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Cos’è l’energia solare?

Desalinizzazione

Il deserto come un’enorme centrale elettrica e il mare come un’immensa brocca d’acqua. Due soluzioni per il global warming e il collasso energetico prossimo venturo. Anzi, due soluzioni che cavalcano il mutamento climatico per il bene dell’umanità.

Nel primo caso, si tratta di sfruttare il sole a piombo sui deserti africani per portare la corrente ai 600 milioni di abitanti del Continente nero che ne sono ancora esclusi. Non solo, secondo alcuni calcoli si potrebbe creare così tanta energia da renderne disponibile un certo quantitativo per l’export, offrendo così una nuova opportunità economica per l’Africa.

Nel secondo, di affrontare il dramma della carenza d’acqua potabile in vaste aree del pianeta con la desalinizzazione di quella del mare. Sarebbe la classica quadratura del cerchio, se è vero che che il global warming determinerà il progressivo scioglimento dei poli, l’esaurimento dei ghiacciai – e dei fiumi che vi si formano – e la crescita del livello del mare.

Ma il punto è, si può fare?

Per quanto riguarda il sole nel deserto, pare di sì. Da una conferenza sulle energie alternative che si è tenuta a Nairobi, è emerso che ogni km quadrato di deserto potrebbe offrire l’energia equivalente di un barile e mezzo di petrolio. E la tecnologia necessaria non è neanche delle più difficili.

Gerhard Knies, project manager della Trans mediterranean Renewable Energy Cooperation (TREC) ha dichiarato di fronte ai leader di nove Paesi africani che il deserto assorbe ogni anno energia 700 volte superiore a quella di cui avrebbe bisogno il genere umano. “E’ come se 25 centimetri di petrolio piovessero sul deserto ogni anno”.

Per catturare questa energia basterebbe un sistema di specchi e tubazioni che concentrino il calore solare in modo da far bollire l’acqua necessaria ad azionare una vecchia turbina a vapore.

L‘energia solare è già utilizzata in Africa in alcuni esperimenti campione. Nella regione senegalese di Mekhe, alcuni villaggi hanno beneficiato di un progetto a cui ha partecipato anche Fratelli dell’Uomo, che punta all’autosfficienza energetica proprio attraverso il fotovoltaico.

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In via Sant’ Orsola condominio ecologico.

diego 1f posted on 5 gennaio 2010:

Quasi finito il nuovo edificio rivestito di cemento mangia smog. Attico con piscina e nuovo passaggio per via XX Settembre. Aria nuova al civico 10 di via Sant’ Orsola. E non si tratta solo dell’ architettura di questo moderno edificio destinato a dare un’ impronta inedita alla centralissima via. Lì , dove un tempo si trovava il gigantesco cubo del cinema Astra , le candide facciate , che i ponteggi hanno svelato proprio nei giorni scorsi , contribuiranno a ridurre l’inquinamento atmosferico . O almeno l’auspicio di quanti hanno dato vita all’ intervento – il progetto realizzato dall’ impresa Guatterini è stato firmato dall’ architetto Pino Giavarini è proprio questo. Si tratta infatti del primo edificio mangia smog della città , insieme a quello realizzato in via Verdi al posto del cinema Ritz.
IL MATERIALE
Il segreto? Le lastre di cemento tx Active . Grazie alla loro reazione chimica di alcuni agenti con luce solare , oltre a mantenere la candidata tonalità nel tempo, questo rivestimento è, infatti in grado di neutralizzare gli inquinanti . Efficace e bello. A colpire quanti si trovano davanti al nuovo edificio è proprio la luminosa gradazione che accompagna il design innovativo :”La scelta – spiega Renato

Spagna casa ecologica

Spagna casa ecologica

Guatterini – è stata dettata anche dal fatto che via Sant’ Orsola almeno dal punto di vista architettonico, non era caratterizzata da un filo conduttore sufficientemente marcato. Abbiamo così optato per un edificio che si staccasse completamente dalle restanti costruzioni e che fosse in grado di lasciare un segno forte.

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Accordo 20-20-20

Ciarlo michele

– È stato raggiunto al consiglio europeo l’accordo sul pacchetto clima ed energia 20-20-20. L’accordo prevede, da parte dei paesi membri dell’unione europea, entro il 2020, la riduzione del 20% delle emissioni di gas serra, l’aumento dell’efficienza energetica del 20% e il raggiungimento della quota del 20% di fonti di energia alternative.   Per i settori industriali a rischio saranno concessi dei diritti di emissioni gratuiti, mentre a metà percorso, nel 2010, si valuteranno i risultati confrontandoli con gli impegni degli altri paesi.  La presidenza e la commissione hanno considerato che la crisi non poteva bloccare una crescita sostenibile verde. Abbiamo cercato di negoziare per i nuovi paesi dell’Europa orientale parametri diversi. Ora l’Europa, che ha dato il buon esempio, potrà essere seguita anche da altri paesi, come gli americani».
– L’Italia era molto ostile al piano originario, tanto che Berlusconi negli ultimi giorni era arrivato a  minacciare il veto (anche se questo non è previsto per questo tipo di votazione). Lo stesso premier, dopo l’accordo, ha potuto dire “Abbiamo raggiunto tutti i nostri obiettivi. L’Italia è riuscita a ottenere in ambito Ue la creazione di un fondo denominato ‘Margherita’ per la mobilitazione di fondi addizionali per i progetti infrastrutturali”
– Il presidente della Commissione José Manuel Barroso ha dichiarato: “La lotta ai cambiamenti  climatici è la grande sfida politica che la nostra generazione deve affrontare. La nostra missione, o meglio il nostro dovere, è definire un quadro politico che consenta di trasformare l’economia europea in un’economia più attenta all’ambiente, e continuare a guidare l’azione internazionale volta a proteggere il nostro pianeta. Il pacchetto che proponiamo non soltanto risponde a questa sfida, ma dà la giusta risposta al problema della sicurezza energetica e rappresenta un’opportunità che dovrebbe portare alla creazione di migliaia di nuove imprese e di milioni di posti di lavoro in Europa, un’opportunità che dobbiamo cogliere al volo”.