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Oceano Pacifico “ pattumiera globale”

Marchese Mattia

Sapete dove si trova la più grande discarica del mondo? Alcuni dicono a Napoli ma si tratta di un luogo insospettabile l’Oceano Pacifico. Gli americani la chiamano “rubbish soup” (minestrone di spazzatura). Si tratta di un enorme distesa di rifiuti che copre un’area addirittura doppia a quella degli Stati Uniti. L’immensa massa di spazzatura (divisa in due grandi blocchi) viene tenuta insieme dalle correnti, un pò galleggia finendo periodicamente sulle spiagge e un pò si deposita sul fondale. L’enorme discarica ha inizio a circa 900 km di distanza dalla costa californiana e si estende lungo l’oceano con il diametro di circa 2500 km pari ad una superficie di 4909000 km quadrati una profondità di 30 m con il peso di 3500000 tonnellate, supera le Hawaii e sfiora pure il Giappone. Pare che circa un quinto della spazzatura arrivi li perchè gettato dalle navi, il resto giunge dalla terra ferma. A preoccupare maggiormente è la smisurata quantità di plastica perchè si degrada difficilmente. Ci si trova di tutto: palloni di football, mattoncini di lego, siringhe, accendini… e una quantità enorme di sacchetti di plastica. La discarica marina è iniziata a formarsi oltre mezzo secolo fa ed è sconvolgente sapere che ogni pezzo di plastica finito li dagli anni ‘50 ad oggi è imprigionato ancora nel gorgo di immondizia. La plastica galleggiante provoca ogni anno la morte di migliaia di mammiferi marini e di circa un milione di uccelli ma rappresenta un rischio anche per la salute dell’uomo. Insomma abbiamo trasformato l’Oceano Pacifico in un contenitore per la raccolta della plastica. Quando impareremo a ripettare l’ambiente e noi stessi producendo meno plastica e a riciclare?

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Im…….brocchiamola

Imbrocchiamola è la nuova campagna fatta da Lega Ambiente per incentivare il consumo dell’acqua del rubinetto anche nei ristoranti. Già un una cinquantina i ristoranti che al posto di somministrare alla clientela acqua in bottiglia preferiscono mettere in brocca normalissima e  potabilissima acqua del rubinetto. Ciò si traduce in risparmio per la clientela e allo stesso modo un vantaggio economico come riferisce un gestore di ristorante ad una nota trasmissione radio. Il cliente ne guadagna, come detto,  un risparmio sul listino prezzi sulla costosa acqua in bottiglia contro la completamente gratuita “acqua del rubinetto” o del “sindaco” come scherzosamente la definiscono alcuni e il ristorante guadagna innanzitutto spazio visto che le confezioni di acqua in bottiglia ritagliano, già ridotti per motivazioni varie, nei depositi di bar e ristoranti. L’altro vantaggio, come sottolineato nell’intervista, è dato che quanto risparmiato dal cliente nel conto finale generalmente viene prontamente “recuperato” perchè si agginge la richiesta di un dolcino finale, un amaro o altro e il più delle volte il buon umore della novità si taduce con una maggiore disponibilità a spendere. Trovarsi, poi, a tavola, al posto della fredda bottiglia in plastica una brocca in vetro colma di acqua limpida, fresca e gratis da un aspetto più gradevole al pranzo  e l’ambiente ne guadagna tonnellate di co2, minori camion sulle strade e costi di smaltimento delle bottiglie. Lodevole iniziativa, forse tardiva, ma è già molto nel silenzio generale che vede le ditte commercializzatrici introitare cifre paurose dal commercio di acqua quanto inutile quanto dannoso. Sul nostro sito in numerosi articoli più volte si è trattato il tema dell’inutilità e della danno creato all’ambiente utilizzando acqua in bottiglia di plastica e per rispondere ad alcuni, finti tonti, anche dell’acqua commercializzata in bottiglie di vetro: il trasporto incide moltissimo in inquinamento e sulla viabilità. Il logo che è visibile nella home del sito, già da una decina di giorni, è frutto della iniziativa e dell’inventiva  dei ragazzi di  I f dell’ ITAS di Bergamo a cui vanno i miei personali apprezzamenti per la fattiva partecipazione ai probblemi ambientali.

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L’agricoltura biologica

L’agricoltura biologica è diventata uno dei settori agricoli più dinamici,soprattutto nell’Unione Europea, dove dal 1998 la sua crescita è stimata intorno al 30% all’anno, in risposta a una maggiore consapevolezza dei consumatoti.
L’agricoltura biologica va intesa come parte integrante di un sistema di agricoltura sostenibile e come una valida alternativa ai tipi di agricoltura più tradizionali: fa uso di concimi organici(letame), combatte le malattie delle colture con metodi naturali (per esempio usando insetti che si nutrono di quelli dannosi), non impiega diserbanti, anticrittogramici o pesticidi.
Un simile modo di coltivare non va però confuso con un ritorno al passato: l’agricoltura biologica adotta infatti soluzioni tecnologicamente avanzate per perfezionare i processi naturali. Essa torna alle rotazioni delle coltivazioni sui terreni, valorizza la biodiversità, si cura della fertilità dei suoli ed evita sprechi d’acqua.
L’agricoltura biologica, per ora, non è economicamente competitiva con quella che utilizza prodotti chimici, perchè le rese sono inferiori, anche se il divario va diminuendo.Tuttavia, il mercato dei prodotti agricoli biologici sta diventando sempre più importante: si tratta ormai di un mercato pari circa a un decimo del valore totale della produzione agricola.
Ne è la prova che sempre più spesso sugli scaffali dei supermercati compaiono prodotti di questo tipo. Oltre a garantire il benessere naturale della salute, questo modo di produrre agricoltura biologica costituisce un modo importante per limitare l’inquinamento dei suoli e delle acque provocato dall’utilizzo delle sostanze chimiche.

