelta; è nostro compito diffondere le informazioni ed i dati oggettivi riguardanti la qualità dell’acqua di rubinetto affinché si riesca a spezzare la spirale commerciale bottiglia/acqua che tanto danno arreca.

Apr

27

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La triste storia di Laika

Penso che tutti conoscano la triste storia di Laika, la cagnetta che partì per lo spazio…. Beh, forse non conoscete come si siano svolti realmente i fatti. Se volete saperlo continuate a leggere!!!!
Dopo oltre mezzo secolo di esplorazioni spaziali molti hanno dimenticato che la prima creatura ad andare nello spazio apparteneva alla razza canina (non a quella umana)! Il cane, era in realtà un randagio cresciuto nelle strade di Mosca, il suo nome era Laika. Gli scienziati costruirono lo Sputnik, il satellite che avrebbe inaugurato la corsa alla conquista del cosmo. Il 7 novembre 1957 costruirono un’ altra navicella chiamata sputnik 2° ma, per mancanza di tempo, non gli fu messo né una scudo termico né un paracadute. Insomma, chiunque avesse viaggiato nella navicella sarebbe partito con un biglietto di sola andata. Per intraprendere questo viaggio scelsero 3 randagi. Il primo lancio se lo aggiudicò una meticcia di soli 6 chili (Laika). Lo sputnik 2° venne lanciato in orbita il 3 novembre 1957 con a bordo Laika e i russi sbandierarono ai quattro venti quant’erano stati bravi a mandare il primo essere vivente nello spazio. Peccato che l’impresa, come si scoprì anni dopo, non fosse stata come l’avevano “dipinta”. Laika fu sottoposta a numerose esercitazioni durante le quali però, al contrario dei altri cani, il suo cuore iniziava a battere irregolarmente. Per decenni i sovietici sostennero che Laika sopravvisse alcuni giorni nella navicella…. Non era vero! La cagnetta morì poche ore dopo il lancio, probabilmente di paura e la verità venne a galla 45 anni dopo! Una morte tragica e sofferente. Il 12 novembre 1961 un’ astronauta di nome Yuri Gagarin partì per lo spazio. Troppo tardi per far compagnia a Laika e portarla a passeggio tra le stelle.

Articolo di Chiara, alunna del Potatore.

Apr

26

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Funghi e nematodi: nemici giurati della diabrotica

ambra pirovano

Il deleterio parassita del mais sarà fermato attraverso metodi di lotta biologica .
La speranza nella lotta contro la Diabrotica del mais viene da un paio da suoi nemici
naturali: – il fungo METARHIZIUM ANISOPLIALE
– I nematodi della specie HETERORABDITIS BACTERIOPHORA
Entrambi entomoparassiti, ovvero patogeni per le larve di alcuni insetti che attaccano le colture agricole, Diabrotica inclusa.
L’ efficacia di questi nemici è garantita da Roberto Kron Morelli, che si occupa di microbiologia applicata sull’ agricoltura . La microbiologia è una scienza che studia i microrganismi ( batteri, funghi, alghe …) , invisibili a occhio nudo.
La microbiologia applicata studia quei organismi che possono diventare alleati all’ uomo nella lotta contro le malattie sue degli animali o nelle coltivazioni .
Quello dei bioinsetticidi, in cui rientra il progetto Diabrotica, è un settore specifico della microbiologia applicata. Si tratta di mettere appunto insetticidi viventi (“bios “ in gergo significa vita ) a base di nemici naturali dell’ insetto da colpire.
A partire dagli anni ottanta sono stati sviluppati molto fitofarmaci chimici destinati alla difesa delle colture, ma ora per ridurre l’ impatto dell’ inquinamento si è deciso di utilizzare per la maggiore dei casi la bioinsetticidi.
Questa tecnica, del fungo METARHIZIUM ANISOPLIALE, è già stata sperimentata anche sul maggiolino, per controllarli nei prati alpini.
La tecnica consiste nel distribuire il fungo nei primi centimetri di cotico erboso in forma granulare, tramite una normale seminatrice, cresce nel suolo e penetra nelle larve della Diabrotica.  La parassitizza provocandone la morte e si moltiplica nel loro corpo, trasformandolo in un focolaio di nuove spore che vengono liberate incrementando la presenza di bioinsetticida nel suolo. Questo fungo è già presente nel suolo, però in piccole quantità che, in caso di infestazione, è poco efficace; il bioinsetticida innalza il valore
finché il fungo trova in abbondanza larve di cui nutrirsi; quando la popolazione di Diabrotica si abbassa, anche quella del bioinsetticida fa lo stesso .
Questa pratica è stata provata anche sulle parti aeree , ed essendo che questo fungo è selettivo , non danneggia gli insetti utili ( api) .
Il bioinsetticida ormai è presente in molti paesi tra cui : Stati Uniti, Ungheria, Francia … e nel maggior caso delle ha avuto successo, anche se il primo problema in assoluto è il finanziamento .

