Set

30

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I fulmini globulari

di Anna Bosc
I fulmini globulari sono un fenomeno luminoso dell’atmosfera. Consistono in sfere di diametro variabile tra i 2 centimetri e i 10 m ma generalmente sono di 20 – 50 cm. Hanno il bordo un po’ sfumato e al loro interno a volte è presente un nucleo più chiaro. Rimangono visibili da pochi secondi a qualche minuto, con molte eccezioni. Il loro colore varia dal rosso, arancio, giallo, bianco e blu, che sono i colori più frequenti. La luminosità è simile a una lampadina da 75 – 100 watt e questo consente di vederli anche durante le ore diurne. Sospesi a pochi metri dal terreno, talvolta irrompono nelle abitazioni, terrorizzando i malcapitati spettatori e, nei casi più sfortunati, uccidendoli. La loro scomparsa è caratterizzata da un affievolimento della loro luminosità, ma possono anche scomparire improvvisamente con una esplosione e lasciando un caratteristico odore di zolfo e/o di ozono, simile a quello che si origina da scariche elettriche in aria libera.Un fulmine globulare può passare attraverso pareti e finestre senza danneggiarle e in genere ruota attorno al proprio asse. Si possono materializzare in aerei ad alta quota, all’interno di edifici oppure all’aria aperta. Molto raramente appaiono in sequenza. I fulmini globulari si muovono in modo molto più vario delle altre manifestazioni atmosferiche luminose. I fulmini globulari seguono percorsi segmentati (zig-zag) e manifestano repentine variazioni di quota.Si può stimare l’energia interna media pari a 160 kJ e una densità media di energia pari a 25 J per cmcompatibile con una sorgente energetica di tipo chimico.Sono purtroppo un fenomeno ancora abbastanza misterioso, nonostante lo si studi dal diciannovesimo secolo, dove Nicola Tesla dichiarò di essere capace di produrre artificialmente sfere di un pollice e mezzo ma, dato che egli era interessato a esperimenti con tensioni e potenze elevate al fine di ottenere trasmissione di potenza senza fili, considerava queste sfere poco più che una curiosità. Il loro studio è tornato in vigore da 10 anni : all’inizio si credeva fossero illusioni ottiche o crisi nervose ma, anche se accidentalmente, è stato possibile fotografarli; inoltre sono state ritrovate tracce fisiche lasciate dal loro passaggio o dalla loro esplosione. I fulmini globulari sono perciò un reale fenomeno fisico di cui non si conoscono cause e effetti, tranne quelli osservati.Dagli anni novanta sono state formulate diverse teorie, ma la più accreditata è di Graham Hubler: secondo Hubler i fulmini globulari sono un fenomeno elettrochimico dove un fulmine, colpendo terra, libera elementi chimici, come il silicio, che volteggiando si uniscono agli atomi di ossigeno presenti nell’aria producendo, per via dell’altissima temperatura, sfere di plasma (Gas ad alta temperatura) che è quello che poi viene identificato come fulmine globulare.Tale teoria è stata confermata da due fisici brasiliani Antonio Pavo e Gerson Paiva che sono riusciti a riprodurre nel laboratorio dei fulmini globulari. I due fisici brasiliani, prudentemente protetti da opportuni schermi, hanno costruito un arco voltaico da 140 ampere che vaporizza un wafer di silicio e crea, in rapida successione, raffiche di fulmini globulari che rotolano minacciosi nel loro laboratorio universitario. «Così abbiamo anche potuto misurare la vita media di questi fenomeni che varia da 2 a 8 secondi».Tuttavia questo non deve essere l’unico modo che anno per formarsi dato che sono stati avvistati fulmini globulari in pieno giorno o con il cielo sereno.