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La Germania punta al fotovoltaico organico

Jacopo

Con un recente accordo, il Gruppo Bosch e la società chimica Basf hanno dichiarato di voler spendere circa 300 milioni di euro per lo sviluppo del fotovoltaico organico, più efficiente e meno costoso di quello tradizionale. La Divisione Termotecnica del Gruppo Bosch e la multinazionale chimica tedesca Basf hanno siglato di recente un accordo di partnership per lo sviluppo del fotovoltaico organico (FVO), e programmano di spendere a tale scopo circa 300 milioni di euro. A spingere i due colossi industriali tedeschi a questa decisione è l’estrema convenienza in termini economici e ambientali delle celle organiche rispetto a quelle tradizionali in silicio, a cui va aggiunta la loro maggiore efficienza nel lungo periodo. L’obiettivo dell’accordo è infatti di passare dall’attuale 5% di efficienza delle celle fotovoltaiche (ossia di radiazione solare assorbita e convertita in energia elettrica) al 10% entro il 2015. Si punta cioè a una efficienza di lunga durata, con una vita utile della cella solare di almeno 20 anni. Oltre a ciò il fotovoltaico organico – che, secondo le previsioni, sarà pronto per la commercializzazione non prima del 2015 – consentirà di rendere disponibile l’energia solare a un prezzo vantaggioso. La principale area di applicazione delle celle organiche sarà il settore dell’edilizia, dove strati sottili di plastica ricopriranno i tetti, le finestre o le facciate delle abitazioni.
Una struttura “a sandwich”
Rispetto alle celle fotovoltaiche standard, che utilizzano un semiconduttore inorganico come il silicio, le celle organiche sono costituite da una serie di materiali organici (polimeri o piccole molecole, pigmenti a base vegetale derivati dai frutti di bosco). Le celle organiche si ispirano al processo di fotosintesi clorofilliana: utilizzano infatti una miscela di materiali in cui un pigmento assorbe la radiazione solare e gli altri componenti estraggono la carica per produrre elettricità.
La loro struttura “a sandwich” è dovuta alla presenza di uno o più strati, ossia sottilissime pellicole in cui sono depositati i materiali fotoattivi, che, frapposte tra due elettrodi conduttivi, di cui almeno uno è trasparente, vengono depositate su un supporto o substrato, generalmente in vetro ma anche in plastica flessibile.Con uno spessore complessivo di soli 250 milionesimi di millimetro, le celle solari organiche si presentano come estremamente sottili, leggere e flessibili, il che le rende suscettibili delle più svariate applicazioni. Possono essere depositate su larghe aree come veri e propri inchiostri o paste a partire da una soluzione liquida, con evidenti vantaggi in termini di costi del materiale e del processo produttivo, che rispetto alle celle al silicio non richiede grandi quantità di energia. Le celle organiche sono inoltre maggiormente ecocompatibili rispetto a quelle tradizionali, poiché consentono di ridurre gli scarichi nocivi all’ambiente tipici dell’industria dei semiconduttori.
Bastano alcuni esempi per dare l’idea della convenienza economica del fotovoltaico organico: i moduli fotovoltaici a base di silicio costano circa 3 euro per watt picco (Wp); con la tecnologia organica questo costo si potrà ridurre a meno di 1 euro per Wp. Il costo attuale di 350 euro per un metro quadro di moduli solari potrà essere ridotto a meno di 100 euro.

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Nuova grafica

come vedete abbiamo provveduto a cambiare la grafica al sito

vi piace?

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La casa ecologica

sara

I nostri antenati vivevano immersi nella natura e costruivan le loro case con materiali forniti dalla stessa : canne di bambù, legno, argilla e paglia.
Evolvendosi negli anni il legno, materiale molto solido e sicuro, unito alla pietra o a mattone di argilla unito alla pietra o alla calce, ha dato origine a vere e proprie case definibili ecologiche.
I materiali utilizzati nell’edilizia tradizionale non sono naturali in quanto modificati dalla tecnologia e dalla chimica; per le strutture portanti viene usato il cemento e il ferro ritendoli sicuri; gli isolamenti di solito sono di origine sintetica, le superfici interne rifinite molte volte,  con materiali scadenti e con collanti chimici.
Ne consegue che tutti questi componenti provacano gravi danni alla nostra salute e a quella dei nostri cari.
In Italia ci sono stati casi in cui si dovuto inervenire drasticamente con la chiusura di scuole costruite con materiali tossici.
In dette scuole gli allievi e gli insegnanti, durante la permanenza all’interno dell’edficio, furono colpiti da nausea, mal di testa, attacchi di tosse, svenimenti.
Le cosiddette case ecologiche utilizzano materiali provenienti esclusivamente

scuola ecologoca montegridolfo

scuola ecologoca montegridolfo

dalla matura come : legno, gesso, sughero, lana di roccia.
Gli impregnati sono di natura minerale e le vernici sono vegetali.
I materiali sono certificati in tutto il mondo, sono totalmente riciclabili e/o rinnovabili nel tempo e non necessitanodi spazi attrezzati in quanto iteramente riutilizzabili per altre costruzioni.  I costi sorprendenti visto che non si discostano oltre il 10% dalle case in muratura tradizionale

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Lo squalo bianco è una buona …..forchetta?

squalo bianco
La maggior parte di voi sa che lo squalo è uno degli animali più temuti dall’uomo, perché pericolosi e aggressivi. Si sente sui telegiornali degli attacchi degli squali e succedono nelle zone tropicali o subtropicali, soprattutto in Australia alle persone o hai ragazzi che praticano surf. Non vi siete mai chiesti il perché di questi attacchi? Voi penserete che essendo animali aggressivi è per quello che aggrediscono, ma… vi sbagliate. È vero che è particolarmente sensibile all’odore del sangue che, quando ne sente l’odore si scatena una sorta di frenesia aggressiva, inducendolo ad attaccare qualunque corpo in movimento. In realtà è quest’ultimo che interessa perché lo squalo si nutre di foche, delfini e altri cetacei(talvolta anche quelli della stessa specie), tartarughe e di pesci. Gli squali stando sott’acqua vedono la tavola da surf e gli appare come l’ombra di una foca anche perché la loro vista non è meno sviluppata degli altri sensi, questi attaccano la preda cercando di trascinarla verso il basso, vale a dire in profondità per fargli perdere i sensi, ma quando si accorge che il gusto e l’odore sono diversi abbandona la preda. È stato testato che, uno scienziato, attaccando ad una canna da pesca una tavola da surf agitandola in una zona frequentata da squali e stata attaccata e poi abbandonata. Si sono trovati i segni dei denti che confrontati a quelli ritrovati su una foca trovata morta coincidono. Questo sta significando che gli squali attaccano per sbaglio le persone.

