Dic

30

By potatore

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Forse…uno spot per l'ambiente…

Matteo Caliendo
Esiste un’invenzione più bella dell’automobile? …
da quando esiste ha reso la nostra vita più piacevole e ha contribuito alle grandi rivoluzioni della società.. ma..
oggi è ancora in sintonia con la società?
Perchè qualcuno può viaggiare? mentre altri possono a malapena spostarsi?
perchè il piacere di alcuni deve pesare sulla vita di altri?
perchè godere della nostra vita oggi implica una minore qualità della vita domani?
crediamo che sia ora di cambiare le cose…
questo reclama un noto spot pubblicitario di una casa automobilista relativamente conosciuta; secondo me la migliore pubblicità mai studiata, sicuramente muoverà qualcosa nel cuore di chi la vedrà…
speriamo però predichi bene razzolando altrettanto bene!
colgo l’occasione per augurare un felice 2010.
http://www.youtube.com/watch?v=FE-PxivOE-4
questo è il link per poterla vedere! cliccate numerosi e dedicate pochi istanti all’ambiente. . .

…” ad un tratto tutto sembra diverso ma…sei cambiato tu…è cambiato il mondo…o è cambiato il tuo modo di osservarlo…?” M.c.
35th ANNIVERSARY ..”si riparte…ma abbiamo veramente una marcia in più?”

Dic

29

By potatore

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L’ Arno invaso da pesci ‘alieni’

stefano

L’ abbiamo popolato di alieni, e adesso la colpa è nostra: se i pesci originari dell’ Arno sono ridotti a un manipolo di profughi impauriti, scacciati dalle loro nicchie, depredati del cibo, braccati dagli invasori o addirittura divorati. Abbiamo trasformato l’ Arno in un fiume «mostruoso», facendolo abitare da creature che sembrano saltar fuori da un film di fantascienza degli anni cinquanta: pesci siluro, gamberi killer, vongole giganti, rane toro, cozze zebrate. Tutte specie definite, appunto, aliene. Cioè non originarie di qui, ma che qui in qualche modo sono arrivate. «Ma non certo con i dischi volanti né da soli con le loro pinne, zampe o code che siano. Nell’ Arno ce li abbiamo messi noi uomini. C’ è sempre qualcuno che per disattenzione, estro del momento o per ferrea volontà fa arrivare a destinazione questi animali» dice Giovanni Menduni, segretario dell’ Autorità di bacino dell’ Arno. Si butta in Arno l’ enorme pesce siluro per rendere più avvincente la battuta di pesca, si svuota nel fiume l’ acquario di casa per disfarsi del piranha o della tartaruga esotica, ecco come arrivano gli alieni a Firenze, coltello e insieme ferita di questo Arno: ne stravolgono l’ equilibrio naturale, facendo strage delle specie autoctone, razziando cibo, spazi e futuro a chi nel fiume ha diritto di abitarci da sempre perché ci è nato, ma allo stesso tempo sono essi stessi il segnale di un malessere più profondo. «La presenza degli alieni ci dice quanto male l’ uomo stia facendo all’ ambiente» dice Carlo Scoccianti, biologo, consulente dell’ Autorità: «Scarichi, inquinamento, cantieri, abusivismo hanno talmente indebolito la resistenza delle specie autoctone nel fiume, da renderle facile preda dei nuovi arrivati. La vera mostruosità non sono loro, ma ciò che l’ uomo sta facendo alla natura». Colpa nostra, dunque, se il pesce siluro, aggressivo bestione baffuto che raggiunge anche i due metri di lunghezza e i cento chili, sta facendo polpette dei cavedani e delle paperelle dell’ Arno: è originario del Danubio, ma da anni sguazza anche qui: «E ovviamente ci è stato buttato: ormai è dappertutto, anche a Bilancino, anche nella Greve» dice Annamaria Nocita, naturalista. E’ una vera esperta di alieni: tra i pesci ne ha individuate oltre una ventina di specie, e i primi due siluri in Arno li ha trovati lei nel ‘ 98, proprio nel tratto cittadino. Liberarsi dei siluri è praticamente impossibile: per regolamento, se vengono tirati su durante le gare di pesca, poi devono essere ributtati nel fiume. Bisogna, se non altro, fare in modo che non ne arrivino più». Nel nord Italia si fanno delle vere e proprie battute di caccia: l’ anno scorso la Provincia di Rovigo ha offerto una taglia di 26 centesimi al chilo per ogni siluro pescato. Un altro pesce siluro presente nell’arno, anche questo baffuto, è il pesce gatto: è di origine americana e si adatta anche nelle condizioni più proibitive,quando il fiume è in secca può sopravvivere per un certo periodo sepolto nel fango. Anni fa ce n’ erano tantissimi, ma adesso non se la passa troppo bene, spodestato da un altro competitore, il pesce gatto a pallini, una specie di cuginastro che lo sta rapidamente sostituendo. L’ ultimo alieno passato per le mani della dottoressa Nocita è la cozza zebrata: l’ hanno trovata quest’ estate nel lago di Bilancino. E anche questa creatura, più piccola delle cozze classiche, ma con strisce bianche e nere che le hanno valso il soprannome zebrata, non dovrebbe essere qui: la sua origine è nel Mar Caspio. Si attacca alle chiglie delle barche, e così si sposta. Da anni è segnalata nel nord d’Italia. E’ capace di distruggere diciannove specie di acqua dolce, e provoca danni alle condutture degli impianti di filtro dell’ acqua. Un altro famoso alieno dell’ Arno e dei suoi affluenti è la vongola gigante: un grande mollusco con una conchiglia ovale e panciuta, larga fino a 20 centimetri. Vive nelle acque stagnanti o che fluiscono lentamente, filtra continuamente schifezze, il che la rende inadatta per gli spaghetti, ma perfetta per usarne il guscio come posacenere. Il Ròdeo Amaro, altro pesce forestiero dalle carni appunto amarissime, la sfrutta biecamente come un’ incubatrice, inoculandole al suo interno le uova: quasi ci fosse una sorta di solidarietà tra alieni. Il gambero killer, è forse il più noto fra gli invasori: viene dalla Louisiana, un paio di anni fa andò perfino in televisione. Era il periodo riproduttivo del gambero, e una lunga fila di questi animaletti, simili a piccole aragostine, scavalcò l’ A1 per passare da una parte all’ altra dell’ autostrada, creando non pochi incidenti. E’ voracissimo, tritura le larve di tutto quello che trova. E’ stato introdotto anche in Italia, dall’ America via Spagna, perché è cicciotto e si mangia. Devastante per le altre specie. Tralasciando il piranha che alla fine degli anni Ottanta fece la sua comparsa in Arno, scaricato da qualche amante dell’ esotico, e stecchito però dalle basse temperature invernali dell’ acqua, la carrellata aliena potrebbe andare ancora avanti.