Apr

24

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La giornata della Terra…io mi ricordo!

Pietro

Qualcuno si ricorda che giorno è?? è il giorno che noi tutti dovremmo ricordare in quanto è la giornata mondiale della terra!  Io penso che ormai quasi nessuno se lo ricorda,ebbene io si!E un giorno importante,dove tutti noi dovremmo ringraziare la natura, che ci sopporta tutti i santissimi giorni, ma molta gente è ignorante e se ne frega completamente: inquinando la natura, buttando cicche, cartacce e altre cose a terra, ma io dico lo sa la gente che esistono i cestini? Il problema è che alla gente gli costa fatica allungare la mano e buttare le proprie cose nel cestino, ma qualcuno sa che noi viviamo grazie alla natura? Ma credo che ormai la natura sia stanca, e secondo me si sta già ribellando non avete notato quanti terremoti ci sono stati, partendo da quello dell’Abruzzo poi è toccato Haiti e poi e arrivato in Cile pensate che si fermerà qui? No! Eruzioni di vulcani, inondazioni, valanghe ecc, distruggeranno a poco a poco tutto! Quindi è l’ora di aprire gli occhi e darsi da  fare perché queste non sono casualità ma accadono a causa del nostro inquinamento e della nostra maleducazione,quindi io apro un appello a tutti quanti di riflettere e di smettere con l’inquinamento atmosferico, idrico ecc, perché ne vale della nostra salute ma anche a quella degli altri esseri viventi! Quindi occhi aperti e diamoci da fare!

Apr

23

By potatore

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Amici pipistrelli

margherita

imagesI pipistrelli sono i mammiferi presenti in quantità maggiori sulla Terra. Basti pensare che solo in Italia si conoscono almeno 34 specie di questi graziosi animaletti.
Inoltre sono molto importanti per il mantenimento dell’ equilibrio biologico, riescono a ingerire fino a 2000 insetti ogni notte …. Pensate se fossero tutte zanzare!! Non dovremo più andare in giro armati di “ Autan ”, oppure prenderci a schiaffoni, rischiando anche di passare per malati di mente,quando invece stiamo solo ammazzando qualche odiosissima zanzara …
Purtroppo negli anni ’50 hanno subito una drastica riduzione, tanto che oggi tutte le specie sono protette e dichiarate “rare e minacciate di estinzione” .
Come sempre la causa della loro riduzione è dovuta all’ uomo che ha continuato a cambiare l’ ambiente in cui vivono, tagliando alberi cavi, distruggendo vecchie miniere, in agricoltura con la monocolture, perdendo la biodiversità nelle campagne e l’ uso di pesticidi che contaminano gli insetti di cui si cibano i pipistrelli portandoli alla morte.
Poi aggiungiamo anche le solite vecchiette con l mentalità di 40 anni fa (tra cui mia nonna) che appena vedono un nido subito lo distruggono e le ragazzine che pensano che questo tenero animaletto scenda in picchiata a gli strappi tutti i capelli .. (roba da fantascienza, ora oltre al lupo mannaro abbiamo pure il “pipistrello succhia sangue e strappa capelli” che diventa un vampiro … ).
Però fortunatamente nel mondo c’è ancora qualche persona a cui è rimasta un po’ di ragione.
Infatti hanno costruito dei bat-box” ,che si possono benissimo creare anche nelle nostre case, basta costruire una casetta di legno non trattato, simile a quella per gli uccelli con una sola piccola apertura nella parte bassa e senza utilizzare colle o vernici, ma solo due cerniere e lasciare il legno al naturale.
Queste casette verranno utilizzate solo nel periodo estivo e primaverile, mentre in inverno si rifugeranno, per il letargo, in vecchie miniere, grotte, in cavità di grossi alberi …. E torneranno a farci visita l’anno successivo …

