Mar

31

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Begonia tamaya

Generalità: pianta erbacea originaria del Brasile; presenta fusti succulenti, divisi in settori, come i bambù, di colore verde chiaro, che tendono a lignificare nel corso degli anni; le foglie sono allungate, lunghe fino a 15-20 cm, lanceolate, con margine frastagliato, carnose, di colore verde chiaro, spesso presentano punteggiature chiare, di colore bianco argentato. Da marzo fino alla fine dell’autunno produce vistosi grappoli di fiorellini rosati o rossi, penduli. Si tratta di un arbusto abbastanza vigoroso, che in appartamento può raggiungere con facilità i 60-90 cm di altezza; per favorire lo sviluppo di nuove ramificazioni e la fioritura si consiglia di accorciare i rami che tendono ad allungarsi eccessivamente. Durante la stagione calda il fogliame tende a colorarsi di rosso sulla pagina inferiore. Esistono numerosissimi ibridi, anche con fiori bianchi.

Esposizione: si coltiva in luogo luminoso, ma lontano dai raggi diretti del sole; la temperatura minima non deve mai abbassarsi al di sotto dei 10°C, quindi durante l’inverno si coltivano in appartamento.

Annaffiature: cerchiamo di mantenere il terreno costantemente umido, ricordando di annaffiare spesso durante la stagione calda, solo sporadicamente in inverno. Da marzo ad ottobre ricordiamo di fornire del concime per piante da fiore, sciolto nell’acqua delle annaffiature, ogni 15-20 giorni.

Terreno: queste begonie prediligono terreni ricchi e sciolti, molto ben drenati. Vista la vigoria della pianta si consiglia di rinvasarla ogni anno, in modo da fornire terriccio fresco, e possibilmente un contenitore leggermente più grande del precedente.
Moltiplicazione: avviene per talea, di foglia, di fusto e di radice. Queste begonie radicano con grande facilità, e da una sola foglia si ottiene una nuova pianta nell’arco di poche settimane.
Parassiti e malattie: queste piante sono abbastanza vigorose e difficilmente vengono attaccate da parassiti o da malattie.

Mar

27

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Attrezzi da orto

attrezzi "inutili" da giardinaggio

La coltivazione di un orto richiede una adeguata attrezzatura commisurata all’ampiezza dell’appezzamento e alle esigenze di chi lo coltiva. Alcuni attrezzi però risultano comunque fondamentali e tra questi sicuramente una vanga, una zappa, un rastrello, un trapiantatoio, una forbice da potare e un coltello molto affilato e in ultimo un cesto possibilmente di vimini ove gli ortaggi accolti rimangono freschi. Vanga e zappa sono i due strumenti che consentono di lavorare il terreno in modo completo con l’unica differenza che con la vanga èpossibile lavorare in profondità e interrare nello stesso tempo eventualmente anche il letame, mentre con la zappa la lavorazione è superficiale ed inferiore ai 10-15 cm. La zappa viene anche utilizzata per ripassare e sminuzzare il terreno precedentemente vangato oppure per lavorazioni superficiali tipo rincalzatura e sarchiature. Il rastrello, invece, è un attrezzo complementare necessario al raduno delle erbe infestanti già strappate, alla frantumazione, al livellamento del terreno e infine all’interramento con uno strato molto sottile i semi. Per  il trapianto delle piantine può essere usato il  tra­piantatoio,  attrezzo  a forma conica,  quando  si  vogliono ottenere  delle buchette circolari per la messa a dimora  di piantine con pane di terra; se invece le piantine non hanno il  pane di terra è conveniente usare un foraterra no una piccola zappetta con manico corto. Se si vuole ottenere delle file perfettamente diritte  conviene  munirsi di un aspo o di un  rocchetto  di spago mentre molto utile e a volte indispensabile può risul­tare l’acquisto di una pompa irroratrice per la distribuzio­ne  di antiparassitari. Infine se il terreno a  disposizione è  vasto è vantaggioso l’acquisto di una  moto­zappa fornita di accessori.

