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24

By potatore

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Emigrazione da cambiamenti climatici

di Anna Bosc

“Il fenomeno riguarda ogni anno 6 milioni di persone costrette a lasciare il proprio territorio a causa dei cambiamenti climatici”.
Quest’anno 6 milioni da persone sono state costrette a lasciare il proprio paese a causa dei cambiamenti climatici, ma secondo le stime dell’ Unhcr (Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati) nel 2050 si arriverà a 200/250 milioni. Le cause sono molto semplici da identificare, desertificazione, inondazioni e effetti del riscaldamento globale, ma nono sono così facili da risolvere.
Secondo i risultati di Legambiente di 6 milioni di persone all’ anno sono costrette a emigrare: la metà a causa di cambiamenti climatici “istantanei”,inondazioni e tempeste, l’altra metà a causa di cambiamenti “a lungo termine”, come desertificazione o innalzamento del livello del mare.
Se finora sono state le guerre la maggiore causa dello spostamento dei popoli ora sono i cambiamenti climatici. Sono circa due anni, infatti, che il numero dei profughi ambientali ha superato quello dei profughi di guerra, eppure non si riesce a dare loro assistenza in modo adeguato, perché giuridicamente non esistono; Quindi oltre “all’immediata necessità” di uno status giuridico per i profughi ambientali, la vera urgenza consiste, quindi, nel capire che molte questioni legate all’ospitalità e all’accoglienza nei nostri Paesi devono in primo luogo essere affrontate attraverso un serio impegno collettivo nella lotta ai cambiamenti climatici. Misure ancor più necessarie se si pensa che al di là delle prospettive future, gli effetti del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici sono già una drammatica realtà in molti paesi, che hanno pagato un prezzo alto per vittime e gli sfollamenti. In Brasile, quest’anno, sono state un milione le persone colpite dalle inondazioni con un numero di sfollati tra 400.000 e 600.000, mentre in 350 mila sono stati colpiti in Namibia dalla recente inondazione dovuta alle piogge torrenziali iniziate dal mese di gennaio scorso. Non solo: Il 50% delle strade e il 63% dei raccolti è a rischio. Per l’Onu 544 mila persone potrebbero confrontarsi con un’insufficienza di cibo tra il 2009 e il 2010. Dati poco confortanti anche in Angola dove 160 mila persone hanno subito inondazioni, ma è un numero destinato a crescere. E ancora, in Myanmar (ex Birmania) il ciclone Nargis ha fatto 140 mila vittime, colpendo anche altri 2-3 milioni di persone e costringendo 800 mila persone a sfollare. Anche l’Italia ha già iniziato a scontare gli effetti del riscaldamento globale in quanto area mondiale ha la più alta vulnerabilità in termini di perdita di zone umide e in particolare degli ecosistemi e della biodiveristà marino-costiera. Lo studio di Legambiente stima che saranno sommersi circa 4.500Km quadrati del territorio nazionale, distribuiti in prevalenza al Sud, dove si concentreranno la maggior parte delle aree che andranno incontro a una progressiva desertificazione. A maggior rischio, secondo il rapporto Enea, è la Sardegna con il 52% del territorio esposto al pericolo della desertificazione.