Set

29

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Animali a scuola

di Anna Bosc


”Mi piacerebbe moltissimo partecipare con il mio cane Landi ad attività nella scuola”…
Nelle scuole (materne o elementari) si potrebbero realizzare molte attività legate agli animali: i bambini amano gli animali, gli piace disegnarli, accarezzarli, guardarne le immagini o leggerne storie. Immaginate come sarebbe felice di poter svolgere attività con un cagnolino bravo ed educato. Educare i bambini al rapporto con i cani è fondamentale per numerosi motivi.Nella nostra civiltà tecnologica e virtuale si sta perdendo sempre di più il contatto con la natura, molti bimbi se gli chiedi “ sai cos’è e che verso fa una mucca?” lui risponde sorridendo “certo”, ma se gli chiedi “Hai mai visto una mucca?” lui ti dice “no” e ti guarda incuriosito. Ecco perché realizzare attività legate agli animali può essere molto positivo, un cane può fare da tramite tra il bimbo e la natura, può insegnarli a prendersi cura delle cose e a portarne rispetto e ad essere più gentile e sensibile; infatti di solito i bimbi che hanno un animale domestico sono più sereni, imparano a prendersi cura degli altri, a rispettare l’altro anche se è diverso, sono più capaci di dimostrare affetto.
E’ stato dimostrato che la relazione tra bambini e animali apporti grossi benefici nelle fasi dello sviluppo: siccome i bambini sono gli adulti del futuro sarebbe un bene insegnarli a rispettarli, amarli e che non bisogna assolutamente abbandonarli o maltrattarli. Ma c’è di più: far conoscere oggi gli animali ai bambini può servire a farli crescere più consapevoli del fatto che esistono esseri viventi e senzienti molto diversi, che percepiscono il mondo in maniere diverse, eppure nessuno è superiore o migliore di un altro, ognuno merita il rispetto della propria identità. visita di un cane può poi essere un utile strumento per la prevenzione di episodi di aggressione: si può insegnare ai bambini come relazionarsi con i cani, come vanno interpretati i loro atteggiamenti e qual è il loro linguaggio, come bisogna avvicinarli, accarezzarli, in generale come ci si deve comportare in loro presenza.
Praticare a scuola idonee attività con un cane può in definitiva essere per i bambini un’occasione per vivere una preziosissima, divertente, utile e ricca esperienza sensoriale, emozionale e sociale.

Set

27

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Notizie dalla tribuna: inizia il campionato

Prima gara del campionato allievi : campo comunale 2  (pessimo) di Arcene di fronte la squadra locale contro i vicini di casa del Castel Rozzone. Dopo aver fatto riparare un buco nella rete il giovane arbitro da inizio alla partita. Una leggera superiorità in campo  l’Arcene la  subito manifestata e in occasione di una punizione alla fine del primo tempo passa in vantaggio. Il secondo tempo si riprende con una maggiore spinta degli ospiti che costringono nella loro area i padroni di casa ma sono ancora questi a segnare portandosi sul 2-0. Rigore e gli ospiti si portano sul 2-1 e la gara si riaccende nonostante la stanchezza dei giocatori in campo e la giornata molto calda. Cominciano i primi mugugni in campo e si sente la panchina del C.Rozzone dire: “non lamentatevi con l’arbitro perchè la partita la state perdendo voi. ” Che dire: esempio di onesta mentale e di spirito sportivo ….. La partita si conclude in tutta calma o meglio in tutta polvere. Dimenticavo la tribuna: chiamarla così è un affranto linguistico, tre file di sedie in ferro piene di spettatori, i soliti due o tre genitori ai quali non va bene niente, il solito rigore visto con difficoltà per via della nebbia (polvere) in area e alla domanda alla vicina signora : “come mai rigore, che è successo” serafica risposta : haaaa non lo so: io non ci capisco niente di calcio”. Evviva lo sport !!!!!!

Set

26

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Quest’anno ce la faro?

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So che buona parte dei ragazzi non riescano ad arrivare al diploma,non vorrei far parte di quella schiera.Questa riflessione mi ha accompagnato per tutta l’estate dopo quel fatidico giorno in cui ho visto il mio risultato di fine anno scolastico(BOCCIATO)!!.
Ci sono rimasto male?…Molto! Ben mi sta.
Purtroppo non avevo mai pensato che un giorno potesse capitare a me.L’anno scolastico trascorso non è stato dei migliori,l’ho affrontato con poco impegno con la speranza di risolvere tutto negli ultimi mesi,invece mi sono trovato a non riuscire più a seguire il passo di molti miei compagni e quindi di non potercela fare.
Di questo,posso dare solo la colpa a me stesso perchè ho visto che nonostante le mie incertezze e le mie lacune in matematica e fisica potevo benissimo farcela,bastava iniziare a studiare fin dal primo giorno.I professori da quello che potuto vedere mi incoraggiavano a mettercela tutta,facevo bene ad ascoltarli!!!.
Cosa dire ai nuovi arrivati?Solo di mettercela tutta,non arrendersi e appasionatevi a quello che state facendo

Buon lavoro a tutti!!! a cura di
Lorenzo Zaccarini

Set

26

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Un mare di spazzatura

Michele Ciarlo
Un enorme accumulo di rifiuti galleggia nel cuore dell’oceano pacifico.