Mar

24

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L'orto biologico


L’orto ecologico, a fronte delle nuove conoscenze scientifiche e delle migliorate tecniche agronomiche, oggi è sicuramente una realtà attuabile e nello stesso tempo auspicabile. Mettere in pratica i principi di una buona coltivazione biologica richiede un minimo di conoscenze, molta buona volontà una discreta capacità di pianificare e razionalizzare gli spazi. Le regole generali da cui non si può prescindere per la realizzazione, tengono conto in particolare di alcuni aspetti come il riutilizzo dei rifiuti organici, la concimazione con prodotti naturali, l’utilizzo di pacciamatura, il ricorso sistematico alla consociazione di culture diverse e la rotazione degli stessi su i vari appezzamenti. Riguardo il primo aspetto è indubbio che da vari fronti si è detto parecchio che la parola d’ordine per ridurre i problemi ambientali del futuro è sicuramente “il riciclaggio”. Molto è stato fatto ma ancora molto c’è da fare e l’orto deve essere una occasione in più per riciclare anche i rifiuti di cucina che se compostati danno anche la possibilità di ottenere un prodotto organico di indiscusso pregio ai fini del mantenimento delle attività biologiche e della fertilità. Se il prodotto ottenuto risulta insufficiente alle necessità, si può ricorrere all’utilizzo di letame o di leguminose le quali una volta raggiunto il massimo sviluppo, che coincide con l’inizio della fioritura, saranno interrate e lasciate decomporre. Altro aspetto riguarda l’utilizzo di materiale pacciamante sia di natura organica che plastica. Molto semplice a tale scopo può risultare l’utilizzo di paglia che sistemata alla base di alcune colture come pomodoro, zucchine e melanzane apporta diversi vantaggi tra cui il controllo delle erbe infestanti e quindi il ricorso a diserbi, il mantenimento dell’umidità nel terreno e quindi un discreto risparmio idrico indispensabile dove le disponibilità sono limitate

Mar

22

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Gli insetti sono un campanello d'allarme


Gli insetti sono un campanello d’allarme per il nostro ambiente, infatti la diminuzione della presenza di una specie di insetto va di “pari passo” con il diminuire della qualità dell’ambiente. Le farfalle sono fra i primi organismi a risentirne.  Molte specie di farfalle, un tempo numerose, ora sono divenute quasi introvabili, vedi ad esempio la Lycaena dispar (alcuni esemplari sono presenti in Oasi a Salzano).  La presenza di insetti è rilevante anche per gli altri animali, essi sono il cibo primario per tutti gli uccelli insettivori;  anche molti mammiferi si nutrono esclusivamente di insetti come pure per i rettili, per esempio lucertole o rane. Per l’uomo sono un fastidio ma vanno fatti i conti con la catena alimentare  e con il loro ruolo importantissimo per l’impollinazione. Sono loro che svolazzando di fiore in fiore impollinano la maggior parte dei vegetali, le farfalle ad esempio con la loro spiritromba arrivano ad impollinare fiori che altri insetti meno specializzati non vi riuscirebbero  come quei fiori a forma di calice. Va inoltre sottolineato la bellezza del loro svolazzare di fiore in fiore  con i loro colori sgargianti e forme affascinati:senza farfalle la” Vispa Teresa” probabilmente non sarebbe esistita. Molti insetti sono, poi, predatori di  specie vegetali dannose,  in genere gli insetti aggrediscono piante già ammalate, altri si nutrono di animali morti contribuendo alla pulizia dell’ambiente. La vita delle farfalle è molto breve e varia da una due settimane a qualche mese e se a questo aggiungiamo gli ambienti di vita di questo insetto le probabilità di vita si riducono. Aumento rapido della popolazione e la conseguente riduzione di centinaia ettari di habitat, agricoltura intensiva e uso eccessivo di pesticidi, rimboschimenti con conifere  poco luminosi al posto dei boschi decidui decisamente più adatti al proliferare delle farfalle e in ogni caso l’utilizzo di specie esotiche in sostituzione di quelle autoctone. Altre cause, come nel caso della Pianura Padana la scomparsa di siepi e bordure incolte ormai ridotte del 70-80% rispetto agli anni passati che determina l’ambiente ideale allo sviluppo dei bruchi e l’eccessivo inquinamento dell’aria.