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Dal web

ALCUNI CONSUMI PER ATTIVITA’ QUOTIDIANE
Per bere 2 litri
Preparazione alimenti 10 litri a testa
Lavaggio panni a mano da 40 a 80 litri per chilo di bucato
Lavatrice da 20 a 40 litri per chilo di bucato
Lavaggio piatti 5 litri
Pulizie di casa 10 litri
Lavaggio denti 3 litri
Farsi la barba 15 litri
3 minuti di doccia 50 litri
Bagno in vasca da 100 a 300 litri.
Water da 10 a 20 litri a cascata
Lavaggio auto da 200 a 300 litri auto

CONSUMI PUBBLICI
Fontanelle a getto continuo 115.000 litri al giorno
Bagni pubblici 5000 litri al giorno
Innaffiamento strade 2 litri al metro quadro
Lavaggio delle fognature 20 litri al metro al giorno

Dell’acqua erogata dall’acquedotto il 68% è per uso domestico, il 15% per attività produttive in aree urbane, il 9% per negozi, uffici,ristoranti, alberghi etc, e l’8% per impianti e consumi.
Meditate gente, meditate…I modi per risparmiare ci sono.

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Il mar mediterraneo?: il più inquinato dei mari

pacoale

Le  petroliere sono una delle principali cause dell’inquinamento dei mari, infatti nel mar mediterraneo ogni giorno solcano il mare circa 300 petroliere. Questo mare accoglie circa il 7 per cento della popolazione mondiale marina  in pratica  nelle acque del mediterraneo vivono 580 specie di pesci e 21 specie di mammiferi.
Ciò che inquina maggiormente il mare non sono le collisioni delle petroliere che avvengono con rarità ma  le piccole perdite che constantemente rilasciano petrolio.
Il mar Mediterraneo ha la più alta concentrazione di catrame addiritura 10 volte in più rispetto al mar del giappone e venti rispetto all’oceano atlantico.
Questo fatto è dovuto anche perchè l’Italia è uno dei maggiori centri di trasformazione dei prodotti petroliferi con le sue  17 grandi raffinerie e 14 porti petroliferi. Inoltre  attraverso gli oleodotti italiani scorrono più di 100 milioni di tonnellate di petrolio e di conseguenza siamo un paese ad alto rischio di incidenti, Non solo il Mediterraneo ha il problema del passaggio delle petroiliere, ma anche gli USA  che in occasione dello schianto di una  petroliere in Alaska nel 1989, l’anno successivo bandirono le petroliere monoscafo.
Con il problema dell’inquinamento molte specie marine sono a rischio di estinzione come la balenottera comune e quella minore, il capodoglio, il delfino comune, la foca monaca mediterranea, lo squalo grigio, il tonno rosso,  la tartaruga comune e tartaruga verde. Quest’ultime anche a causa della presenza di sacchetti di plastica.

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Monumenti d'Italia

Il corpo Forestale dello Stato ha censito sul territorio nazionale    1255 di cui 460 nelle Regioni del Nord Italia, 555 nelle Regioni del Centro e 240 nelle Regioni meridionali. Nella sola Lombardia sono stati censiti 192 esemplari reputati di notevole interesse ambientale e culturale di cui 9 nella provincia di Bergamo. Paladina detiene ben due esemplari di tanto sfoggio di natura eccoli di seguito con in ordine il paese, la località la circonferenza, l’altezza e il nome comune. Le foto non rappresenta tali esemplari ma piante della stessa specie.

cedro

Alzano Lombardo parco comunale Cedrus deodara Loud. 5,4m per 26 m cedro dell’Himalaya

spino di Giuda

spino di Giuda

Carobbio degli Angeli, castello, Glenditsia triacanthos L 4,6 m per 18,5 m spino di Giuda

Cenate sopra parco Maestri Sertori sequoia gigantea Dec 5,2 m per 31m giant sequoia

sequoia gigantea

sequoia gigantea

Clusone palazzo Barca Marinoni sequoia gigantea Dec 4,6 m per 31 m

Mozzo Berba Qurcus petraea Liebl. 5,5 m per 33m rovere

rovere

rovere

Paladina Sombreno – Parco Agliardi Cedrus deodara Loud. 6,5 31 cedro dell’Himalaya

Sequoia gigantea Dec. 6,6 30 sequoia gigante

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Acqua:una risorsa illimitata?

acqua

A cura di Melaine

Sulla Terra sono presenti circa un miliardo e mezzo di metri cubi di acqua, il 97% dei quali costituito da acqua salata dei mari ed il restante 3% costituito da acqua dolce sotto forma di laghi, fiumi, ghiacciai e acque sotterranee.
Abitualmente si considera l’acqua un bene illimitato, suddiviso in due sole varietà: dolce e salata. In realtà le acque si possono distinguere in base ad altre caratteristiche:

di tipo fisico (temperatura, colore, torbidità);
di tipo chimico (contenuto di sali, di gas, di prodotti chimici);
di tipo biologico (presenza di microrganismi).
Inquinare l’acqua significa proprio modificarne le caratteristiche in modo tale da renderla inadatta allo scopo a cui destinata.
L’acqua forse la più importante tra le nostre risorse. Un uomo può sopravvivere senza cibo per settimane, ma senz’acqua morirebbe in pochi giorni. Con argomentazioni meno drammatiche, osserva solo che ogni giorno, nell’intero pianeta, abbiamo bisogno di milioni di litri d’acqua per lavare, irrigare i campi, per raffreddare nei processi industriali, senza parlare di attività ricreative come piscine e centri per sport acquatici. Nonostante la nostra dipendenza dall’acqua, usiamo i bacini (fiumi, laghi, mari) come scarichi per ogni sorta di rifiuti e facciamo davvero poco per proteggere le nostre riserve d’acqua.
Diversi i tipi di inquinamento che caratterizzano l’acqua:

