Feb

28

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Rubare….solo foto

La Stella Alpina è una pianta appartenente alla famiglia delle Asteraceae o Compositae che cresce spontaneamente in Cina, sulle Ande, sulle Alpi europee e sugli Appennini.Il genere comprende pochissime specie di piante erbacee, rustiche e selvatiche che crescono spontaneamente nelle fenditure delle rocce: Sono di piccole dimensioni e la pianta raggiunge a malapena i 20 cm di altezza. Le foglie sono ricoperte da una peluria argentea e riunite alla base in modo da assumere la forma di una rosetta. I fiori hanno brattee carnose e vellutate di colore biancastro riunite tra di loro tanto da formare un fiore a stella. Dopo la prolungata fioritura, le brattèe appassiscono lasciando i capolini femminili fecondati pronti a far maturare i semi.
Specie protetta di facile incontro sui sentieri delle nostre Orobie… Necessita solo di grande rispetto sottraendola dal suo habitat esclusivamente con meravigliose foto… come ogni altro fiore.

Feb

25

By potatore

Commenti disabilitati su Per incontrare il gallo cedrone …alzarsi all'alba

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Per incontrare il gallo cedrone …alzarsi all'alba

Davide Gotti

Questa specie popola tutte le selve più ampie dell’Europa settentrionale e dell’Asia; oggi i suoi confini non si sono ridotti, ma la si incontra in numero notevolmente minore. In Italia la specie è estinta sulle Alpi centrali ed occidentali mentre è ancora presente nelle zone montuose di Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli. Il suo areale è in costante diminuzione in tutto il continente europeo diventando più frequente soltanto nei vasti boschi di Scandinavia e Russia. Dovunque, preferisce i boschi di montagna a quelli di pianura, ed ha bisogno di alberi di alto fusto – soprattutto quelli resinosi – in zone abbondantemente irrigate e ricche di cespugli e bassi arbusti con bacche; ama pure i terreni paludosi.
Uccello stazionario, è indotto a spostarsi dalle sedi abituali solo dal sopravvenire di forti freddi e di abbondanti nevicate che rendono impossibile il reperimento del cibo: ma non appena la stagione migliora, riprende la via dei luoghi preferiti. Certe volte, quando il suo territorio è completamente coperto dalla neve, si ritira sui rami degli alberi, e vi trascorre lunghi periodi nutrendosi di foglie.
La sua giornata, in generale, trascorre sul terreno, in continue corse fra gli sterpi e i bassi arbusti dove va in cerca di alimento, levandosi in volo soltanto di fronte a qualcosa di sorprendente. Il cibo consta di gemme d’albero, foglie, bacche, semi, trifoglio ed insetti. Nel periodo dell’amore il gallo cedrone si accontenta di cibi più grossolani, e sembra non volersi quasi dar pena di cercare alimento; in ciò si differenzia dalla femmina, e da ciò proviene forse quella tenace fibrosità che rende le carni degli individui adulti quasi immangiabili, mentre quelle della femmina sono delicatissime e saporose. Per digerire il cibo ha bisogno di sabbia o di finissima ghiaia, e si accosta all’acqua più volte durante il giorno.
Questo magnifico uccello l’ho visto alcune volte sulle cime bergamasche,quando vado con i miei familiari a fare escursioni sulle Orobie.Il segreto per vederlo è quello di alzarsi molto presto e addentrarsi nei boschi rispettando il silenzio.

Feb

16

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Frane: un male moderno?