Mar

19

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Dieta equilibrata con le verdure è assicurata

verdura a …colori

La  ricerca scientifica ha dimostrato con indiscussa  cer­tezza che l’utilizzocostante di verdura nell’alimentazione dell’uomo  comporta notevoli vantaggi tra cui secondo, gli ultimi risultati ottenuti, riduce notevolmente la possibili­tà di ammalarsi di tumori. Cavoli, biete, zucchini sono solo alcune  delle ampie possibilità che gli orti offrono a  com­pletamento  delle  diete e che il più delle  volte  vengono rilegati alla voce contorni quando in effetti meritano un interesse maggiore in una cucina che il più delle volte, per l’eccessiva fretta, e l’assoggettamento ai  dettami  delle varie mode impoverisce sempre più la tavola degli Italiani. Con l’arrivo dell’estate e delle alte temperature ricor­rere  ai  prodotti dell’orto o più in generale  a  frutta  e verdura diventa la giusta via per avvertire meno il  disagio del caldo. Insalata di pomodoro e mozzarella diventa uno  di quei  piatti che dà sollievo all’organismo, non solo per  la facile e breve preparazione ma principalmente perché‚ arricchisce  il nostro organismo di preziosi sali  minerali  con basso contenuto di calorie (per quanto riguarda il pomodoro)compensate  da  quello  della  mozzarella notoriamente  più calorica.
Ma  il ricorso all’orto può risultare ancora più determi­nante  utilizzando gli altri prodotti come zucchine, lattu­ghe, fagiolini, cetrioli. Da quest’ultimo oltre alle  tipi­che  insalate  è possibile ottenere delle  fresche  bevande: basta tagliare a fette due o tre frutti e metterli in  una brocca con acqua in frigo. Il risultato è garantito e volendo, una  piantina  di cetriolo si può anche allevare  in balcone con il duplice risultato di averne i frutti e nello stesso  tempo  godersi i suoi fiori gialli in  mezzo  ad  un folto e rigoglioso fogliame. Ma il cetriolo non è l’unico  a fornire invitanti e rinfrescanti piatti; infatti sono un  pò tutte le cucurbitacee alla quale famiglia il cetriolo appar­tiene ad avere un successo indiscusso nel  periodo estivo proprio  per la caratteristica di avere al proprio  interno una grande quantità di acqua.