CIVILE: deriva dagli scarichi delle città, quando l’acqua si riversa senza alcun trattamento di depurazione nei fiumi o direttamente nel mare;
INDUSTRIALE: formato da sostanze diverse che dipendono dalla produzione industriale;
AGRICOLO: legato all’uso eccessivo e scorretto di fertilizzanti e pesticidi, che essendo generalmente idrosolubili, penetrano nel terreno e contaminano le falde acquifere.
Ci sono molte minacce alle nostre risorse idriche. Il petrolio riversato in mare uccide migliaia di uccelli marini e può rovinare sia gli impianti per la desalinizzazione che gli impianti industriali che utilizzano l’acqua proveniente da coste inquinate. Comunque, il petrolio può finire in mare per vari motivi, e produrre comunque gravi danni;a causa dell’arrivo sulle coste delle sostanze inquinanti che provocano varie malattie infettive, come ad esempio il tifo, il colera la salmonellosi.
Una cattiva gestione delle risorse esistenti può portare alla loro distruzione o forte riduzione, come per il lago d’Aral. Più vicino a noi, il Mare del Nord soffre di un forte inquinamento. Gran parte dell’inquinamento dei fiumi e dei mari causato dalle sostanze chimiche, provenienti principalmente dall’agricoltura. Un’altro tipo di inquinamento spesso trascurato è l’inquinamento termico.

Vi sono due tipi di soluzioni al problema dell’inquinamento:
NATURALI: ad esempio i fiumi che sono sempre stati in grado di depurarsi autonomamente perchè contengono dei batteri che decompongono le sostanze organiche provenienti dai resti di esseri morti.
UMANE: ad esempio i moderni depuratori, nei quali i liquami passano attraverso tre fasi distinte di trattamento. La prima, detta trattamento primario, comprende una serie di processi fisici o meccanici di rimozione dei detriti più grossolani, di sedimentazione delle particelle in sospensione e di separazione delle sostanze oleose. Nella seconda fase, detto trattamento secondario, si ossida la materia organica dispersa nei liquami. La terza fase, detta trattamento terziario, ha lo scopo di rimuovere i fertilizzanti per mezzo di processi chimico-fisici. Ci sono altre soluzioni come la riduzione della concentrazione di inquinanti sottoponendo il materiale ad un trattamento preventivo prima di scaricarlo nella rete fognaria e l’uso di bacini di decantazione o di vasche per la depurazione dei liquami.

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Il fenomeno del 2009: i muri pieni di coccinelle.

diego

Invasione di coccinelle a fine ottobre sui muri delle case bergamasche. Da Alzano ad Albino , da Bonate ad Ambivere fino a Cenate.
A Rovetta si raccontava della facciata della chiesa inondata di sole e punteggiata di animaletti . Sono arrivate soprattutto nelle zone più verdeggianti come la Conca d’ oro a Bergamo . Dal museo Caffi ha risposto Paolo Pantini, conservatore di zoologia degli invertebrati e riferimento nel settore dell’ azienda sanitaria di Bergamo “ il fenomeno non deve preoccupare . Non ci sono rischi di natura igienico sanitaria : esistono numerose specie di coccinelle, ma nessuna da problemi all’ uomo , anzi si tratta di un anticrittogamico buono “.
“La numerosissima presenza di coccinelle è dovuta allo sbalzo di temperatura che ne ha favorito la riproduzione. Semplicemente , le coccinelle cercano il calore e anziché stare fra le piante si spostano sui muri delle case , attirando la nostra attenzione.”