Apr

22

By potatore

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La proposta di Sauro


“Sono un ragazzo dell’agraria, avrei una proposta per chiunque abbia a cuore l’ambiente come me. Ogni estate puntualmente arrivano le fastidiose zanzare, ma non dimentichiamo che possono rivelarsi anche pericolose (zanzare-tigre). Visto che la scuola nel periodo estivo è molto meno frequentata e inoltre la nostra si trova vicino ad un corso d’acqua (dove le zanzare fanno le uova), potremmo appendere delle BAT-BOX (delle “scatole per pipistrelli”). Così saranno i custodi della nostra scuola liberandoci anche dalle punture di zanzara.”

Apr

20

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Beatrice non li abbandona…

Bea

129778_36345_cerco-un-chihuahuaUn cane che vaga sull’ autostrada, un gatto che rovista tra la spazzatura, ci sembrano fenomeni del tutto normali ma ogni anno moltissimi di questi animali, circa 100.000, vengono abbandonati, soprattutto d’ estate, perchè i “poveri” padroni devono andare in vacanza e non possono portarsi dietro gli animali. Siccome non hanno tempo per cercare una struttura che si prenda cura dei loro piccoli amici trovano più comodo lasciarli sulle autostrade mentre se ne vanno in vacanza a divertirsi.
Ma perché? Perché si pensa che la loro vita sia di importanza minore della nostra? Solo perché non camminano su due piedi e non mangiano con le forchette dobbiamo pensare che la loro vita sia inferiore alla nostra? Essi sono,  in qualche modo, una parte fondamentale della nostra vita.
Per esempio: chi al mattino non si è trovato davanti il proprio gatto che faceva le fusa in attesa della colazione, oppure trovarsi a terra per le coccole che i cani riservano ai padroni quando lanciano loro un frisbee. Sono emozioni ineguagliabili che ognuno potrebbe elencare ma quando arrivano le vacanze estive si cambia faccia e non ha importanza lanciare il gioco al cane, l’ importante è stare seduti su uno sdraio a prendere il sole e l’ animale diventa un peso e così si attua il geniale piano.
Invece di abbandonare gli animali chiedete un favore ai vostri vicini o ai vostri parenti che diano da mangiare e magari di pulire la sabbietta ai vostri piccoli amici. Non è né un compito impossibile né difficile ma è un piccolo passo verso la riduzione degli abbandoni.

Apr

17

By potatore

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Il paesaggista una figura da inventare ?

L’uomo ha esercitato sull’ambiente una serie di modificazioni che esaminate in un lasso di tempo lungo risultano, nella stragrande maggioranza dei casi, peggiorativi degli equilibri biologici e naturali. Infatti, nel corso dei millenni, l’uomo è passato dalla raccolta di frutti spontanei e dalla caccia ad attività come l’allevamento e via via ad altre più complesse come l’agricoltura intensiva, lo sfruttamento di cave e miniere la regimazione delle acque per usi domestici ed irrigui e tante altre opere che hanno comportato, di fatto, una alterazione del patrimonio naturale e modificato profondamente il paesaggio. Il livello di antropizzazione in Italia è molto complesso ed è sicuramente in una fase di transizione tra vecchie realtà agricole, ove il lavoro manuale è parte rilevante come nelle zone montane, ad altre in cui la meccanizzazione ha livelli che alcuni decenni fa erano inimmaginabili. Queste realtà necessitano di essere opportunamente coordinate in modo che abbiano sull’ambiente un impatto conciliabile con la sopravvivenza dell’umanità nel futuro e che lo stesso sia vivibile e non presenti certi scempi che con troppa facilità in passato sono stati tollerati o quantomeno non sono stati additati. Cementificazione forsennata di spiagge e fiumi, eccessiva pavimentazione in zone montane, piani regolatori che non hanno mai tenuto conto della vocazione e delle caratteristiche pedologiche dei terreni. Perché costruire case su terreni molto fertili ove l’agricoltura può svilupparsi senza condizionamenti e invece sovvenzionare danni da alluvioni e da altre calamità ad altre aree in cui era forse meglio incentivare l’allevamento, il rimboschimento, l’industria ? Quello che manca In Italia è l’opera del paesaggista che con interventi a largo respiro, con programmazione e pianificazione territoriale mette ordine al dissesto ambientale. Gli interventi anche se limitati ad aree di modesta estensione, come la sistemazione di rive di fiumi o scarpate, il recupero di cave e aree dismesse devono garantire il miglioramento o il mantenimento degli equilibri ambientali e allo stesso tempo consentire la coesistenza con le varie attività umane in modo che non vi sia sperpero di risorse primarie. Purtroppo, alla figura del paesaggista in Italia non si trova riscontro in nessun corso di Laurea e tra l’altro è difficile individuarne una assomiglianza con quelle esistenti. Questo tecnico dovrebbe avere conoscenze simili ad un ingegnere con l’aggiunta di competenze in campo agrario e forestale e niente esclude il contrario cioè che un laureato in Scienze Agrarie con dimestichezza di ingegneria. Se poi l’architetto ha un corredo di capacità in tecniche agronomiche, selvicoltura e arboricoltura il risultato finale non cambia e in questo agronomi, laureati in scienze biologiche e quant’altro possono presentarsi per il ruolo.