Le frane sono movimenti di terreno, sciolto o compatto, verso il basso tipiche dei terreni in pendio. Roberto Almagià, storico della geografia, della cartografia oltre che esploratore e naturalista ne classificò cinque tipi: frane di rotolio, quando materiali incoerenti rotolano su terreni privi di vegetazione; frane di crollo dovute al distacco di intere parete per mancanza di appoggio; frane di dilavamento o meglio le colate di fango, dove i terreni saturi d’acqua perdono coerenza come per le ultime tragedie di Giampilieri (Me)  e ancora prima di Sarno; frane di cedimento simili alle prime ma che riguardano strati più profondi; e infine frane di scivolamento o slittamento.
I primi due tipi di frane sono difficillmente controllabili e per certi aspetti poco prevedibili anche se tutti concordano che una buona copertura vegetale avrebbe un effetto positivo; sulle altre invece sono possibili sia opere di prevenzione che di stabilizzazione visto che sono del tutto prevedibili. Viene allora da chiedersi come mai aumentano in questi anni le tragedie di questo tipo? Semplice si tratta di tragedie annunciate: dissesto idrogeologico del territorio e di conseguenza deturpamento del  paesaggio, eccessivo disboscamento e frequenti incendi, eccessiva urbanizzazione e abusivismo edilizio in aree già  di per sè compromesse. Questo è il male moderno e non le frane che si riappropiano del territorio dallo scempio precedentemente creato dall’uomo. Se si costruisce sull’Etna è probabile che prima o poi una colata di lava ti porti via la casa, se si costruisce a ridosso del fiume una ondata di piena renderà inutile la costruzione o se si costruirà in un’area sismica senza criteri si potranno contare solo i morti e i danni. Il male moderno è la memoria corta e qualcuno sta già gridando di evitare la prossima tragedia…

Feb

12

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Come sarà la casa ecologica

Una proposta per limitare danni ambientali e consumi pur assicurando un clima vivibile all’interno delle nostre case viene dall’Unione Europea, che sta lavorando ad un progetto per edificare ottocento alloggi ecosostenibili in Italia, Portogallo, Francia e Danimarca. L’iniziativa è stata denominata She (Sustainable Housing in Europe), vanta la partecipazione dei maggiori esperti europei di ecoedilizia ed ha ricevuto un finanziamento di diversi milioni di euro dalla Commissione Europea. She vuole promuovere l’edilizia sostenibile ed applicare conoscenze di cui ormai disponiamo anche in Italia, dove la sensibilità per le tematiche ambientali si sta consolidando.
La vegetazione verrà sfruttata nei processi di riscaldamento e raffrescamento naturale: alberi sempreverdi proteggeranno le abitazioni dai venti invernali, e la vegetazione a foglie caduche sul lato opposto garantirà l’ombra d’estate, lasciando filtrare i raggi solari nelle altre stagioni.
Un sistema di raccolta dell’acqua piovana sarà destinato all’irrigazione delle aree verdi e alla pulizia degli spazi esterni, sistemi di depurazione e filtrazione, l’alimentazione dello scarico del water e delle lavatrici garantiranno il risparmio di acqua potabile.
Tra i fattori che andranno considerati vi sono la posizione dell’edificio, l’orientamento della facciata e la disposizione del tetto, che dovranno assicurare l’ottimizzazione nell’impiego delle fonti rinnovabili.
L’obiettivo è quello di raggiungere una soluzione di equilibrio per contenere il surriscaldamento estivo senza contrastare l’apporto energetico del soleggiamento invernale.
Le finestre, con doppi vetri di diverso spessore atti a diminuire l’inquinamento acustico e gli sbalzi termici, saranno protette dal sole grazie a balconi, pergolati e oggetti, ma assorbiranno i raggi solari durante gli altri periodi dell’anno.
Anche i materiali da costruzione saranno naturali e atossici: argilla in blocchi presagomati e cotti e intonaci traspiranti di grassello di calce; sconsigliati i cementi, che trattengono l’umidità e hanno scarsa traspirabilità, e le pareti in calcestruzzo, che non garantiscono un buon isolamento acustico.
Da utilizzare invece, pannelli di sughero o derivati da carta riciclata senza formaldeide, evitando l’uso del polistirolo.
Atossiche sono le vernici ad acqua o con pigmenti naturali, le polveri derivate da argilla e terra.
Gli infissi dovranno essere in legno di piantagione, trattato con olii impregnanti ecologici e cere naturali.
Si punterà al soleggiamento e raffrescamento naturale grazie a ballatoi aperti, vetrate, muri di trombe e camini per la ventilazione. Una corretta disposizione delle stanze ridurrà al massimo la necessità di luce artificiale, mentre al resto provvederanno impianti alimentati da fonti energetiche rinnovabili: pannelli solari per l’acqua calda e un buon impianto di riscaldamento a produzione centralizzata ma con gestione individuale.