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Motori a ioni

Un motore a ioni è un particolare tipo di motore a razzo basato su una propulsione di tipo elettrostatico.
Per capirne il funzionamento, però, sarà utile fare un passo indietro e chiarire come funziona, in generale, la propulsione a razzo.
Consideriamo, per prima cosa, un‘automobile che avanza lungo una strada asfaltata. L’auto riesce a muoversi perché si genera un attrito dovuto al contatto tra ruote e asfalto. Le ruote, infatti, applicano alla strada una forza che tende a spingere la strada “all’indietro” mentre, per reazione, la strada esercita una forza che spinge l’auto “in avanti”. Nel vuoto o negli strati più rarefatti dell’atmosfera, un meccanismo del genere è reso impossibile dall’assenza del mezzo di contrasto: un razzo, a differenza di un’auto, non sa dove appoggiarsi per darsi una spinta.
L’accelerazione di un razzo è dovuta invece all’espulsione ad alta velocità di una grande quantità di particelle (propellente) che danno luogo a un fascio ben collimato. A questo meccanismo si dà il nome di propulsione (“a razzo”).
Per rendersi conto di come la propulsione possa essere efficace, basti pensare al rinculo di un fucile che segue l’esplosione di un colpo: se il fucile fosse libero di scorrere su un binario, il rinculo prodotto dallo sparo lo metterebbe in moto a una velocità il cui valore dipende dalla velocità del proiettile e dal rapporto fra la massa del proiettile stesso e quella del fucile. Questo fenomeno è facilmente spiegato ricorrendo a un principio fisico molto generale detto “principio di conservazione della quantità di moto”.
Le caratteristiche della propulsione che abbiamo elencato prima (gran numero di particelle espulse; elevate velocità di espulsione; collimazione del fascio) sono dovute proprio alla necessità di ottimizzare l’efficienza della spinta che viene applicata al razzo.
In generale, dunque, l’obiettivo di un motore a razzo è di generare una grande quantità di energia da trasferire alle particelle del propellente e di incanalare il propellente attraverso un ugello in modo da dar luogo al fascio propulsivo. È questo fascio ad essere, da un certo punto di vista, il punto di appoggio sul quale il razzo si “dà una spinta”.
I motori a razzo si differenziano tra loro per i meccanismi attraverso i quali “preparano” il propellente all’espulsione: se l’energia necessaria è fornita al gas da reazioni di combustione, si parla di propulsione chimica. È il caso di tutti i lanciatori in uso, dagli Ariane5 alle Soyuz russe, allo Shuttle della NASA.
Si parla invece di propulsione elettrica (non necessariamente ionica) quando il meccanismo per accelerare le particelle di propellente è, appunto, di tipo “elettrico”, comprendendo con questo termine una vasta classe di fenomeni elettromagnetici. Il motore ionico è un caso particolare di questa seconda categoria.
Veniamo allora al caso più semplice di motore ionico. Nei suoi elementi di base si tratta di una camera di ionizzazione all’uscita della quale è posto un condensatore le cui facce, distanti circa 1 mm, sono costituite da griglie metalliche a maglie relativamente grandi. Tra le facce del condensatore si fa in modo da stabilire una forte differenza di potenziale.
Il motore, nei suoi tratti essenziali, è pronto. Adesso va alimentato.
La camera di ionizzazione è quindi riempita con un gas neutro, come per esempio lo Xenon, che viene bombardato da intense scariche elettriche. Le scariche sortiscono l’effetto di strappare un elettrone all’atomo, lasciandolo carico positivamente. Quando uno ione positivo così formato penetra nel condensatore all’uscita della camera di ionizzazione, subisce una fortissima accelerazione, che lo scaraventa all’esterno. Ma le avventure dello ione non sono finite. Prima di essere espulso definitivamente attraverso l’ugello, infatti, lo ione deve attraversare una nuvola di elettroni, che induce una ricombinazione tra carica positiva e carica negativa, ricostituendo l’atomo di Xenon neutro. A questo punto l’atomo di Xenon, che si sta muovendo ad altissima velocità, è pronto per essere espulso attraverso l’ugello.
Come si vede, a differenza di quanto si crede di solito, un motore ionico non espelle particelle con carica elettrica. Se così fosse, per il principio della conservazione della carica, il veicolo spaziale stesso acquisterebbe una carica elettrica, che ridistribuendosi nelle varie parti della struttura potrebbe danneggiare la navicella stessa.
Un motore ionico simile a quello descritto è stato utilizzato nel 1998 dalla NASA per la sua navicella Deep Space 1, mentre una variante a plasma, che si basa su un effetto fisico più complesso (effetto Hall), è stato adottato per la sonda Smart-1 dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA).
Smart-1, che è la prima missione europea dedicata allo studio della Luna, è dotata di pannelli ad alta efficienza che catturano l’energia solare e la trasformano in energia elettrica che, a sua volta, alimenta il motore a plasma o elettrico-solare, come preferiscono definirlo gli addetti ai lavori. Dopo 13 mesi di sperimentazione del motore a propulsione elettrica, Smart-1, il cui nome è un acronimo dell’espressione inglese Small Missions for Advanced Research & Technology, piccole missioni per ricerca e tecnologia avanzata, si è perfettamente inserita in orbita intorno al satellite della Terra e in gennaio inizierà la sua indagine scientifica. Nel corso del 2005, Smart-1 mapperà l’intera superficie lunare ad alta risoluzione con una telecamera a colori, cercando di capire la composizione chimica delle rocce, un dato fondamentale per comprendere l’origine della Luna.
Smart-1 darà un’occhiata anche ai crateri lunari, cercando quelle tracce di acqua allo stato ghiacciato, che qualche anno fa le sonde Clementine e Lunar Prospector della NASA parvero avvistare, ma che successive indagini da Terra sembrano aver escluso.
Stefano Sandrelli Osservatorio Astronomico di Brera, INAF

Gen

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Da caveau di una banca ad orto-giardino

D.f

recupero area dismessa

recupero area Gismessa

In Giappone a Tokio dove non c’è assolutamente spazio per coltivare e ci sono solo case macchine e industrie a un brillante giapponese è venuto in mente di trasformare un ex caveau (parte della banca sotto terra molto ampia dove venivano messi i soldi) di una banca in un ristorante.
Per realizzarlo il primo problema è stata naturalmente la mancanza di luce solare, tuttavia ciò è stato risolto mettendo in combinazione dei led rossi con dei led blu che assomigliano molto allo spettro solare e sono sufficienti per la crescita delle piante più adattabili.
Il passo successivo è stato di portare giù acqua e terra. Fatto questo in centro al caveau è stata messa una grande vasca d’acqua dove addirittura crescono i fiori di loto!
Tutto intorno sono state messe piante orticole come insalata,  pomodori ecc..
I risultati sono incredibili: il giapponese con il suo caveau riesce addirittura a rifornire il ristorante sopra al caveau e questo giardino oltre che produrre ortaggi diventa anche un area relax per i dipendenti delle varie aziende presenti nell’area. Questo esperimento dimostra che  le tecnologie che abbiamo oggi se usate correttamente possono portare a cose molto positive e a grandi risultati, l’unica pecca di questa “invenzione” è il consumo di elettricità che tuttavia si può risolvere mettendo qualche pannello solare e quindi produrre ad  impatto 0.