Apr

15

By potatore

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Disastro Lambro: tutto sistemato?

nicholas

Nella notte tra il 22 e il 23 febbraio 2010, da una raffineria in disuso dagli anni ottanta nel comune di Villasanta –Mi-, 2,5 milioni di litri di petrolio per abitazioni e vari tipi di idrocarburi sono defluiti nei terreni vicini alla raffineria, da lì nel fiume Lambro, gonfiato in quei giorni dalle abbondanti precipitazioni invernali, per poi arrivare nel fiume Po. L’allarme, lanciato nelle prime ore dell’alba, ha fatto immediatamente scattare un piano di emergenza che ha visto coinvolti Vigili del Fuoco, volontari dalla Protezione Civile, tecnici dell’ARPA e Corpo Forestale dello Stato. Da subito sono state installate, lungo tutto il corso del fiume Lambro e del fiume Po, dighe galleggianti in grado di fermare il petrolio e consentirne così il recupero. Ma è tutto finito? Il fiume è “guarito”? Purtroppo no: i veleni viaggiano ancora, ora più lentamente rispetto a prima, meno concentrati ma sfortunatamente anche meno visibili.  A poco più da un mese dal disastro, si continuano ad avvistare chiazze di idrocarburi sulle rive dei fiumi contaminati; nelle lanche (diramazioni dove la corrente, rallentando fino a fermarsi, crea isolotti e deposita ciò che trasporta) si trovano ancora segni dell’ “onda nera”, così definita l’onda di petrolio di quei giorni. In queste anse molte specie migratrici hanno trovato l’habitat naturale per riprodursi e vivere la stagione degli amori che quest’anno sarà avvelenata dai residui di oli combustibili e idrocarburi. Concludendo: il buon lavoro e l’impegno delle forze in campo hanno consentito di limitare la maggior parte degli effetti tremendi della “marea nera” ma le ferite di questo disastro continuano purtroppo a farsi sentire.

Apr

14

By potatore

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Rhynchophorus ferrugineus

Davide

Si chiama Rhynchophorus ferrugineus o meglio definito il punteruolo rosso il nuovo coleottero molto dannoso alla salute delle piante di palma. Questa nuova specie è originaria dell’Asia meridionale. Sono segnalati gravi danni nei palmeti da dattero della penisola arabica. Nel 1994 l’insetto è comparso per la prima volta in Europa e precisamente in Spagna; dall’anno 2005 è segnalato anche in Italia (Sicilia, Campania, Puglia, Lazio e Toscana). Lungo fra i 19 ed i 45 mm, presenta la pelle di colore rosso-brunastro, con macchioline nere nella parte superiore del torace. Possiede un lungo rostro ricurvo, che nel maschio è più accentuato e ricoperto da una fitta peluria brunastra, alla sua base sono inserite le antenne. La larghezza del corpo varia fra gli 11,5 e i 15,5 mm, ampio. L’insetto vive all’interno della palma, dove compie interamente il suo ciclo vitale. La femmina depone le uova distribuite alla base delle giovani foglie o sulle ferite delle foglie o in cavità del tronco della palma. Le uova sono sottili, oblunghe, di colore bianco crema, lunghe in media 2.62 x 1.12 mm, la femmina ne depone un numero variabile fra qualche decina e molte centinaia.
Le uova si trasformano in 2 o 5 giorni in piccole larve che bucano le palme, cibandosi dei tessuti delle stesse, eliminando tutto il materiale fibroso. Le larve si muovono verso l’interno della palma scavando tunnel e larghe cavità, si possono trovare in qualsiasi parte della palma, anche al colletto. Il periodo larvale varia da 1 a 3 mesi. Le larve si impupano in un pupario cilindrico formato da strati fibrosi, generalmente questa fase avviene fuori dal tronco alla base della pianta. Dopo 14-21 giorni fuoriescono gli adulti. L’intero ciclo dura 4 mesi.
Gli adulti di punteruolo rosso sono attivi sia di giorno che di notte. Sono abili volatori, in grado di raggiungere nuovi ospiti nel raggio di 1 km.
Sullo stesso albero di palma possono sovrapporsi più generazioni dell’insetto. Generalmente il coleottero non si sposta in una nuova palma finché non ha completamente distrutto quella su cui vive. I danni sono causati dalle larve e sono visibili solo quando il coleottero ha colonizzato l’intera pianta, che collassa.