Feb

9

By potatore

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Il paese che si scorda di riciclare

Di Marchese Mattia
L’allarme parte dal Trentino Alto Adige dove, con il passaggio dall’analogico al digitale terrestre si buttano via le vecchie tv con il ritmo di 400 pezzi a settimana delle quali un quarto vieneabbandonato per strada. Si rottama via il vecchio, avanti il nuovo ma i rottami che fine fanno? Smaltiti secondo logica di sostenibilità ambientale ed economica? Non proprio. Infatti tra i settori in crisi emerge anche l’industria del riciclo. E tra i fattori più in ritardo ci sono la raccolta di Raee (rifiuti da aparecchi elettrici ed elettronici) quello su cui insistono di più le politiche di incentivo alla rottamazione. Secondo il rapporto dell’Unione nazionale imprese del recupero solo il 10% dei rifiuti da costruzione e demolizione viene smaltito correttamente. Il resto dei rifiuti non smaltiti vengono abbandonati in discarica oppure intercettati dalla criminalità. Sugli obbiettivi fissati dalle direttive europee il ritardo è grande. Secondo l’UE entro il 2015 il 95% del peso di un’auto a fine vita dovrà essere recuperato e reimpiegato. Noi siamo circa al 80% e non è poco. Il sistema di raccolta dei rifiuti elettrici non funziona perchè da anni si aspettano norme che lo renderebbero più immediato, e troppo dipende ancora dalle scelte degli enti locali. Il riciclaggio che si fà,dunque, è poco e cattivo: gli inerti finiscono come copertura delle discariche. Insomma l’Italia che rottama per essere più “verde” smaltisce i rottami in modo meno ecosostenibile che ci sia. Gli incentivi alla rottamazione sono sacrosanti, ma senza politiche organiche non si va da nessuna parte. Ma bisogna mettersi in testa che anche fatti di sensibilità civile come la raccolta differenziata, senza un sistema industriale efficente di recupero, diventano un inganno per i cittadini.

Feb

7

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Acqua in bottiglia quanto mi costi!!!!

acqua rubinetto

Ben l’87% degli italiani, invece di consumare l’ottima e controllatissima acqua di rubinetto, consumano acqua in bottiglia, per un totale di 11200 milioni di litri all’anno, cioè, oltre 190 litri a testa (mezza bottiglietta al giorno).
Quello delle acque minerali, è un mercato molto remunerativo. Il costo medio di una bottiglia da 1 litro e mezzo risulta essere di 40 centesimi contro i 70 centesimi al metro cubo, ad esempio, dell’acquedotto di Milano .

Buona parte del successo delle acque minerali è dovuto alla sempre maggiore pressione pubblicitaria e all’utilizzo di testimonial d’eccezione, come Miss Italia, Del Piero, la nazionale di calcio,… A dimostrazione di questo basti pensare all’investimento pubblicitario (netto), che nel 1990 era 31 milioni di euro con un consumo pro capite di 110 litri, mentre, 15 anni dopo, gli investimenti sono quadruplicati ed il consumo quasi raddoppiato.