Mar

13

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Il pomodoro nero

pomodoro nero

Ecco il “pomodoro nero” che combatte i radicali liberi
E’ un pomodoro ma quando matura la sua buccia assume una colorazione viola tendente al nero, grazie alla presenza degli antociani, pigmenti che si trovano in alcuni vegetali, come l’uva nera e i mirtilli. Gli antociani sono potenti antiossidanti, utili a contrastare la formazione dei radicali liberi e, quindi, a rallentare il processo di invecchiamento. “Sun black”, come è stato ribattezzato questo “pomodoro nero”, che però conserva una polpa di colore rosso e che mantiene inalterato il sapore, è un supernutriente e può quindi garantire benefici alla salute. Si tratta del risultato di una ricerca che non ha fatto ricorso a tecnologie OGM, nella consapevolezza che tali alimenti non incontrano, al momento, il favore dei consumatori italiani.
Il “sun black” è stato concepito nell’ambito del progetto interuniversitario “Tom – Anto”, finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e coordinato dal professor Pierdomenico Perata, ordinario di fisiologia vegetale alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Al progetto partecipano le università di Pisa (referenti scientifici il dottor. Fernando Malorgio e il professor Alberto Pardossi) , Modena e Reggio Emilia (referente scientifico è il professor Nicola Pecchioni) e della Tuscia di Viterbo (referente scientifico è il professor Andrea Mazzucato).
Il “sun black” unisce in un unico alimento le componenti nutrizionali di più frutti. Il team di ricercatori è partito da una constatazione: che l’aspettativa di vita è aumentata grazie anche all’aggiunta, in alimentazione, di molecole capaci di prevenire le malattie e di migliorare la qualità del metabolismo, rallentando l’accumulo di radicali liberi. E’ nata così l’idea di combinare in uno stesso alimento le qualità del pomodoro con quelle dell’uva nera o dei mirtilli che contengono un’elevata quantità di antociani, dall’azione antiossidante. Gli antociani sono infatti assenti normalmente nei pomodori. Per raggiungere l’apporto nutritivo del “sun black”, una possibile, salutare insalata dovrebbe essere arricchita dalla presenza di mirtilli o di uva nera. Il “pomodoro nero” è ormai arrivato al secondo anno di raccolta, anche per merito del lavoro svolto dal professor Gianpiero Soressi dell’Università della Tuscia (Viterbo), che ha ottenuto il pomodoro Sun Black effettuando un incrocio tra varietà di pomdoro con caratteristiche contrastanti. Uno dei genitori di Sun Black produce piccole quantità di antociani nella buccia, mentre l’altro genitore produce elevate quantità di antociani nelle foglie. Dall’incrocio di queste due varietà è nato Sun Black, che mostra la intensa colorazione viola-nera nella buccia del frutto. Il risultato ottenuto con il “sun black” rappresenta un’ulteriore conferma della vitalità della ricerca condotta in Italia: con circa 150mila euro (finanziamento del Ministero dell’Università) è stato infatti possibile un risultato che potrebbe modificare in maniera significativa l’alimentazione umana.Per il progetto si confermano due obiettivi: uno propedeutico rispetto alla ricerca agroalimentare e a un possibile ingresso del “sun black” nel circuito commerciale; il secondo sta nello studio dei geni coinvolti con il processo di produzione di antociani per migliorare ulteriormente, senza ricorso a ogm che non incontrerebbero l’approvazione dell’opinione pubblica, la componente nutrizionale degli alimenti.

Mar

9

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La patata bollente

La Commissione Europea ha messo fine all’ embargo sulle nuove colture OGM che resisteva dall’ Ottobre 1998 ed è subito Politica. L’autorizzazione di Bruxelles riguarda la coltivazione della patata AMFLORA geneticamente modificata dalla Basf per avere un maggiore contenuto di amido e l’ importazione di tre nuove varietà di mais biotech. La patata Amflora è stata autorizzata per uso industriale e non per uso alimentare umano. Basf ha dichiarato di essere pronta a coltivarla da quest’ anno e che la superpatata, ricca di amilopectina pura è destinata essenzialmente all’ industria della carta, del tessile degli adesivi; permettendo un numero inferiore di passaggi nel processo produttivo per rendere i filati più forti, la carta più lucida e gli intonaci più aderenti alle pareti. Per il ministro Luca Zaia delle politiche agricole quello di Bruxelles è un atto che rischia di modificare profondamente il settore europeo, non soltanto ci riconosciamo in questa decisione ma non bisogna permettere che questo meta in dubbio la sovranità degli stati membri in materia agricola. La Commissione Europea ha confermato che l’ Europa non può imporre ad uno Stato di coltivare piante OGM solo se le nazioni richiederanno la CLAUSOLA DÌ SALVAGUARDIA motivandone la decisione con informazioni nuove o complementari resesi disponibili.
In questa vicenda hanno preso piede anche gli ecologisti preannunciando un referendum per impedire la coltivazione di Organismi Geneticamente Modificati nel nostro Paese e per quanto riguarda il resto di tutta l’ Europa. Nei luoghi dove la coltivazione degli OGM è consentita gli agricoltori hanno ridotto le semine e questa è la concreta dimostrazione che il BIOTECH in commercio non rappresenta quella miracolosa convenienza che le multinazionali propagandano. Se si fa riferimento che le superfici aziendali sono molto limitate non si può pensare che le colture OGM possano essere delle soluzioni per incrementare le produzioni: ai vari stati  la scelta su l’utilizzo o meno di colture OGM.