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Coltivatori sul lastrico

e il latte dalle stalle alle…..stelle!!!

margherita

il prezzo del latte alla stalla è passato da 42 a 31 centesimi

il prezzo del latte alla stalla è passato da 42 a 31 centesimi

Se non si raddoppierà la produzione agricola mondiale si andrà in contro ad una crisi alimentare mondiale permanente. Secondo la Coldiretti questa crisi ha conseguenze sull’aspetto commerciale, sociale e delle relazioni internazionali. Entro il 2050 la produzione agricola dovrà raddoppiare per garantire cibo a sufficienza alla popolazione.
Però questo aumento di produzione non sarà possibile se i prezzi rimarranno quelli attuali. Per coltivare un ettaro di grano si spendono 300 euro in più rispetto agli altri anni. L’orzo costava 18 euro a quintale mentre ora è sceso a 13 euro al quintale, il frumento è passato da 19 a 14 euro al quintale, il mais dai 24 euro (veniva anche usato per le biomasse per questo il prezzo è aumentato vertiginosamente) è arrivato a 12 euro al quintale, la soia invece rimane alle stelle (in questo campo si ha avuto una perdita del 20-30%).
E per quanto riguarda gli allevatori, con vacche da latte, ormai è profondo rosso. Il prezzo del latte alla stalla non è assolutamente remunerativo e risulta essere molto più basso rispetto a quindici anni fa, è passato da 42 centesimi,di due anni fa, a 31 centesimi, mentre al negozio si paga 1.50 euro, con un guadagno del 350%. In questo modo gli allevatori riescono a coprire a malapena le spese dei campi, come fertilizzanti,concimi e , sopratutto, sementi, che sono in costante aumento; molte aziende hanno già chiuso per questo motivo e quelle che rimangono non devono sgarrare e potrebbero sparire anche i formaggi per mancanza di materia prima e ciò significherebbe un duro colpo per il “made in Italy”, già in gravi difficoltà, in quanto è in continuo aumento il latte importato da altri stati spacciato poi per latte italiano.
Per evitare che questo accada il Ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia ha mosso un piccolo passo in avanti, stabilendo l’etichettatura obbligatoria, che prevede l’obbligo di indicare la provenienza del latte e ha invogliato i consumatori a leggere queste etichette ed evitare di comprare prodotti stranieri.
Sono state fatte anche molte proteste e scioperi dagli allevatori, senza alcun risultato.
Però secondo me se le associazioni agricole: Coldiretti,Cia e Confagricoltura non si uniranno e faranno uno sciopero comune, non si otterrà mai nulla.

Gen

16

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Il mistero dei cerchi del grano

Marchese Mattia

L’enigma dei cerchi nel grano è il mistero che più di ogni altro ha affascinato l’uomo negli ultimi anni. I primi cerchi sono apparsi per la prima volta nelle campagne inglesi. I cerchi nel grano sono forme geometriche iimpressionanti infatti vengono creati trammite l’appiattimento della vegetazione senza spezzarla. Di solito questi cerchi appaiono la notte e raramente di giorno molto spesso su grano e mai su sabbia o neve. Il cerchio più grande è quello di milk hill che ha coperto un area di 10000 metri quadrati e più spesso sono larghi circa 30 metri. Il primo cerchio apparse nel 1975 in Inghilterra e in quest’ultima sembra appaiano 300 cerchi all’anno. Una persona ha visto di notte un diavolo che gli mieteva il campo di grano lasciandogli questi grossi cerchi. Alcuni studiosi dicono che è opera umana ma ogni volta che qualcuno lo sostiene inevitabilmente il discorso cade sul pitogramma di milk hill. Infatti questo cerchio cerchio è stato creato in una notte piovosa e quindi sfavorevole per l’uomo. Questo pitogramma comprende in totale 410 cerchi per un diametro di circa 280 metri qualcuno osservandolo vi ha visto realizzata una galassia. Nel 1997 uno studente,  Robert van der Broeke avrebbe visto mentre si recava a scola delle sfere luminose volteggiare neel’aria. Atratto dal fenomeno si sarebbe avvicinato perdendo i sensi una volta circondato dagli oggetti.Quando si risvegliò si trovò all’interno di un cerchio largo 12 metri.Nell’anno 2001 sempre lo stesso Robert e altri quatro amici assistirono ad un fatto sorprendente. I ragazzi videro 3 fasci di luce uno illuminava la loro casa un’altro il pagliaio di fronte e un altro ancora il campo di grano d’avanti a casa. Il mattino dopo trovarono un grosso pitogramma nel terreno.Questa stupenda e suggestiva storia però rimane tutt’ora una questione ancora aperta.

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Eclissi

jacopo

Un’eclisse di Sole può presentarsi soltanto all’epoca del novilunio, cioè quando il prolungamento della linea immaginaria che attraversa il centro del Sole e quello della Luna tocca o sfiora la superficie della Terra. Questo avviene quando il Sole e la Luna hanno pressoché la stessa longitudine geocentrica.

Un’eclisse di sole

Inoltre la Luna deve trovarsi in prossimità del nodo ascendente o discendente l’altra invece si chiama eclissi lunare ovvero è il contrario di quella solare parò al centro c’è la terra , una volta che i tre corpi celesti ( sole , terra e luna ) si sono allineati i raggi del sole colpiscono l’atmosfera della terra provocando l’illuminazione della luna di un colore rosso.
Quella immagine che vedete è stata scattata il venerdì 15 gennaio 2010 essa si e verificata nei seguenti luoghi : dall’africa centrale , alle Maldive , all’india meridionale , allo Sry Lancka , Maynmar, Cina e in Europa si è verificata una eclissi parziale . QUESTA ECLISSI avvenuta in questi luoghi è durata 11 minuti e 8 secondi la più lunga dell’millennio e hanno già calcolato quando si verificherà un’altra “totale“ . L’ECLISSI DI OGGI

La prossima
Il 23 dicembre del 3043.
Da l’ astronomo J .L

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Ignorante "io"

Per Natale ho regalato dei fiori a mia madre
A Natale ho regalato un mazzetto di fiori a mia mamma.
Per farmi perdonare i brutti voti che porto a casa da scuola.
Appena glie li ho consegnati lei mi ha detto “Mi sono persa qualche cosa?…è il mio compleanno?”. Le ho risposto” A dire la verità te li ho regalati per farmi perdonare i voti che stò portando portando a casa”
Mi ha guardato stupita, mi ha ringraziato per il pensiero, ma poi mi ha risposto “Grazie ma non basta… è troppo tardi; avrei preferito di gran lunga dei bei voti!”
Appoggiò i voti e se ne andò fuori in giardino .
Sono salito in camera mia sapendo che i fiori non bastavano, mi sono seduto sul letto e ho pensato:” Mi devo svegliare prima!… Ignorante io!!”.