Apr

12

By potatore

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Il gatto nero…….. di Margherita

Nel medioevo i gatti neri erano considerati gli animali delle streghe e delle loro reincarnazioni, erano e sono ancora per molti un simbolo di sfortuna, venivano considerati animali demoniaci dalla Chiesa,( per questo in Europa, tra il 1000 e il 1700, furono uccisi milioni di gatti), in questo modo riuscì a contrapporsi ai pagani che ritenevano il gatto un oggetto di culto già da molti secoli.
In questo periodo sono nate varie leggende sui gatti:una di queste narra che il diavolo costruì un ponte e stabilì che la prima persona che lo avrebbe attraversato sarebbe entrata in suo possesso.
Però San Cadoco lo ingannò, dandogli un gatto nero anziché un uomo e fu così che papa Gregorio IX autorizzò lo sterminio, a nome di Dio, di tutti i gatti neri poiché erano diventati animali del demonio.
Con questa autorizzazione un “vero cristiano” poteva infliggere a un gatto qualsiasi tipo di pena: alcuni vennero bruciati vivi sul rogo insieme alle loro “padrone” (le streghe), altri scuoiati , bastonati, buttati giù dai campanili e addirittura crocefissi.
Un’altra assurda leggenda sosteneva che sotterrando o murando vivo, sotto la propria porta di casa, un povero gatto, era assicurata la sua solidità (Inghilterra) oppure ancora bruciando un gatto vivo e facendo passare il bestiame sulle sue ceneri, quest’ultimo non si sarebbe ammalato.
Nel XIV secolo, in una piccola cittadina francese, molte persone vennero colpite da una malattia del sistema nervoso, chiamata “Ballo di San Vito”. Le cause dell’epidemia vennero attribuite ai gatti, e così, tutti quelli che furono trovati in paese vennero arsi vivi sul sagrato della piazza. Da quell’episodio nacque la macabra tradizione di ardere vivi i gatti, che durò fino alla seconda metà del XVIII secolo. Questa tradizione consisteva nel chiudere in gabbiette di ferro, ogni anno, tredici gatti e bruciarli vivi, per proteggere la popolazione dalle malattie. Poi nel XV secolo, per peggiorare la situazione, il papa Innocenzo VIII dichiarò aperta la caccia alle streghe e, a quei tempi, ogni persona che veniva vista in compagnia o nutriva un gatto era accusata di tale crimine. Moltissime persone persero la vita e vennero crudelmente bruciate sul rogo e condannate per crimini che non avevano commesso.
Inoltre girava pure un’altra assurda idea, si pensava che se sulla pelle dei gattini appena nati non si incideva una croce, questi appena adulti si sarebbero trasformati in streghe, oppure le donne anziane, di notte, si trasformavano in gatti neri e succhiavano il sangue al bestiame (stile vampiro..).
Per fortuna però queste tradizioni erano diffuse solo nelle città, in campagna i gatti godevano ancora della solita stima dei contadini, perché cacciavano i topi e altri parassiti proteggendo il raccolto. Fu proprio grazie ai contadini di allora e alla prolificità di questi graziosi animali, che ancora oggi, in Europa, esistono, nonostante tutto quello che hanno passato .
Però non tutto il mondo era contro i gatti, infatti gli egiziani li consideravano degli dei,costruirono per loro vari templi e gli dedicarono alcune festività; molti potenti quando moriva un gatto lo facevano imbalsamare e gli riservavano un vero e proprio funerale.
Sono passati molti ma molti secoli da questi avvenimenti, e quindi penso che non ci sia più nessuno o comunque pochissime persone che credono a queste sciocchezze, invece no, c’è ne sono ancora un infinità ….
Ora le ipotesi sono due: A)  sono molto legati alle tradizioni e non le vogliono cambiare; B) sono completamente usciti di senno (per non dire di peggio)..; nel primo caso capisco l’attaccamento alle tradizioni (pure io ci sono molto legata) però se ci sono di mezzo degli stermini o degli omicidi, preferisco cambiarle …. Nel secondo caso, potrei parlare un infinità di tempo: ma come si fa a credere che un animale innocuo, dolce, simpatico, di compagnia e chi più ne ha più metta, attraversandoti la strada ti porti sfortuna!!! Mi fanno talmente ridere tutti quelli che appena vedono un gatto nero subito tirano fuori cornetti, quadrifogli, ferri di cavallo o si mettono a pregare e a fare scongiuri di tutti i tipi … Scusate la parola, senza offesa, chi ci crede ancora è proprio rimbambito!!!
Vorrei concludere con una piccola leggenda che mi ha raccontato la mia nonnina (non so da dove l’abbia presa, so solo che è una storia vera..).
Circa nel 1300, Dick Whittington viveva a Londra, era molto povero e possedeva solo un dolcissimo gattino nero a cui era estremamente legato, inoltre era molto abile nella caccia ai topi. Un giorno si intrufolò nel palazzo reale, infestato dai topi e li catturò tutti. Il Re, per riconoscenza, donò a Dick immense ricchezze e fu così che diventò un riccone e dimenticò la sua povertà.
Uffa ma perché anche i miei gatti non si intrufolano nel palazzo della regina e catturano tutti i topi, così divento ricca!!! Va beh anche se non lo faranno rimarranno sempre i miei micioni dormiglioni,pelosoni e coccoloni e non li venderei per nulla al mondo!!!
Spero che con questa storia abbia fatto cambiare idea a qualche cocciuto!!!…
Ah …dimenticavo..anche io ho un gatto nero e fin ora mi ha portato solo tanta fortuna e tanta felicità … è anche ottimo come arma di difesa, infatti graffia sempre quel carciofo di mio cugino!!..

