Set

24

By potatore

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Rifiuti tecnologici

di Anna Bosc
Odissea tra traffici illeciti e normative poco efficaci

Ogni giorno sul pianeta vengono prodotte milioni di tonnellate di rifiuti tecnologici, fonti di inquinamento e simboli di spreco. Le normative europee (e non solo) prevedono smaltimento controllato e recupero dei materiali riciclabili. Eppure, ogni giorno, enormi quantità di elettronica di scarto raggiungono illegalmente mercati o discariche a cielo aperto in Africa e Asia.In tutto il mondo il progresso tecnologico è in continuo sviluppo e questo non è un male, ma si sta portando dietro conseguenze disastrose perché i macchinari vengono continuamente sostituiti da quelli nuovi con l’inevitabile scarto di quello più vecchio. Così giorno dopo giorno si accumulano milioni di tonnellate di rifiuti tecnologici. Secondo le stime elaborate dall’ONU, le apparecchiature elettriche ed elettroniche gettate via ogni anno ammontano a 20-50 milioni di tonnellate e crescono in quantità con un tasso del 3-5% annuo, tre volte superiore a quello dei rifiuti normali.
Ma dove vanno a finire computer e televisori dinosauro? Che ne è degli elettrodomestici attempati scaricati a favore del gioiello dell’ultimo minuto?
Qualche giorno fa l’associazione ambientalista Greenpeace ha reso pubblici i risultati dell’ultima indagine da essa condotta sul destino dei rifiuti tecnologici: un televisore rotto, consegnato in Gran Bretagna ad un’azienda che si sarebbe dovuta interessare dello smaltimento, è passato invece di mano e ha preso la via della Nigeria, su una nave ultra-carica di apparecchiature di seconda mano o del tutto inutilizzabili.
Questo ha portato una conferma di quello che già si sospettava: i rifiuti, invece che essere smaltiti o parzialmente recuperati, vangono spediti nel sud del mondo attraverso traffici illeciti, dove vengono rivenduti come beni usati ma molto più spesso vengono depositati in immense discariche a cielo aperto vicino a villaggi poveri. Qui la gente del posto, che farebbe di tutto per guadagnare soldi, si dedica al recupero dei componenti riciclabili, intervenendo senza alcuna precauzione sanitaria. Il problema è che la maggior parte delle apparecchiature elettroniche che popolano il nostro quotidiano (impiegate per l’informatica, le telecomunicazioni, lo svago, la pulizia della casa) contengono sostanze altamente nocive, in particolare metalli come piombo, rame, alluminio e cadmio. Quando vengono destinate alla distruzione, sono classificate come rifiuti pericolosi e non possono seguire l’iter normale di demolizione, bensì devono essere sottoposte ad interventi speciali.