Negli ultimi 15 anni, il consumo di acque minerali in bottiglie di plastica è aumentato fino al 65%. Gli imballi di plastica immessi sul mercato ammontano a 2200000 tonnellate, di cui circa 400000 tonnellate sono contenitori in PET.
Per produrre 1 kg di PET, sono necessari poco meno di 2 chili di petrolio e 17 litri di acqua, mentre, la lavorazione rilascia nell’atmosfera 2,3 chili di anidride carbonica, 40 grammi di idrocarburi, 25 grammi di ossidi di zolfo e 18 grammi di monossido di carbonio.
Il sistema riesce a riciclare soltanto il 34% dei contenitori PET immessi al consumo. A questo va aggiunto anche l’inquinamento dovuto al trasporto delle acque in bottiglia, che, a differenza di quella di rubinetto, vengono trasportate per larghissima parte su strada (solo per il 18% su rotaia).
Un camion consuma mediamente di 1 litro di gasolio ogni 4 chilometri. Se prendiamo, ad esempio, la famosa acqua della “bollicina” della pubblicità, scopriamo che la sede operativa è a Pratella in Provincia di Caserta. Quindi, seguendo il tragitto consigliato dalla Guida Michelin, risulta che percorre 180 km per arrivare a Roma, 400 km per arrivare a Firenze, 700 km per arrivare a Milano; il che equivale a dire che ogni camion consuma rispettivamente 45 litri di carburante per arrivare a Roma, 100 litri per arrivare a Firenze e 175 litri per arrivare a Milano.
Non solo nelle grandi città si fa largo uso di acqua in bottiglia ma anche in una regione come il Trentino, dove la qualità dell’acqua è ottima. Infatti, nonostante il sia il dato più basso in Italia, i consumatori di acqua in bottiglia sono, comunque, il 72,1% !
Questo mi fa riflettere, visto che molte delle marche che entrano negli scafali dei nostri supermercati provengono da questa regione, e, visto che l’acqua di rubinetto di Trento, in una recente classifica nazionale, si è posta all’undicesimo posto per qualità e al secondo per sapore.
Sulla base di una ricerca condotta da Legambiente risulterebbe che solamente 2 italiani su dieci saprebbero distinguere il sapore dell’acqua minerale in bottiglia da quella di rubinetto.
Dopo quanto riportato e dati i costi assai maggiori dell’acqua in bottiglia rispetto a quella di rubinetto, siete ancora convinti che l’acqua in bottiglia sia la migliore?

Feb

5

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Mantenimento della copertura vegetale

sara azzaro

La copertura del terreno con specie vegetali erbacee impedisce la percolazione di nitrati nella falda freatica o il dilavamento nei corsi acque superficiali che provoca una eccessiva proliferazione delle alghe e di conseguenza l’ eutrofizzazione dei corpi d’acqua.
MOTIVAZIONI :
La presenza di una copertura vegetale impedisce un accumulo di nitrati grazie al loro assorbimento da parte delle piante.
Oltre ad intercettare i nitrati naturalmente presenti nel terreno apportati con le fertilizzazioni , la copertura vegetale procura una protezione dell acque sotterranee nei confronti di quelle di origine extraagricola.
Particolare importanza è assunta dalla copertura vegetale nelle superfici temporaneamente ritirate dalla produzione ai sensi della normativa comunitaria.
AZIONI :
Le coperture vegetali potenzialmente realizzabili sono le seguenti :
– VEGETAZIONE SPONTANEA : l’inerbimento naturale produce in fine estate autunno dopo la raccolta delle colture dovrebbe essere visto molto positivamente nelle zone agricole come mezzo per contrastare la percolazione dei nitrati ; non dovrebbe essere ostacolato con l’avorazioni , ma nello svolgere la sua funzione quanto più a lungo possibile , compatibilmente con le esigenze di preparazione del terreno l’inerbimento spontaneo e potrebbe trovare utile applicazione sulle superfici temporaneamente dalla produzione (set-aside) la coltura che seguirà.
-COLTURE INTERCALARI : l’inserimento , ogni volta che è possibile , di colture intercalari tra la raccolta della specie precedente e la semina di quella successiva è una misura di notevole efficacia antidilavamento; tali colture intercalari sono da configurarsi come culture foraggiere (erbai) coltivazioni o anche culture di interesse apistico.
COLTURE DI COPERTURA (Catch crops) : si tratta di colture intercalari senza finalizzazione utilitaristica , ma unicamente finalizzate ad intercettare l’azoto solubile ; in altre parole si tratta di realizzare un inerbimento controllato seminante speci vegetali capaci di nascere e crescere durante i periodi critici per il dilavamento dei nitrati ; la biomassa vegetale prodotta sarà poi sovesciata in tempo utile per la semina della successiva cultura prevista dalla rotazione.
Le specie da condiderare idonee a questa funzione dovrebbero soddisfare le seguenti condizioni :
– avere basse esigenze termiche in modo da poter crescere nel periodo autunno inverno.
– avere seme poco costoso, reperibile e di facile emergenza.
– essere dotate di scarsa capacità infestante.
– essere consumatrici di azoto (con esclusione quindi delle leguminose).
– non creare problemi fitosanitari o di infestazione nella cultura che seguirà.
Le famiglie botaniche più rispondenti a questo mondo sono le graminacee , le crucifere e le composite.