Apr

11

By potatore

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Max Mara Fashion Group…. uno stile che uccide

sara azzaro

Max Mara è tra i nomi più noti dello stile italiano, un marchio storico in espansione in tutto il mondo, che non si è mai fatto scrupoli ad utilizzare pelliccia animale nelle sue collezioni.
Quello che loro proprongono come stile non è altro che una moda sanguinaria. Quel pelo che adorna i capi firmati era il manto di un animale, l’unico ad avere il diritto di indossarlo.
Milioni di animali vengono uccisi ogni anno dall’industria della pelliccia, un’industria senza scrupoli nascosta dietro al lucciante mondo della moda e dello spettacolo, che creano desideri volubili e allontanano gli individui dalla riflessione su ciò a cui stanno contribuendo con i loro acquisti.  Non possiamo non renderci conto che quello che vediamo nelle vetrine sono resti di animali morti; uccisi per una moda inutile.
Una moda per la quale esseri viventi diventeno semplici oggetti, merci da allevare, scuoiare, esporre in vetrina, impacchettare. Gli animali sono invece esseri capaci di emozioni e sensibili al dolore come gli umani, e come tali dovrebbero essere rispettati. Fermare questo massacro è possibile, a cominciare da una tua scelta : non acquistare capi con inserti di pelliccia. Negli allevamenti gli animali sono ammasati in minuscole gabbie di rete metallica sulla quale si lacerano le zampe e si provocano deformazioni. Lo stress e la sofferenza dovuti alla prigionia causano loro comportamenti ripetitivi, cannibalismo e autolesionismo ragion per cui vengono imbottiti di psicofarmaci e sedativi. Gli animali così confinati non toccano mai il terreno. I metodi di uccisione negli allevamenti sono economici e brutali, camere a gas, rottura del collo, scosse elettirche, bastonate o uncini nel cranio. Gli animali più utilizzati sono visoni, le volpi, i conigli, i cincillà, i procioni, ma anche cani, gatti, linci e ermellni. Ogni anno in tutto il mondo sono più di 40 milioni quelli uccisi appositamente per la loro pelliccia.  La produzione di pellicce è inoltre molto inquinante. Infatti la concia e la tintura delle pelli scarica nell’ambiente prodotti chimici altamente tossici, così come le tonnellate di deiezioni prodotte dagli allevamenti intensivi inquinano i suoli e le falde acquifere. L’industria delle pellicce cerca di confondere le persone proponendo non più solo i capi interi prodotti con decine di pelli, ma sopratutto inserti a prezzi accessibili come colli di giubbotti, sciarpe e perfino guarnizioni e oggetti di arredamento. Queste pelli vengono spesso lavorate stingendo il pelo, rasandolo o colorandolo, rendendole quindi difficili da identificare come vere.  Non possiamo non renderci conto che si tratta di resti di animali morti, uccisi per una moda inutile. E solo per ignorenza ed egoismo che altre specie animali vengono considerati inferiori e sfruttate.