Dic

27

By potatore

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Mar Rosso?

il mare tinto di rosso durante il massacro

il mare tinto di rosso durante il massacro

Invidiosi del mar Rosso egizio, gli abitanti delle sperdute isole Fær Øer ogni anno lo simulano nelle loro acque. Il rosso però non viene dalla sabbia. I delfini e  balena, all’inizio di ogni estate, vengono spinti sulla costa e trucidati con ogni tipo di lama a portata di mano; considerata dagli abitanti una tradizione, ha poco a che fare con la sopravvivenza economica delle isole. Le urla dei delfini, quasi identiche a quelle umane, riempiono le coste, e il loro sangue tinge l’acqua. A favore dell’abolizione di questa abitudine, il blog di Beppe Grillo si è distinto per l’iniziativa di diffondere le informazioni a proposito di questo massacro.

Dic

26

By potatore

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Mamma, ti leggo un libro!

DIEGO
[email protected] | 151.68.174.192

Distratti dal web e t , concentrati sul telefonino, i ragazzi sembrano non amare i libri. Invece, leggono più degli adulti.
C’è chi ai libri lascia prendere la polvere sopra la scrivania, chi li usa per fermare le porte quando c’è la corrente d’aria, chi li allinea sugli scaffali per fare bella figure coi compagni… E però c’è anche chi i libri li coccola e li giusta, li sceglie uno per uno, ne sottolinea le frasi più emozionanti ne coglie i particolari e quando li trova interessanti lo rilegge per la seconda volta.
Per certi ragazzi i libri non sono un bene, per, invece li trattano come se fosse oro per il loro cervello. La fascia d’ eta in cui se constata una particolare attenzione per la lettura è stata quella tra gli 11 e i 14 anni, perciò i ragazzi che frequentano le scuole medie leggono più di altri,  ma non tutti. Ci sono ragazzi che scelgono il libro attraverso la copertina chi in base al titolo e chi invece dal numero di pagine.
I generi più scelti dai ragazzi sono classici e fantasy , alle ragazze colpisce il romanzo rosa.
CON QUESTO VORREI DIRE CHE LA LETTURA è ORO PERIL NOSTRO FUTURO.

Dic

23

By potatore

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La strada ecologica.

Davide Dipierro

Ho letto su un famoso giornale di automobili che dei progettisti hanno ideato un tipo di strada che sfrutta la scorrere delle machine per creare energia elettrica. L’ idea è nata da un gruppo di progettisti a Dubai, questo tipo di strade inizialmente progettate per coprire l’energia elettrica consumata dai lampioni vicino alle strade può portare con un miglioramento alla produzione ecologica di energia elettrica per le case vicine facendo così risparmiare molto sulla bolletta e sul’ elettricità. Secondo me e un ottima idea soprattutto se questo tipo di impianti si mettessero sulle strade dove presiede molto traffico.Si produrrebbe molta energia!

Dic

22

By potatore

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Le ingiuste estinzioni degli animali

marta

Il tilacino, detto anche Lupo marsupiale, è un mammifero marsupiale classificato Thylacinus cynocephalus nella famiglia dei dasiuridi. Quasi certamente estinto in tempi recenti, era diffuso unicamente in Tasmania. Aveva le dimensioni di un piccolo lupo e somigliava in tutto e per tutto a un cane, salvo che per l’aspetto della coda, piuttosto rigida, per la forma affusolata delle parti posteriori e per il numero di dita, che nel tilacino sono 5 per zampa. Il pelo era corto e ruvido, di solito color marrone-giallastro con evidenti strisce nere sul dorso. Non potremo più vederlo ormai, tranne che per ricostruzioni compiuterizzate, come d’altronte TANTISSIMI altri animali.

Ora io mi chiedo…. perché l’uomo deve essere cosi crudele con gli animali? Insomma, se essi si estinguono è per pochissima parte colpa dell’ambiente e delle circostanze naturali. La maggior parte della colpa va all’uomo, che con la sua ignoranza sta distruggendo gli equilibri naturali del nostro pianeta. Non solo, molte specie si estinguono per la caccia, e molto spesso non per procurarsi il cibo. Ma per parti degli animali stessi, come le ossa, i denti e la pelle di tigre, o l’avorio delle corna dei rinoceronti e degli elefanti. Ora, a cosa servono?????????? Soltanto ad arricchirsi!! Non mi sembra giusto uccidere cosi degli animali (lo fanno clandestinamente in tutto il mondo anche se la legge lo VIETA ASSOLUTAMENTE!) per ricavarne denaro, sconvolgendo cosi tutti i sistemi naturali! Questa è la mia opinione… commentate e esprimete la vostra a questo riguardo.