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L'Etnaaaaaaaaaaa!!!!!!!!

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Dal web: Russa la centrale idroelettrica dei record

Secondo Irkoutskenergo la sua centrale idroelettrica di Bratsk (Nella foto), sul fiume Angara, nella Siberia orientale, avrebbe fornito stamattina il mille-miliardesimo kilowattora di elettricità dalla sua messa in funzione, «Battendo il record assoluto di produttività tra tutte le centrali russe e dell’Eurasia. Questa quantità sarebbe sufficiente a coprire i bisogni della Russia durante un anno sull’insieme del suo territorio, da Kaliningrad (Baltico) a Vladivostok (Pacifico)».

Si tratta di una centrale da 4.500 MW, costruita tra il 1954 e il 1967, in piena epoca di industrializzazione ed elettrificazione sovietica, che è rimasta per anni la più grande centrale idroelettrica del mondo e fornisce fino a 30 miliardi di kWh di elettricità ogni anno.

Attualmente sono in corso lavori di modernizzazione, 5 nuove turbine sono già state installate e porteranno ad un notevole aumento della produzione di energia. Una sesta turbina è già stata fornita alle centrale. La fine dei lavori di adeguamento e rafforzamento produttivo è prevista per il luglio 2010. La Irkoutskenergo, la centrale sovietica dei record, potrà sfidare ancora, in termini produttivi, le nuove dighe giganti asiatiche, come quello delle Tra Gole sullo Yangtzé in Cina.

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Olio ad impatto 0

D.f


Lorenzo Fasola è un produttore di olio attualmente residente a Bologna.
E’ un grande amante della natura, attualmente ha un azienda che produce olio, tuttavia non è ancora completamente a impatto 0. Infatti per un industria con 12000 ulivi non bastano i pannelli solari applicati sopra alle vecchie cascine.
Allora Fasola si è rivolto ad una ditta austriaca per farsi installare una stazione elettrica solare,
Questo particolare pannello installato dalla ditta austriaca è in grado di girare come un girasole e prendere la maggiore quantità di raggi possibile. Questi pannelli ricaricano tutti i mezzi (trattori ecc.) che servono per il lavoro, naturalmente sono tutti elettrici.
L’unico problema è l’aspetto paesaggistico in quanto vedersi tutte queste casa elettriche in mezzo alla campagna fa un pò impressione tuttavia contando il risparmi per l’ambiente che c’è utilizzandoli sono una cosa positiva.
In molti pensano che l’ utilizzo di questi mezzi sia come andare indietro nel tempo ma per Fasola è andare nel futuro in quanto tra dieci o vent’anni quando le risorse finiranno tutti dovranno adeguarsi ad utilizzare un sistema simile.

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Mar Mediterraneo invaso dagli….alieni

pacoale

L’alga assassina

Secondo l’Icram (Istituto per la ricerca applicata al mare), 565 specie, ovvero circa il 20 per cento di tutti gli esseri viventi in Mediterraneo, provengono da altri mari. Il dato più importante però, riguarda la velocità con cui questo fatto si verifica: negli ultimi cinque anni è stata rilevata più di una nuova specie aliena al mese. Le cause di queste invasioni sono molteplici. La principale è costituita dall’innalzamento della temperatura dell’acqua, dovuto ai mutamenti climatici del pianeta, al quale è corrisposto un aumento della salinità, che interventi umani. Il 69 % degli “alieni” presenti in Mediterraneo, giunge infatti dal Mar Rosso, mentre il 29 % dall’Oceano Atlantico. Tra le principali specie che meglio si sono adattate al Mar Mediterraneo, vi è il barracuda del Mar Rosso, cresciuto nel corso degli anni sia di numero che di taglia. Il pesce carnivoro ha creato scompiglio soprattutto nei luoghi dove convive con la spigola, che, essendo predatore solitario è incapace di competere nell’attività di caccia con i branchi di barracuda. Un altro esemplare dimostratosi a proprio agio nelle acque del Mediterraneo è il pesce flauto, tanto da arrivare nel giro di tre anni dalle coste del Libano a quelle italiane. Alcuni migratori sono anche pericolosi per l’uomo: tra questi, il pesce palla argenteo le cui carni, se ingerite crude, possono risultare letali, oppure il pesce scorpione con i suoi aculei velenosi, segnalato finora solo in Israele. Il caso più eclatante di invasione aliena resta tuttavia quello della Caulerpa taxifolia, definita anche alga assassina. La taxifolia ha capacità riproduttive incredibili e, nel giro di dieci anni, dalle coste di Montecarlo si è propagata in tutta la nostra penisola. L’alga si è sviluppata in Mediterraneo molto probabilmente a causa di una negligenza degli addetti del Museo Oceanografico di Monaco che, nel 1984, la lasciarono sfuggire in mare. Ciò, ad ogni modo, non può essere affermato con assoluta certezza, in quanto un importante veicolo di introduzione delle specie aliene è rappresentato dalle acque di zavorra delle navi cisterna e dalle incrostazioni delle carene, responsabili secondo alcuni scienziati di aver introdotto in Mediterraneo circa 6.000 tipologie di esemplari, la maggior parte delle quali è stata incapace di riprodursi.