Mar

7

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Gliocladium roseum

Si chiama Gliocladium roseum ed oltre ad essere un fungo della Patagonia cilena, può rappresentare una grande risorsa per l’ambiente e i bio-combustibili. Alcuni scienziati  hanno scoperto infatti che è in grado di produrre un combustibile simile al diesel, il ‘mico-diesel’ appunto ed è stato scoperto all’interno dei rami dell’Eucryphia, albero tipico del Cile. “Il Gliocladium – produce dei gas e degli idrocarburi, normalmente associati al diesel, da residui vegetali. Si tratta dei primi organismi mai scoperti finora che producono molti degli ‘ingredienti’ del diesel”. Il mico-diesel può essere dunque una valida alternativa all’etanolo o meglio bio-etanolo estratto dalla canna da zucchero e insieme alla  Jatropha curcas, piccolo arbusto velenoso ma con semi ricchi di olio essere per il futuro speranza di alternativa ai combustibili fossili. La jatropha in particolare contiene nei suoi semi oltre il 30% di olio e dopo semplice filtrazione essere utilizzato tal quale nei motori diesel. Altro vantaggio che vive in luoghi aridi e inutilizzabili ai fini delle normali produzioni agricole e quindi al contrario del biodiesel classico non entrare in concorrenza con le produzioni agricole. Sarà la ricerca a salvare l’uomo?

Mar

4

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La stagione degli agrumi

agrumeti

L’inverno è la stagione degli agrumi. Arance, mandarini, pompelmi e mapo caratterizzano le nostre tavole nei mesi freddi mentre un discorso a parte merita il limone visto che la sua produzione e il suo utilizzo in cucina non trova ormai interruzione nell’arco dell’anno. Come un po’ tutti sanno, il notevole contenuto in vitamina C, rende questi frutti fra i più ricercati per combattere i malanni di stagione e cioè le malattie da raffreddamento. Meno noto è però il fatto che le arance rosse provenienti dalla Sicilia hanno avuto il riconoscimento geografico protetto dalla Comunità Economica Europea. Infatti, nelle zone di produzioni che vanno dalla Piana di Catania e dai versanti dell’Etna fino al comune di Floridia nel siracusano e di Regalbuto, Catenanuova e Centuripe nell’ennese è stato dimostrato che il contenuto di Vitamina C circa 80  milligrammi per ogni 100 grammi di succo di rossi tarocchi: ne  fanno  un autentico concentrato vitaminico che non  ha eguali al mondo. Nei paesi come Lentini, Francofonte e Paternò, tristemente citati dal Verga nelle Novelle Rusticane perché fonte di malaria, è stato riscoperto il valore di quegli stessi terreni perché produttori di arance famose per le caratteristiche sopra citate. La bellezza delle piante di agrumi ha suscitato l’interesse un po’ di tutti gli abitanti della Penisola, infatti è possibile trovare tali piante in vaso a scopo ornamentale richiamando una parte di quella bellezza che in Sicilia si può ammirare nei “giardini” come comunemente vengono chiamate le coltivazioni di agrumi. La provenienza mediterranea di queste piante ne caratterizza quindi le esigenze climatiche e pertanto durante tutto il periodo invernale le piante presenti nelle regioni a inverni rigidi come la Lombardia vanno tenute riparate all’interno

7delle abitazioni o al massimo sotto una veranda con i vasi a ridosso dei muri. In nessun caso le piante vanno trasferite in piena terra se non protette da una serra di dimensioni notevoli. Molto più delicate risultano tra l’altro le piante di limoni che al minimo sbalzo di temperatura tendono facilmente a  liberarsi delle foglie. Oltre alle temperature costanti la pianta va innaffiata ogni 10-15 giorni o tutte le volte che si è costatato la secchezza del substrato. Irrigazioni frequenti e substrati troppo umidi provocano l’ingiallimento del fogliame e la successiva caduta a causa di marciumi al colletto che se non prontamente curati provocano  la morte della pianta stessa. Le piante provenienti da semi vanno innestate con “gentile” per ottenere  frutti commestibili e a tal proposito, un occhio particolare va posto ai rami bassi che se provvisti di spine e  le  foglie alla base hanno delle foglioline più piccole (alette)  sono selvatici e pertanto vanno eliminati recidendoli  con un coltello affilato.