Dic

21

By potatore

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Il reattore nucleare "naturale"

Messaggiodi jacopo il 14/12/2009, 19:54

Cosa è il reattore nucleare naturale?
Nel giugno del 1972 un controllo su una partita di uranio naturale destinata all’ Unione Sovietica rilevò una percentuale più bassa di uranio 235 che fece quasi nascere un incidente diplomatico, fino a quando non si scoprì che la causa non era umana, ma naturale. La partita proveniva dalla miniera di OKLO in Gabon (Africa), e le indagini scientifiche rivelarono che all’ incirca due miliardi di anni fa un ingresso naturale di acqua nel giacimento aveva innescato una reazione a catena che è durata per centinaia di migliaia di anni producendo oltre 2500 chili di plutonio e circa 6 tonnellate di prodotti di fissione. Le tracce di questo reattore naturale sono ancora ben chiare, anche se la pericolosità delle sue scorie si è completamente annullata nel corso dei millenni. Si calcola che il “reattore” naturale avesse di per sé un diametro di circa 5 metri.
Una reazione nucleare a catena avviene quando dei neutroni creati dalla scissione dell’ uranio bombardano altri atomi di uranio, generando in tal modo altri neutroni.
Se non vi sono sufficienti “moderatori” da ghermire i neutroni in eccesso, si verifica un’esplosione nucleare. Se i moderatori invece sono troppi, il processo si estingue rapidamente. Teoricamente sono necessarie determinate condizioni perché si verifichi una reazione nucleare a catena: la concentrazione dell’uranio deve essere elevata; ci vogliono un moderatore e un raffreddante e la zona deve essere relativamente priva di sostanze atte ad assorbire i neutroni, le quali potrebbero impedire la reazione stessa. Un’ indagine geologica nella regione di OKLO in Gabon così come essa si presentava presumibilmente durante l’Era Pre-Cambriana .
Nuovi studi sono stati di recente pubblicati nel mese di ottobre 2004 sulla rivista “Physical Review Letters” in merito ai reattori nucleari naturali scoperti nella regione di OKLO (Gabon) nel 1972 e che avrebbero prodotto l’equivalente in calore di una centrale da 100 000 kilowatt per un periodo di circa 150 000 anni. Gli scienziati avevano già capito che l’ uranio contenuto nelle vene di minerale delle rocce era entrato in una reazione a catena autosostenuta che produceva un intenso calore. Il problema era capire come il tutto non si fosse tradotto in una reazione a catena incontrollata conclusa con una esplosione o con la fusione delle rocce. Alex Meshik dell’Università di Sain Louis nel Missouri ha scoperto che la reazione si accendeva e si spegneva naturalmente: a periodi di attività di 30 minuti seguivano fasi di riposo di circa due ore e mezzo. Ed era proprio questo meccanismo di regolazione naturale dovuto alla presenza di acqua nelle rocce che evitava che la reazione a catena diventasse incontrollata e portasse a una esplosione o alla fusione delle rocce . Praticamente la chiave di tutto era l’acqua. Quella che si trovava nel terreno vicino al reattore veniva trasformata in vapore, che si intrufolata tra il materiale nucleare. Poichè l’ acqua rallenta i neutroni, e quindi è capace di fermare una reazione di fissione, il reattore si spegneva per un po’. Poi, scomparso il vapore, la reazione nucleare si riavviava e tutto ricominciava daccapo in un ciclo fatta da trenta minuti di attività e due ore e mezza di “sonno”.

Dic

20

By potatore

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Salviamo la terra

  1. sara azzaro posted on 15 dicembre 2009:

    SALVIAMO LA TERRA :
    Secondo l’organizzazione metereologica mondiale, gli ultimi 10 anni sono stati i più caldi mai registrati dal 1850(anno in cui sono iniziate le rilevazioni); solo in Italia, riferisce il consiglio nazionale delle ricerche, dal 2000 la temperatura è cresciuta di 1.3 gradi ripsetto alla media delgi ultimi 2 secoli.
    Le Maldive, nell’oceano Indiano,Tuvalu,nell’oceano Pacifico finiranno sott’acqua, mentre metropoli come Londra,New York o Shangai dovranno investire miliardi di euro per difendersi dalle inondazioni.

    Isole maldive

    Isole maldive

    E la terza volta che si cerca un accordo per stabilizzare la concentrazione di gas serra nell’atmosfera a un livello capace di prevenire una pericolosa interferenza antropogenica nel sistema climatico.
    Bisognerebbe ridurre gli oltre 28 miliardi di tonnellate di co2 che ogni anno emettiamo nell’atmosfera.
    Perchè l’eccesso di co2 è il principale responsabile dell’innalzamento delle temperature.
    Secondo l’energia internazionele dell’enrgia un euro investito in apparecchiature elettriche, fa risparmiare due euro in consumi.
    Con l’alluminio sprecato dalgi americani in soli 10 anni, si potrebbe costruire l’intera flotta aerea mondiale,oltre 18 mila velivoli di linea le cui fusoliere sono realizzate per la maggior parte di alluminio.

    per ottenere mezzo chilo di carne si consumano 22 mila litri dacqua

    per ottenere mezzo chilo di carne si consumano 22 mila litri d'acqua

    Dall’altra parte, negli ultimi 50 anni il consumo di carne è salito del 50 per cento nei paesi industrializzati e del 200 per cento in quelli in via di sviluppo : per ottenere mezzo chilo di carne si consumano 22mila litri di acqua e gli allevamenti sono tra i maggiori produttori di metano, seconda causa dell’aumento delle temperature.

Dic

18

By potatore

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Bevi l'acqua di casa!

acqua rubinetto

Bevi l’acqua di casa, la nuova campagna di Altroconsumo

“Bevi l’acqua di casa”: è lo slogan della campagna di Altroconsumo per diffondere la cultura dell’acqua del rubinetto e dare un colpo di piccone ai pregiudizi, propagati ad arte, che l’hanno trasformata nella sorella povera e meno sicura di quella in bottiglia. Non è così: l’acqua del rubinetto non è un ripiego più economico, ma una scelta intelligente, che fa anche risparmiare.

Dedicata ai diffidenti
È un peccato non berla. L’acqua che scorre dal rubinetto di casa è generalmente di buona qualità, anche per quanto riguarda gli inquinanti più insidiosi e incriminati, come pesticidi e solventi. Spesso non ha nulla da invidiare all’acqua minerale, come dimostrano i risultati della nostra inchiesta in 35 città.

