Feb

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By potatore

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Il paese che si scorda di riciclare

Di Marchese Mattia
L’allarme parte dal Trentino Alto Adige dove, con il passaggio dall’analogico al digitale terrestre si buttano via le vecchie tv con il ritmo di 400 pezzi a settimana delle quali un quarto vieneabbandonato per strada. Si rottama via il vecchio, avanti il nuovo ma i rottami che fine fanno? Smaltiti secondo logica di sostenibilità ambientale ed economica? Non proprio. Infatti tra i settori in crisi emerge anche l’industria del riciclo. E tra i fattori più in ritardo ci sono la raccolta di Raee (rifiuti da aparecchi elettrici ed elettronici) quello su cui insistono di più le politiche di incentivo alla rottamazione. Secondo il rapporto dell’Unione nazionale imprese del recupero solo il 10% dei rifiuti da costruzione e demolizione viene smaltito correttamente. Il resto dei rifiuti non smaltiti vengono abbandonati in discarica oppure intercettati dalla criminalità. Sugli obbiettivi fissati dalle direttive europee il ritardo è grande. Secondo l’UE entro il 2015 il 95% del peso di un’auto a fine vita dovrà essere recuperato e reimpiegato. Noi siamo circa al 80% e non è poco. Il sistema di raccolta dei rifiuti elettrici non funziona perchè da anni si aspettano norme che lo renderebbero più immediato, e troppo dipende ancora dalle scelte degli enti locali. Il riciclaggio che si fà,dunque, è poco e cattivo: gli inerti finiscono come copertura delle discariche. Insomma l’Italia che rottama per essere più “verde” smaltisce i rottami in modo meno ecosostenibile che ci sia. Gli incentivi alla rottamazione sono sacrosanti, ma senza politiche organiche non si va da nessuna parte. Ma bisogna mettersi in testa che anche fatti di sensibilità civile come la raccolta differenziata, senza un sistema industriale efficente di recupero, diventano un inganno per i cittadini.