Feb

4

By potatore

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Gestione dell’uso del terreno

Attraverso la corretta gestione del terreno si possono ridurre le perdite di nitrati con pratiche antiliscivazione al fine di garantire le acque della falda e i corsi d’acqua superficiali a tal fine e necessario:
evitare avvicendamenti mais-soia in quanto entrambe colture  estive
evitare le monosuccessioni
interrare gli stock pagliosi ( di mais, paglia e residui colturali)
utilizzare le rotazioni colturali
mantenere la copertura vegetale nei periodi piovosi
utilizzare una buona calendarizzazione dei concime
corrette lavorazioni del terreno
mantenimento della copertura vegetale
corrette lavorazioni che evitano una eccessiva nineralizzazione della sostanza organica  e modificano la struttura del terreno

AVVICENDAMENTI
Per utilizzare i cosiddetti avvicendamenti, serve un terreno che abbia un certo livello di sostanza organica , la quale può ridurre gli apporti azotati. Quando passa molto tempo tra l’ aratura e la semina (circa 2-3 mesi di distanza) l’ azoto si disperde nel terreno oppure viene dilavato dalle piogge. I periodi critici per la percolazione del terreno sono i mesi nei quali le piogge sono più frequenti (ottobre-novembre); quando nella rotazione sono presenti le leguminose ( fagioli-piselli), le falde acquifere non sono esenti dall’ inquinamento, L’ azoto penetrato nel terreno attraverso il sistema simbiotico leguminosa, bacillus – radicicola entra a far parte dello stock di azoto presente nel terreno

MANTENIMENTO DELLA COPERTURA VEGETALE
Una ricca copertura vegetale impedisce l’ accumulo di nitrati nel terreno che in seguito verranno assorbiti dalle piante. Conferisce una protezione della falda acquifera ,ostacolando il passaggio degli inquinanti mantenendola pulita. La vegetazione spontanea è l’ inerbimento naturale , il quale , impedisce la percolazione di nitrati ; deve svolgere questa azione il più lungo possibile (2-3 anni).
L’ inserimento di una coltura intercalare, ha una funzione di antidilavamento, possono essere le colture foraggere o apistiche ; quest’ ultime sono depauperanti per il terreno, cioè hanno la capacità di assorbirgli azoto.

LAVORAZIONI DEL TERRENO
Le lavorazioni profonde causano la distribuzione delle sostanza organiche in tutto lo spessore interessato. Nel complesso, se si evitano tali lavorazioni , si aumenta la velocità del processo di mineralizzazione del terreno ma anche le sistemazioni di quest’ ultimo possono ridurre il ruscellamento delle acque limitrofe ai terreni coltivati.
I terreni declivi apportano anche dei benefici ambientali;il rapido smaltimento idrico, conseguente alle sistemazioni e diminuisce il periodo in cui l’ acqua può percolare verso la falda , vie di più ripide evacuazioni nelle reti idriche maggiori o minori le quali la convogliano a reti idriche superficiali.