Dedicata ai disinformati
Prima di consumare soldi inutilmente in acqua in bottiglia o in filtri domestici, informati bene sulla qualità dell’acqua consegnata dal tuo acquedotto: il più delle volte è già adatta, così com’è, all’uso alimentare. Di tutta la famiglia.

Dedicata ai palati esigenti
Non ti piace il sapore dell’acqua di rubinetto? Ricorda che il cloro è un gas: evapora facilmente se l’acqua viene fatta riposare in un una caraffa per qualche minuto prima di berla. Se poi la metti in frigo, perde qualsiasi retrogusto.

Dic

18

By potatore

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"Impressioni" d'inverno

  1. Davide Dipierro posted                                                           FREDDO BRRRRRRRRRRRR!!!!!

File:Paesaggio neve.jpg
Sono ormai quasi due settimane che le temperature si sono abbassate e si sente!Io la mattina prima di arrivare alla pensilina del bus che dista da casa mia circa 1 Km gelo e giusto ieri sera ci ha colpito una debole nevicata che non ha prodotto tanto disagio (peccato pensavo che le vacanze natalizie potessero addirittura allungarsi). I metereologi parlano di aria fredda proveniente dalla Siberia che venerdì notte (oggi) porterà a nevicate intense (sinceramente non ci credo molto a volte sparano proprio a zero) che proseguiranno poi nella mattinata di sabato e che poi lasceranno spazio ad una domenica soleggiata e ad un ritorno del gelo e di neve il lunedì e il martedì.Beh io spero che venga una bella nevicata che ci rallegri un po e che soprattutto ci faccia rimanere a casa da scuola! E poi su non succede tutti i giorni di svegliarsi con il panorama di un bellissimo paesaggio imbiancato..

Dic

17

By potatore

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Notizie "gelide" dalla tribuna

A.S.D CENTRO SCHUSTER e   A.S. SANGIULIANESE  2-2 Milano Parco lambro. Troppa tv rovina lo sport e il calcio tra “domenica sportiva” e “Domenica stadio” da esempi ai giovani poco edificanti e  i giovani smettono di giocare e imitano stupidamente i grandi o meglio i lati peggiori dei grandi. Partita molto corretta e discretamente giocata da entrambe le squadre: leggera supremazia d’attacco lo Schuster e ordinata difesa della San Giulianese. Al 31″ espulsione per gioco pericoloso in area avversaria ,  pedata in faccia al difensore, qualche protesta ma la cosa sempra essere finità lì. In pieno recupero brutto fallo in area e rigore trasformato: apriti cielo, quanto visto in tv si riaffaccia nelle menti, la moviola, il commento, il processo , l’appello e caspita pareggiare che freddo ……………………dimenticavo che bella cinquecento

Dic

16

By potatore

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Albero?

opera d’arte? esempio di purificazione atmosferica? ombra di vegetale?……….a voi definire tanto estro artistico

Dic

16

By potatore

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San Rossore

Giustranti Alessandro

San Rossore (dal nome popolare di San Lussorio) è una frazione di Pisa, nelle cui vicinanze si trova la celebre tenuta, in passato proprietà diretta del Presidente della Repubblica (già del Re d’Italia), che oggi, in seguito alla convenzione effettuata tra il Presidente Oscar Luigi Scalfaro e la Regione Toscana, fa parte del patrimonio della Regione Toscana.
In epoca romana le zone limitrofe, formanti l’attuale Parco di Migliarino, San Rossore, Massaciuccoli, costituivano una palude, parte dell’antica laguna che, fino al VI secolo, si estendeva a sud fino alla città di Pisa. In epoca alto medievale la zona rimase selvaggia e utilizzata dalle popolazioni locali per lo più come luogo di rifugio. Le continue esondazioni dei fiumi vicini, Arno e Serchio, portò ad un graduale interramento della laguna e alla formazione di una palude destinata a durare fino al XII secolo.
Dopo il 1000 la zona subì un notevole incremento della popolazione ecclesiastica e religiosa grazie alla nascita di diversi monasteri, dedicati a Santa Maddalena, San Bartolo e San Luxorio. Quest’ultimo era un soldato cristiano che subì il martirio in Sardegna sotto Diocleziano, agli inizi del IV secolo. Nel 1080 le sue spoglie furono traslate nella chiesa del monastero che sorgeva presso le attuali Cascine Vecchie. Da quel momento la zona prese il nome di San Luxorio, trasformatosi nel tempo in San Rossore.
Nel 1422 i monaci di Ognissanti a Firenze vennero in possesso della reliquia del cranio di san Lussorio. Per onorare questa preziosa reliquia venne commissionato un reliquiario nella forma di busto, che venne affidato a Donatello. Nel 1591 il busto arrivò a Pisa.
Con l’Unità d’Italia la Tenuta divenne proprietà del primo Re d’Italia, Vittorio Emanuele II.
Con la fine della seconda guerra mondiale e la caduta della monarchia, San Rossore diventò proprietà della Presidenza della Repubblica. Fino alla fine del XX secolo i capi di Stato italiani frequentarono la tenuta con le famiglie o con ospiti importanti.
Nel 1999 il presidente Oscar Luigi Scalfaro dona la proprietà di San Rossore alla Regione Toscana, che ne demanda la gestione all’Ente Parco Migliarino San Rossore Massaciuccoli. Oltre alla salvaguardia e alla valorizzazione del grande patrimonio ambientale e naturalistico della Tenuta, l’Ente ne gestisce le attività economiche, agricole e zootecniche, quelle di tipo biologico, le visite guidate e il turismo ambientale.
Il Parco è ubicato nella fascia pianeggiante della costa centro settentrionale della Toscana, a cavallo tra le province di Pisa e Lucca. Ha un’estensione di circa 23.000 ettari sviluppandosi lungo circa 32 Km. di costa compresa tra le città di Livorno e di Viareggio. Cinque sono i comuni interessati dal Parco: Pisa, San Giuliano Terme, Vecchiano, Massarosa e Viareggio. Di particolare interesse è la presenza di molteplici ambienti, adiacenti e compenetrati l’uno con l’altro; così, in uno spazio relativamente limitato, si trovano forme di vita animale e vegetali diversificate. Diverse sono le modalità di accesso e di visita ai territori del Parco. Vi sono infatti zone di libero accesso, altre alle quali è possibile accedere solo con appositi permessi e infine aree la cui proprietà è privata. Lo sviluppo degli itinerari prevalentemente su territori pianeggianti e con fondo sabbioso, fa sì che essi siano facilmente percorribili a piedi senza eccessivo affaticamento: Esiste inoltre la possibilità di visitare il Parco seguendo apposite ippovie e su carrozze tipiche trainate da cavalli. Ulteriori possibilità di scoprire il parco vengono offerte dall’attività di didattica ambientale svolta da più di un decennio con la collaborazione di cooperative di servizi.
Il modo migliore e più sicuro per conoscere il Parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli è usufruire del servizio di visite guidate messo a disposizione dall’Ente Parco Regionale, peraltro obbligatorio per conoscere i luoghi della Tenuta Presidenziale di San Rossore.