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Il ritorno del lupo

margherita

Il lupo è un animale che da sempre affascina e attira l’attenzione, soprattutto negli ultimi dieci ann
i in Svizzera dove sta ritornando a ripopolare il territorio. Questo ripopolamento ha avuto inizio nel 1995 e si sta espandendo sempre di più: ha raggiunto lo spazio alpino dell’Italia e della Francia e sta raggiungendo le Alpi centrali. Ma sul territorio svizzero ci sono ancora molti ostacoli, uno di questi è (come di consueto) l’uomo. La porta d’ingresso principale per entrare in Svizzera è il Vallese da cui poi si può accedere ad un altro cantone, ma purtroppo il lupo non può attraversarlo perché qui ci sono le pecore al pascolo e, quando è affamato le attacca, per questo i pastori li abbattono. Questo fenomeno non fa che peggiorare la situazione: i lupi rischiano l’estinzione e ora che si intravede un barlume di speranza sulla loro sopravvivenza, arriva l’uomo, che come al solito rovina tutto, solo perché questo povero animale affamato uccide una o due pecore per non morire di fame; io penso che noi faremmo lo stesso se non mangiassimo da giorni interi, e poi le pecore mica rischiano l’estinzione!!!e se ne trovano a milioni. La caccia al lupo è tutt’ora assolutamente vietata e per chi infrange questa regola sono previste severe punizioni. Anche se rimangono in circolazione i bracconieri che non perdono un minuto per abbattere un innocente animale in cambia di denaro.
Il wwf è prontamente intervenuto: ha fatto un sondaggio da cui è risultato che solo il 20% della popolazione svizzera non accetta il lupo. Per tanto ha dichiarato di voler suscitare, in futuro, dibattiti costruttivi sulla convivenza con il lupo e sulla protezione delle greggi senza nessuna
E ricordiamoci che il lupo è l’antenato del nostro fedele cagnolino e quindi, come si ha rispetto per il cane, lo si deve avere, a maggior ragione, per il lupo.

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Il giorno del “si” diventa ecologico

margherita

Il giorno del “si”più importante della vita di alcune persone diventa ecologico, all’insegna del risparmio e quindi evitando sprechi e del rispetto dell’ambiente. Non è solo un iniziativa di qualche ambientalista convinto ma risulta essere un’abitudine che tende a diffondersi in tutto il mondo. Un matrimonio “a cinque stelle” si può ottenere anche risparmiando. Si tratta di un matrimonio ecologico dedicato a chi non vuole inquinare l’ambiente e vuole lasciare un impronta positiva sul nostro pianeta. Si possono stampare le partecipazioni su carta riciclata, creare un giorno di festa tra banchetti ecologici e passeggiate nel verde, scegliendo il luogo del ricevimento in modo che gli invitati possano raggiungerlo senza utilizzare l’auto. Il vestito della sposa è interamente formato da biopolimeri di mais biodegradabile mentre quello dello sposo è un completo di lino bianco,per gli addobbi in chiesa si utilizzano fiori organici, poi per la cena delle spezie o prodotti locali serviti in cesti. Questi sposi vengono chiamati “ecofriendly”, solitamente sono una coppia di giovani laureati, appartenenti ad una classe sociale medio – bassa e fanno volontariato e viaggiano molto.
Il primo matrimonio ecologicamente corretto è stato celebrato in Brasile, a San Paolo, gli sposi erano un ingegnere spagnolo e una presidentessa di un’associazione di assistenza brasiliana. Sposi e invitati sono arrivati a piedi o in bicicletta. In questo il vestito della sposa è stato confezionato dagli anziani delle favelas ed era formato da bottiglie di plastica; ai piedi portavano entrambe sandali fatti con pneumatici riciclati fabbricati dai detenuti di un carcere in Brasile. Le fedi invece sono state fabbricate da una comunità indigena in Amazzonia ed erano di oro e fibra di cocco.

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Dal web

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Cos’è l’energia solare?

Desalinizzazione

Il deserto come un’enorme centrale elettrica e il mare come un’immensa brocca d’acqua. Due soluzioni per il global warming e il collasso energetico prossimo venturo. Anzi, due soluzioni che cavalcano il mutamento climatico per il bene dell’umanità.

Nel primo caso, si tratta di sfruttare il sole a piombo sui deserti africani per portare la corrente ai 600 milioni di abitanti del Continente nero che ne sono ancora esclusi. Non solo, secondo alcuni calcoli si potrebbe creare così tanta energia da renderne disponibile un certo quantitativo per l’export, offrendo così una nuova opportunità economica per l’Africa.

Nel secondo, di affrontare il dramma della carenza d’acqua potabile in vaste aree del pianeta con la desalinizzazione di quella del mare. Sarebbe la classica quadratura del cerchio, se è vero che che il global warming determinerà il progressivo scioglimento dei poli, l’esaurimento dei ghiacciai – e dei fiumi che vi si formano – e la crescita del livello del mare.

Ma il punto è, si può fare?

Per quanto riguarda il sole nel deserto, pare di sì. Da una conferenza sulle energie alternative che si è tenuta a Nairobi, è emerso che ogni km quadrato di deserto potrebbe offrire l’energia equivalente di un barile e mezzo di petrolio. E la tecnologia necessaria non è neanche delle più difficili.

Gerhard Knies, project manager della Trans mediterranean Renewable Energy Cooperation (TREC) ha dichiarato di fronte ai leader di nove Paesi africani che il deserto assorbe ogni anno energia 700 volte superiore a quella di cui avrebbe bisogno il genere umano. “E’ come se 25 centimetri di petrolio piovessero sul deserto ogni anno”.

Per catturare questa energia basterebbe un sistema di specchi e tubazioni che concentrino il calore solare in modo da far bollire l’acqua necessaria ad azionare una vecchia turbina a vapore.

L‘energia solare è già utilizzata in Africa in alcuni esperimenti campione. Nella regione senegalese di Mekhe, alcuni villaggi hanno beneficiato di un progetto a cui ha partecipato anche Fratelli dell’Uomo, che punta all’autosfficienza energetica proprio attraverso il fotovoltaico.