Apr

10

By potatore

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ll riciclaggio delle batterie

michele ciarlo

Ogni anno in Italia si utilizzano circa 600 milioni di batterie. Il riutilizzo e il riciclaggio delle batterie è concentrato soprattutto nell’industria automobilistica, mentre tutte le altre piccole batterie, insieme ai loro cocktail di sostanze tossiche, come il mercurio, il nickel e il cadmio, sono gettati nella spazzatura indifferenziata e finiscono in discarica. Grazie ad una direttiva dell’Unione europea, si realizzeranno dei regolamenti che legifereranno finalmente sui rifiuti pericolosi per cercare di fermare l’inquinamento dovuto alle sostanze pericolose nel suolo e nei corsi d’acqua. I costruttori, in futuro saranno responsabili dalla raccolta delle pile al trattamento e riciclaggio. L’obiettivo è quello di raccogliere il 25% delle pile portatili, comprese quelle ricaricabili dei computer, entro il 2012, passando al 45% entro il 2016 (Secondo i dati del 2002, ben 75.155 tonnellate di batterie vengono buttate ogni anno). La nuova direttiva mira ad evitare lo smaltimento delle pile nell’ambiente migliorando i sistemi di raccolta e di riciclaggio. Essa prevede inoltre delle limitazioni all’uso di determinati metalli pesanti. Tra le modifiche introdotte:
• disposizioni che disciplinano la raccolta o il ritiro di tutti i tipi di pile e che fissano obiettivi a livello nazionale relativi alla raccolta delle pile portatili. Esse impongono la raccolta di almeno il 25% delle pile portatili utilizzate annualmente in ogni Stato membro entro il 2012, percentuale che passerà al 45% entro il 2016;
• obbligo di riciclare tutte le pile raccolte (con le eventuali deroghe per le pile portatili pericolose);
• limitazioni all’uso del mercurio in tutte le pile e all’uso del cadmio nelle pile portatili;
• divieto di smaltimento in discarica o mediante incenerimento delle pile industriali o delle batterie per autoveicoli;
• requisito che i processi di riciclaggio per i diversi tipi di pile debbano soddisfare determinati livelli di efficienza;
• obbligo, in conformità al principio della responsabilità del produttore, per i produttori di pile di finanziare i costi della raccolta, del trattamento e del riciclaggio delle pile usate.