Dic

15

By potatore

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Rock ‘n roll….

marghe
[email protected]

Il rock n’roll solitamente viene indicato come la fusione tra cuontry e blues.
Nel 1954 ad opera di Chuck Berry,un cantante”nero”, che osservava i cambiamenti avvenuti in quel periodo,i ragazzini “bianchi”ascoltavano il rhythm’n blues e i musicisti componevano musica country.
Allora, decise di fonderli insieme per creare un nuovo movimento musicale che avrebbero ascoltato tutti:il”rock’ n roll”. A causa del capitalismo, del razzismo e dei pregiudizi  sociali, i cantanti di colore furono emarginati, ma il successo del rock fu comunque fulmineo… I rocker”neri” simboleggiavano lo spirito ribelle dei giovani e la colonna sonora di ogni anticonformismo. L’impatto fu duraturo, ma le loro carriere, molto più brevi, infatti in poco tempo, smisero di suonare e lasciarono il posto ai rocker bianchi, come Elvis Presley e Buddy Holly,che spesso proponevano canzoni scritte da musicisti di colore non molto noti. Ma, questi idoli, divennero sempre più moderati e così il rock’ n roll venne quasi abbandonato.  Spiccarono però, le canzoni semplici e i testi poetici di Bob Dylan,che spinse un’intera generazione a credere in lui e nei suoi sogni; in questo modo la musica diventò l’espressione delle ambizioni dei giovani. Nacque così il”folk-rock”e Dylan diventò la figura di riferimento del movimento dei diritti civili. Nel frattempo, in California, erano nati i Beach Boy che inventarono il”surf rock”, cioè la musica rock con l’aggiunta di armonie vocali. Le loro canzoni venivano spesso suonate durante le feste o come divertimento in spiaggia.  Gli anni ‘60 furono l’era classica della musica rock. Si formarono i Rolling Stones,che ebbero il maggior successo a Londra e i Beatles i quali ebbero un successo mondiale, con i capelli lunghi, pettinature a caschetto…per la loro grinta e mischiando il blues con il rock. Gli anni ’70 rappresentano la nascita dell’hard-rock e del progressive rock, in questo periodo si ricordano personaggi come David Bowie, Peter Gabriel e Mike Oldfield che spianarono la strada ad una musica più astratta liberandosi dalle classificazioni. A metà degli anni ’70 si combattevano la disco-music e il punk. In America ci fu l’influenza dei Doors e in Inghilterra dei Pink Floyd. Quest’ultimi crearono la musica “cosmica”con melodia, tecnologia elettronica, musica da consumo, paranoie esistenziali, muri divisori, melodrammi funky, marce militari….
In Gran Bretagna nasce il “progressive rock”cioè musica rock con un tocco di jazz.Il gruppo più importante forono i Soft Machine seguiti poi da Robert Wyatt , David Aellen e i Sex Pistols.Tutti insieme contribuirono allo sviluppo della musica punk, segno di ribellione dai forti connotati politici e sociali. Negli anni ’80 si sviluppano due nuovi sotto generi musicali del rock:il blues e il folk revival inglese.
Poi si ha un nuovo cambiamento…Spiccano i r.e.m.,gli u2 e Prince che venivano premiati per il loro modo di scrivere, ma i più evidenti furono Madonna , che divenne un importante icona del pop, e Michael Jackson, re del pop.
Anche l’Italia ha importato questa musica giovanile, subendo una vera e propria colonizzazione tanto che divenne (e rimane tutt’ora)il paese europeo con il panorama migliore più variegato e interessante.

Dic

14

By potatore

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I commenti di "Natale" di Margherita