Feb

4

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Ognuno al suo posto

di E. Spo.


La vegetazione svolge un importante ruolo di controllo ambientale, perché mitiga i livelli di anidride carbonica atmosferica . Le piante infatti, durante la fotosintesi rimuovono la CO2 e liberano ossigeno; un altro punto a favore delle piante è che sono anche capaci di sintetizzare e rilasciare nell’aria i composti organici volatili (Voc), prodotti e contenuti negli organi vegetali. Questi Voc contribuiscono alla riduzione e formazione di azoto, infatti quando i livelli di azoto sono bassi, i Voc rimuovono l’ozono, ma quando però la concentrazione di azoto è alta come nelle aree industrializzate, l’ossidazione dei Voc non fa altro che peggiorare la situazione. Per questo è necessario individuare le specie più idonee per ogni tipo di ambiente; nel caso delle città come spiegato prima servono delle piante con un elevata capacità di assorbimento di CO2, ma con una bassa emissione di Voc. Alcune di queste piante sono il tiglio selvatico, biancospino e frassino. La situazione degli ambienti interni come uffici e appartamenti non è migliore. Tanti sono i composti che possono nuocerci come benzene o altri idrocarburi tossici, provenienti da adesivi, vestiti, vernici, detersivi…. delle ricerche nei paesi occidentali hanno addirittura attestato che l’inquinamento interno è peggiore di quello esterno e nel 2002 sono state 1,6 milioni le morti imputabili ad inquinamenti interni. Anche in questo caso alcune piante possono darci una mano e le specie considerate depurative per gli ambienti interni sono risultate: Ficus, Dracaena, Hedera helix (edera), Hoya carnosa (fiore di cera o di porcellana) e Asparagus densiflorus (asparagina).

Feb

3

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A tutto gas………..

Paolo Vitali

GAS: gruppo-acquisto- solidale, un modo per risparmiare.

Per gas non si intende il comune gas che si usa per il riscaldamento, ma bensì un modo per risparmiare.

-Un comune esempio è quello della cena con i propri amici: alla fine della cena si va tutti insieme alla cassa per pagare ma il cassiere non ci da lo scontrino e tante volte “ci frega”. Allora un rimedio semplice ma efficace è quello di chiamare prima il ristorante per prenotare il tavolo e decidere sul prezzo. Questo procedimento lo si fa per vari ristoranti finché non si trova quello più conveniente: ad esempio, uno dei ragazzi chiama il ristorante e per una pizza, una lattina e un dolce, si domanda al pizzaiolo quale è il prezzo del ristorante.

-Un ’ altro esempio è la foto scolastica più l’annuario. Bisogna pagare 3 euro, se non sbaglio, la propria foto di classe. Bene. Ma per risparmiare,non si potrebbe organizzare una data , e in quel giorno un ragazzo porta la macchina fotografica, ci si mette tutti in fondo alla classe, e il professore fa la foto. Così il ragazzo a casa si stampa le foto e non c’è neanche più bisogno di pagare la foto al fotografo e , per chi vuole, si paga soltanto l’annuario.

-Oppure c’è anche il discorso dei panini al bar, dove, ogni giorno si paga quel che si vuole prendere, e così facendo, penso che in totale abbiamo speso verso i 100euro. Dunque o si decide di ridurre i costi dei panini, oppure ci si può prendere la briga, la sera prima, di farsi il panino a casa.  Nella mia classe già in tanti lo fanno.

Questi 3, sono modi semplici per risparmiare dei soldi, i quali possono essere utilizzati in altre occasioni e che si possono spendere dove, come e quando vi piace.

Feb

1

By potatore

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Foto di classe

accipicchia mi sono scordato di mettere gli alunni

sarà per la prossima volta  per intanto “foto di una classe”  vuota