Apr

7

By potatore

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I campioni del freddo

di giorgiap

Anche se molti animali evitano i climi gelidi, migrando dove il freddo è meno intenso, c’è chi non si sposta e, per conservare il calore del corpo, si “veste” di più. Il bue muschiato è un campione di resistenza: nel lungo inverno artico, sopporta vento e temperature anche di meno 40°C. Il suo sottopelo è 8 volte più caldo di quello della lana della pecora e il folto pelame esterno, impermeabile, sul collo e sui fianchi può raggiungere i 90 cm di lunghezza.Balene e foche hanno uno strato di grasso che le isola: può arrivare al 45% del peso dell’animale. La pelliccia dell’orso bianco è fatta da peli cavi: servono per isolare il corpo in acqua e per trasmettere la luce solare alla pelle sottostante, che è nera, così da assorbire meglio il calore.I pinguini imperatore sono gli unici a trascorrere anche l’inverno in Antartide. Come fanno? Hanno più strati protettivi: uno di penne fittissime e ricoperte da olii;gonfiandole, poi, trattengono aria calda, un ulteriore strato isolante; infine, uno spesso strato di grasso sottocutaneo. Durante l’inverno, quando le temperature scendono a meno 40°C, i maschi si ammassano in gruppi, muovendosi in circolo: quelli all’interno girano fino a trovarsi all’esterno, in modo tale che ciascuno, a turno, abbia un po’ di calduccio. Gli animali a sangue freddo (eterotermi) non spendono energia per mantenere costante la loro temperatura corporea che, perciò, col freddo si abbassa. La rana dei boschi lascia addirittura congelare il 65% del corpo: cuore e cervello smettono di funzionare, ma, in poche ore la rana si riprende. I pesci ghiaccio, invece, vivono a -2°C grazie a una proteina che funziona da antigalo. Il loro sangue è privo di emoglobina e globuli rossi, quindi è più fluido e circola meglio, ma… è trasparente!!! I macachi giapponesi (chiamati anche macachi dalla faccia rossa) vivono nelle foreste delle montagne giapponesi: alcuni gruppi, quando le temperature raggingono i -16°C, hanno imparato a riscaldarsi immergendosi nelle sorgenti di acqua calda.Infine, anche gli animali domestici, infittiscono il pelo per intrappolare l’aria tiepida intorno al proprio corpo, ma non riescono a farlo altrettanto bene dei loro “cugini selvatici”. E così, a volte, è l’uomo che li tiene al caldo, spesso esagerando. Se sono troppo coperti, non riescono più a regolare da soli la propria temperatura corporea

Apr

3

By potatore

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Cosa rende bello il paesaggio?

Piani diversi:pianura, collina e alte cime per intendersi

presenza di corsi d’acqua o laghi

presenza di aree verdi

Apr

2

By potatore

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Grasse ma belle!

di giorgiap
PRIMA COSA: i cactus sono solo il 20% di tutte le piante grasse..
Adattatesi a vivere in zone dove l’acqua si vede raramente, le piante grasse sono tipi strani: sembrano extraterestri sbarcati sulla terra da chissà dove. Esistono tante famiglie, di sicuro numerose: contano circa 10000! specie, riunite in grandi famiglie.
Tra queste ci sono i cactus, che a volte hanno fiori grandi e vistosi ((anche se nelle nostre case difficilmente fioriscono!!!!), e le EUFORBIE: quando sono fiorite, secernano un latte con proprietà cicatrizanti ma tossico, per tenere lontani gli animali che provano a mangiarle. Le piante grasse (in realtà il nome più corretto è succulente), grazie a speciali tessuti spugnosi, trattengono i liquidi nel fusto o nelle foglie: sono come serbatoi, dove immagazzinano riserve d’acqua nei periodi piovosi, per poi prelevarla nei periodi di siccità. Non solo, per limitare la perdita di liquidi, hanno escogitato anche altri, ingegnosi sistemi. Rispetto alle altre piante hanno pochi stomi: sono i buchini delle foglie, di solito aperti di giorno per fare entrare anidride carbonica. Grazie a questo gas, e alla luce del sole, le piante possono fare la fotosintesi, nutrirsi e crescere. Problema: quando gli stomi sono aperti esce anche acqua. Per questo le piante grasse li aprono di notte: fa meno caldo e evaporano meno liquidi. Ma come fanno a fare la fotosintesi senza luce solare??? Usano reazioni chimiche in parte diverse da quelle delle piante”normali”. Il loro fusto, inoltre, è ricoperto da una CUTICOLA e da uno strato di CERE, per limitare l’evaporazione. Tal volta è così spesso che quando la pianta muore e secca, il guscio rimane”rigido”, dando l’impressione che sia ancora viva. Se vogliamo “adottare” un cactus e non vogliamo farlo morire ricordiamo queste semplici regole: è più facile ucciderlo bagnandolo troppo, piuttosto che troppo poco. Mettiamo sabbia nella terra quando lo travasiamo: così l’acqua in eccesso se ne va rapidamente e le radici non marciscono. Infine, anche se ogni pianta ha esigenze diverse, quelle più comuni da noi, d’inverno, è meglio tenerle in casa, sul davanzale della finestra (hanno bisogno di tanta luce).