margherita posted

Una delle più diffuse tradizioni (pagane) in Italia, è quella dell’albero di Natale. Essa è presente già nel mondo antico e nel medioevo, in seguito assimilata dal Cristianesimo. Una cronaca di Brema del 1570, ritrovata dal tedesco Ingeborg Weber-Keller,  raccontava che l’albero di Natale veniva decorato con noci, mele, datteri e fiori di carta. Il primo albero addobbato risale al 1510 nella città di Riga, a cui è stata anche dedicata una targhetta scritta in otto lingue. Di solito si addobba un abete o una conifera sempre verde (in Italia è molto diffuso il Peccio o abete rosso, mentre nell’Europa centrale e nei paesi nordici, gli abeti comuni), con piccoli oggetti colorati, luci, festoni, dolciumi e ai suoi piedi, i regali. Come da tradizione si deve addobbare l’8 dicembre, il giorno dell’immacolata, e si disfa il 6 gennaio, il giorno della befana (cioè anche il giorno dedicato alle mie zie e a mia nonna…) La moda diffusa negli ultimi anni è quella di portare nelle case alberi artificiali, che risultano essere più economici e più pratici, perché quando finiscono le feste, si possono disfare e mettere in soffitta, pronti per essere riutilizzati l’anno successivo, sebbene siano molto meno poetico e “grazioso”. Altri ritengono che l’albero artificiale sia molto importante perché, altrimenti,se tutti utilizzassero abeti veri, si incrementerebbe il disboscamento. Questo è un problema facilmente risolvibile, perché basta addobbare delle piante sempreverdi che possano stare in appartamento, in questo modo si rispetta la tradizione a cui gli italiani sono molto legati.
Secondo il mio parere, l’unico buon e serio motivo per utilizzare alberi artificiali è solo quando in casa ci sono persone che soffrono di allergie alle conifere, però anche questo problema può essere risolto, infatti, basta addobbare un albero in giardino.
Per cui vi consiglio di utilizzare solo alberi veri,così si rispetta la tradizione,è molto più decorativo e più carino….
Secondo voi, non è più bello avere in casa un po’ di natura “viva”con un verde sgargiante e qualche sfumatura di giallino,decorato dai mille colori delle lucine.…piuttosto che un mucchio d plastica uguale per tutti gli anni e soprattutto inespressivo con il solito verde “morto” o “sbiadito”,  che poi magari brucia con il calore..??
E poi scusate, per la prima volta è d’accordo pure mia zia!!!!
È la prima cosa sensata che dice in tutta la sua vita!!!!!!!Il problema è che anche lei usa quello di plastica..!!é mitica mia zia,anche se è un po’ stressante……Però mi è venuta una bella idea…..Visto che si avvicina il periodo natalizio, (e ci si scambiano i regali…) potrei impacchettarle e spedirle a qualcuno….ma sono sicura che mi ritornano indietro…..Oppure posso metterle sul campanile così predicano loro al posto del parroco..e per sentire la messa non c’è bisogno di andare in chiesa……

Dic

9

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Martinengo, i liquami diventano elettricità

diego  liquami =energia
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Dieci aziende agricole in operativa risolvono con la centrale a biogas il problema nitrati.

L’ impianto “ pilota” della Regione è in grado di produrre energia elettrica attraverso la trasformazione di liquami di allevamenti e di scarti vegetali . La procedura permette anche di abbattere l ‘ azoto dei liquami , consentendo agli agricoltori di spargerli sui terreni dopo il primario utilizzo, senza doverlo fare altrimenti su superfici ben più ampie , tra l’ altro ormai introvabili sul mercato.
Così funzionerà l’ innovativo sistema della cooperativa agricola “ AGROENERGIE BREGAMASCHE”, già installato nella campagna di Cortenuova di Sopra, frazione di Martinengo.
L’impianto, autorizzato nel 2008 e riconosciuto per la sua pubblica utilità, è stato seguito nelle fasi di funzionamento dall’ università di Milano  e fu presentato dalla Regione al Ministero dell’ Agricoltura insieme ad altri cento, tutt’ ora in fase di realizzazione.
A gestire l’ intero apparato,  costato alcuni milioni di euro e in funzione a pieno ritmo da gennaio, è la cooperativa di Martinengo, che unisce dieci aziende agricole, determinante nell’ attivare un impianto in grado di risolvere problemi ambientali , presenti e futuri.
“I vantaggi economici derivano dalla vendita di energia elettrica prodotta al gestore della rete di distribuzione, che permette di ammortizzare l’ investimento , adeguando le aziende agricole alle normative ambientali e salvaguardandone le produzioni”- spiega Emanuele Cattaneo, presidente della Agroenergie Bergamasche .
L’ abbattimento dell’ azoto evita potenziali difficoltà alle aziende nel rispetto della normativa dei nitrati.

Dic

5

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Oro…. dal web

fogna a cielo aperto

Fra le 10 forme di inquinamento più pericolose del mondo ci sono quelle legate al riciclaggio delle batterie delle auto e lo sfruttamento di miniere d’oro con metodi artigianali.

Ha redatto la classifica l’associazione Blacksmith Institute. Sono tutti inquinamenti evitabili, e tutti causano migliaia e migliaia di morti all’anno.

In passato il Blacksmith Institute ha redatto la classifica dei 10 luoghi più inquinati del mondo. Ora ha cambiato metodo.

Alla classifica dei luoghi più inquinati il Blacksmith Institute sta tuttora lavorando. Ne sta controllando 600, e nel giro di un paio di anni conta di aver pronto un nuovo rapporto.

I tipi di inquinamento più pericoloso sono stati pubblicati in ordine alfabetico, non di importanza. Dunque, le miniere artigianali in cui si usa il mercurio per separare l’oro dalle altre sostanze. Nei Paesi poveri ci lavorano 15 milioni di persone, compresi 4,5 milioni di donne e 600.000 bambini.

Poi il riciclaggio delle batterie delle auto: sempre nei Paesi poveri, per mettere insieme qualche soldo dai materiali di recupero, le si affronta con le mani nude, la scure e il fuoco.

Addirittura in Senegal sono morti dei bambini che lavoravano al recupero delle batterie delle auto. Avvelenati dal piombo. I bambini sopravvissuti avevano nel sangue una concentrazione di piombo 10 volte superiore al livello massimo considerato ammissibile negli Stati Uniti.

L’oro è destinato alle nostre gioiellerie, e le batterie sono quelle delle nostre auto.

Del resto, praticamente tutte le fonti di inquinamento più pericolose individuate dal Blacksmith Institute sono legate, più che alle attività umane in generale, ai consumi dei Paesi più ricchi.

I problemi di inquinamento più pericolosi segnalati dalla top ten includono l’aria inquinata all’interno degli edifici, la qualità dell’aria nelle aree urbane, le acque di scarico non depurate, la contaminazione delle acque sotterranee.

E ancora l’inquinamento delle acque di superficie, le attività minerarie su scala industriale, i processi per la lavorazione dei metalli, i rifiuti radioattivi e l’estrazione di uranio.

Dal Blacksmith Institute le 10 peggiori forme di inquinamento in tutto il mondo

Su Ips News un articolo dedicato alle 10 peggiori forme di inquinamento in tutto il mondo individuate dal Blacksmith Institute. Un articolo su Reuters: il mondo ricco dietro i problemi mondiali di inquinamento

Foto Flickr

Dic

5

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Non è ORO tutto ciò che luccica

andrea95

[email protected] | 82.56.15.128

L’oro, il cui nome deriva dal latino “aurum” cioè alba scintillante, è un metallo malleabile di colore giallo, caratterizzato da un’elevata resistenza alla corrosione.
L’oro si trova in natura principalmente allo stato nativo o legato ad altri metalli sottoforma di granelli, pagliuzze e pepite.
Le principali fonti dell’oro sono rappresentate dalle rocce ignee e dai depositi alluvionali.
Per quanto riguarda le prime, si tratta di rocce calcaree sedimentarie che contengono tracce di oro.
L’oro è estratto attraverso un processo chiamato metallurgia estrattiva.
L’uomo iniziò a estrarre l’oro circa 600 anni fa, nelle regioni dove sorsero le prime civiltà.
L’inquinamento provocato dall’estrazione dell’oro è devastante.
Si tratta di miniere alluvionali: si devia parte del corso del fiume per immetterlo nella macchina che lava i sassi contenenti il metallo, si aggiunge mercurio, che si mescola all’oro e lo fa depositare.
Poi parte del mercurio evapora e resta soltanto il metallo prezioso.
Le scorie del processo, che non evaporano, rientrano direttamente nel fiume, che è l’unica fonte di acqua potabile degli abitanti della regione, usata anche per irrigare i campi.
Aprire una miniera, inoltre presuppone un grande movimento di terra e il deposito di enorme quantità di scarti.
Molte miniere vengono scavate e poi lasciate in stato di abbandono nel momento in cui non sono più produttive o sono allagate dalle piogge si trasformano in depositi per le larve di zanzara con gravi conseguenze di diffusione della malaria.
Alcune industrie utilizzano le vasche di cianuro per filtrare l’oro dalla terra.
A volte c’è il rischio che queste piscine scoppino distruggendo i fiumi.
E’ difficile sapere da dove provenga il nostro oro, ma una soluzione per non renderci partecipi di questo disastro ecologico è comprare oro usato, non aumentando la richiesta di oro estratto.

Dic

4

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Diamo i numeri!!!!!!!!

Superate le 5000 presenze e oltre 30 000 pagine visitate. Duecento gli articoli pubblicati nel solo blog in gran parte opera dei miei alunni a cui devo molti ringraziamenti per la partecipazione fattiva alla pubblicazione di nuovi argomenti. Grazie anche a loro per i 400 commenti presenti nei vari articoli. Oltre cento le registrazioni sul forum a fronte di numerosi e svariati argomenti argomenti. Il tutto in meno di un anno dalla nasciata del sito

Dic

4

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Fitodepurazione

davide

La fitodepurazione è un sistema naturale di depurazione delle acque fognarie.

Lo scarico, di acque grigie e nere di casa, viene mandato nella fossa imhoff, questa fossa è formata da due parti: la parte più alta si chiama sedimentazione dove le parti grossolane dell’acqua fognaria vengono filtrate nella parte sottostante che è il digestore. Il digestore che contiene  batteri, decompone le sostanze organiche in minerali. Le parti non filtrate, ovvero il liquido, va assieme ai minerali in una vasca di raccolta. In questa vasca vi è  un substrato ghiaioso e della terra. Sopra questa terra vengono piantate delle piante che assorbono i minerale prodotti dalla decomposizione e purificano l’acqua. L’acqua esce dalla vasca depurata e va in un pozzetto di ispezione dove si può regolare la quantità di acqua in uscita e dove si vede se l’acqua è pulita. L’acqua depurata la si può mandare in un fiume o la si può utilizzare come acqua non potabile per lavare la macchina o per il wc.
La fitodepurazione ha dei vantaggi:
1. assenza di cattivi odori
2. risparmio nei costi di realizzazione
3. minimo costo di manutenzione e di gestione
4. Possibilità di riutilizzo delle acque di scarico (irrigazione)

5. Impianti funzionanti anche per brevi periodi l’anno
6. Assenza di parti elettromeccaniche
7. Rese depurative (conformi alla normativa vigente)
8. Lunga durata
La fitodepurazione serebbe opportuna in:
1. Edifici ad uso residenziali
2. Attività ricettive(agriturismi agriturismi, residence, alberghi, campeggi, stabilimenti balneari, rifugi, etc.)
3. Aziende agricole
4. Aziende vitivinicole
5. Aziende zootecniche
6. Canili, maneggi
7. Frantoi (acque di lavaggio)
8. Strutture sportive
9. Ristoranti
10. Imprese agroalimentari (caseifici, salumifici, etc.)
11. Riqualificazioni ambientali (parchi, riserve naturali, aree protette, corsi d’acqua, etc
La manutenzione di un impianto di fitodepurazione non necessita di manodopera specializzata né di continui controlli, ma è comunque consigliata una gestione minima condotta attraverso poche e semplici operazioni qui di seguito illustrate.
1. Controllo fossa imhoff. È fondamentale per il buon funzionamento dell’impianto di fitodepurazione la vuotatura periodica della fossa tramite auto spurgo: la fuoriuscita di fanghi, schiume, oli e grassi dai pretrattamenti provocherebbe infatti l’intasamento della parte iniziale della ghiaia e l’otturazione del dreno di distribuzione.
Periodicità: 12 mesi (supposta la capacità minima dei pretrattamenti come da progetto)
2. Controllo del pozzetto di ingresso e del dreno di distribuzione. Qualora si evidenziasse la presenza di depositi di materiale fangoso all’interno del pozzetto di ingresso o in prossimità del dreno di distribuzione associato ad odore forte e sgradevole:
– procedere al controllo immediato delle fosse ed alla loro eventuale svuotatura tramite autospurgo
– rimuovere il materiale fangoso dal pozzetto di ingresso
– nel caso che il dreno di distribuzione fosse ostruito provvedere a liberarlo scostando il pietrisco dalle aperture del dreno e rimuovendo il materiale fangoso.
Periodicità: 6 mesi
3. Controllo delle infestanti. Specialmente nei primi mesi di vita dell’impianto è possibile che piante infestanti attecchiscano sulla superficie ghiaiosa inibendo così la crescita delle piante acquatiche del fitodepuratore: in questo caso è sufficiente estirpare le infestanti.
Periodicità: 3 mesi in fase di avviamento, 6 mesi in fase di esercizio

Dic

1

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Protocollo di Kyoto. Un punto di partenza e non di arrivo.

ge.ni.
[email protected] | 79.38.151.69

Il 16 febbraio, data dell’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto, resta per noi una giornata di festa. L’accordo, per cominciare, diventa operativo senza la partecipazione del maggior inquinante, gli Stati Uniti, responsabili di oltre il 36% delle emissioni mondiali di gas serra; fin dall’inizio, inoltre, esso impegnava soltanto i 38 paesi più industrializzati e lasciava fuori i paesi in via di sviluppo, che oggi incidono, Cina e India in testa, con una quota sempre più considerevole nell’inquinamento dell’atmosfera. Altre riserve riguardano l’aggravarsi della situazione: le riduzioni sono infatti rapportate al 1990, ma dal 1997, anno del patto, le emissioni globali sono aumentate, cosicché anche il rispetto degli impegni di Kyoto (e sempre che tutti li rispettino), in termini assoluti, avrà un’incidenza ridotta rispetto al previsto. Per non parlare, poi, delle riserve sul “minimalismo” dell’approccio che già nel 1997 suscitò il Protocollo di Kyoto.
Eppure, nonostante gli innegabili limiti, vogliamo rallegrarci. Intanto, perché c’è chi sperava (ed ha lavorato) affinché anche un accordo così limitato fallisse; poi, perché la malconcia salute del nostro pianeta non può permettersi altra indifferenza; e infine perchè vogliamo vederlo non come un punto di arrivo, ma come un punto di partenza.
Probabilmente le riduzioni concordate a Kyoto non riusciranno a guarire il pianeta. Però è fondamentale che la salute della Terra sia considerata un obiettivo da parte dei governi del mondo, che non possono restar passivi di fronte ad un fenomeno immane qual è il riscaldamento del pianeta. Il Protocollo costituisce un’assunzione di responsabilità, il riconoscimento dei guasti arrecati al pianeta da parte dell’uomo e l’ammissione che è giunto il momento di rimboccarsi le maniche e di lavorare per rimuoverli. Anche se ciò comporta dei costi.
Semplicemente vergognose, al riguardo, sono state le obiezioni al trattato. Sia quelle di chi, creando ad arte alibi pseudo-scientifici, è giunto a negare le responsabilità umane nei cambiamenti climatici. E sia quelle di chi, non osando arrivare a negare l’evidenza scientifica, ha sollevato obiezioni di mero ordine economico. Queste voci le abbiamo risentite anche in Italia: industriali, economisti, ENEL, politici, sono in tanti a piangere per i costi, i rischi per la “ripresa”, i punti di PIL, la perdita di competitività che il rispetto degli impegni di Kyoto comporterebbe. Cari signori, il vostro parere di esperti ci interessa, ma vogliamo sentir come ridurre al meglio le emissioni di gas serra, non come ignorare il problema e continuare incoscientemente ad inquinare.
Siamo cresciuti nel mito dello sviluppo continuo, della crescita illimitata, dimenticando che la Terra ha i suoi limiti, di risorse e sopportabilità. Ecco, la riflessione sui cambiamenti climatici dovrebbe portare a questo: a comprendere che per salvare la natura (e con essa gli uomini) è necessario cambiare la direzione di marcia, rivedere il modello fondato sullo sviluppo (anche quando sia spacciato per sostenibile) e riscoprire, al contrario, il fondamentale concetto di limite.
Kyoto non è ancora questo. Gli Stati che vi hanno aderito si impegneranno nel ricercare le migliori soluzioni tecniche, ma nessuno intende mettere il discussione il modello di sviluppo. E’ ancora un compromesso tra la cruda realtà dei mutamenti climatici e le illusioni della crescita illimitata. Ed anche sul piano delle riduzioni concordate, non riuscirà ad essere risolutivo per la salute del pianeta. Eppure, segna un passo fondamentale, perché esprime la volontà di non essere indifferenti né passivi rispetto al riscaldamento del pianeta.
Il riscaldamento del pianeta costituisce un problema epocale, che va oltre le forze dei singoli Stati. La complessità del problema ci ha inibiti, finché, a Kyoto, si è deciso l’intervento di gruppo. Il forfait degli Stati Uniti, nominatisi gendarme planetario quando in ballo ci sono i loro stretti interessi, poteva farci ricadere nella passività. E’ prevalsa invece la volontà di reagire, di affrontare il problema. Un segno di speranza.

Dic

1

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Dal web: la nuvola bruna della Valle del Po.

Gli scienziati del CNR dell’Osservatorio del Monte Cimone hanno studiato la composizione di quella che è stata soprannominata la “Po Valley Brown Cloud”: la nuvola bruna della Valle del Po.
Sandro Buzzi, responsabile del progetto sui cambiamenti climatici del CNR ha spiegato che “La Pianura Padana è una delle zone a più alta concentrazione industriale in Europa. E allo stesso tempo ha la forma di un catino, in cui si raccolgono tutti gli inquinanti. Vista dal satellite la nuvola appare come una macchia bruna che coincide con il profilo della Valle del Po. E le misurazioni degli ossidi di azoto mostrano due aree ad alta concentrazione di inquinamento in Europa: il bacino della Ruhr e la Pianura Padana, appunto. Questo fenomeno è presente anche in altre aree della terra a forte concentrazione industriale. Nel caso dell’Asia, illuminanti sono le parole di Paolo Bonasoni, studioso del CNR che ha installato apparecchiature ad hoc in Tibet, a 5.000 metri di quota: “La nube asiatica è infinitamente più spessa e densa di sostanze velenose: nitrati, solfati, ozono, anidride carbonica e black carbon”.
Il black carbon: è il residuo dei processi di combusione. Contiene particelle molto fini (della grandezza media di un micron, un milionesimo di metro) molto pericolose per l’ambiente e per la salute.