Da decenni i sacchetti di plastica ci accompagnano nella spesa quotidiana. Sappiamo che inquinano parecchio, che ognuno di essi richiede 200 anni per distruggersi, ma che fine fanno ?
Gran parte degli shopper, assieme ad altri rifiuti di plastica (prodotti da u.s.a. e giappone), vanno a formare una gigantesca isola galleggiante in mezzo all’oceano pacifico, che si chiama Pacific Trash Vortex (vortice pacifico di spazzatura)
Come si e’ formata?
Si tratta di un grande vortice che si estende per tutto il Pacifico settentrionale, che fa viaggiare e concentrare l’immondizia intrappolata dalla convergenza delle correnti oceaniche.
Questa struttura vorticosa ha una superficie variabile, compresa da 700 mila a più di 15 milioni di chilometri quadrati: una volta e mezzo gli stati uniti.
Le ultime stime parlano di almeno 100 milioni di tonnellate di sporcizia. Il fenomeno venne predetto più di venti anni fa. Ricercatori statunitensi ipotizzarono che, spinta da opportuni venti e correnti marine, l’immondizia galleggiante potesse accumularsi in particolare nelle aree dell’oceano.
Il vortice drena l’immondizia galleggiante sia dalle acque costiere del Nord America sia da quelle del giappone. Il materiale catturato viene mosso più o meno lentamente. Si stima che l’80 % dell’immondizia abbia origine da scarichi lungo le coste, mentre il 20% sembra provenire dalla pulizia delle navi.
Ma quali problemi crea alla vita oceanica tutta questa plastica ?
Anche la plastica quando è tagliuzzata e non diventa più visibile ad occhio nudo è dannosa al ciclo vitale, a partire dal microscopico zooplancton fino alle meduse. Molti di questi pezzettini di plastica sono stati trovati persino negli stomaci degli uccelli marini e delle tartarughe.

Set

24

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Sei una balena!!!!

Di anna bosc

Con “Balena” si intende qualsiasi cetaceo di grandi dimensioni.
Le balene sono mammiferi di grandi dimensioni, nonostante il loro aspetto di pesci, che conducono una vita molto movimentata migrando continuamente. Le femmine di balena normalmente concepiscono e partoriscono a grandi profondità, dando vita solitamente a un solo piccolo. La loro maturità riproduttiva arriva tardi, di solito intorno ai 7-10 anni. Questa strategia fornisce al piccolo un’alta percentuale di sopravvivenza.
Poiché vivono nel mare, le balene sono “respiratici coscienti” ovvero decidono quando respirare. Per questo motivo non devono cadere in uno stato di incoscienza troppo a lungo, ma allora come dormono? Come ogni altro mammifero anche loro dormono, ma in modo differente: per riposare fanno si che sia un solo emisfero per volta del loro cervello a dormire, in modo da non essere mai completamente addormentate.
Il loro aspetto è magnifico: sono tra i più grandi mammiferi conosciuti, la Balena azzurra è il più grande tra i cetacei viventi, le sue dimensioni arrivano a 32 metri di lunghezza per 170 tonnellate di peso, l’equivalente di 28-30 elefanti africani adulti, hanno grandi occhi e immense fauci che hanno permesso il proliferare di numerose leggende, come quella di pinocchio, Moby Dick o il gigantesco “mostro marino” avvistato dai primi marinai che attraversarono gli oceani.
Le balene sono discendenti di mammiferi che vivevano sulla terraferma. I loro antenati hanno iniziato ad adattarsi alla vita acquatica approssimativamente 50 milioni di anni fa. Una recente scoperta conferma l’ipotesi che i più antichi antenati dei cetacei attuali avevano origini terrestri: le balene venivano a terra per partorire.
Purtroppo la maggior parte delle specie di balena sono in via di estinzione a causa della loro caccia. Infatti per secoli sono state cacciate per ricavare olio, grasso, carne, ambra e i fanoni; La commissione internazionale di caccia alla balena ha introdotto una moratoria sulla caccia alla balena nel 1986. Per vari motivi alcune eccezioni a questa moratoria esistono; le nazioni che correntemente praticano la caccia alla balena sono:la Norvegia, l’Islanda e il Giappone. Oltre a queste ci sono anche le comunità aborigene della Siberia, dell’Alaska e del Canada del Nord, perché la caccia alla balena fa parte della loro tradizione culturale ed un mezzo di sostentamento primario della popolazione.

La causa della loro estinzione però non è solo la caccia: infatti ogni anno muoiono migliaia di cuccioli di balena soffocati dalle reti da pesca, soprattutto durante la pesca del tonno nel pacifico.Oltre alla caccia e alle reti da pesca si aggiungono anche i sonar delle navi moderne e i test sismici che ne rovinano l’udito e ne provocano gli spiaggiamenti perchè modificano i campi elettromagnetici naturali con i quali loro si orientano per ecolocazione. L’ordinamento giudiziario degli Stati Uniti ha ordinato al reparto della difesa degli Stati Uniti di limitare rigorosamente l’uso del sonar a bassa frequenza durante il periodi di pace. Tentativi per ottenere simili risultati sulle navi inglesi, effettuati in Gran Bretagna dalle società per la conservazione delle balene e dei delfini, non hanno per ora ottenuto esiti positivi. Il Parlamento Europeo d’altra parte ha chiesto ai membri dell’UE di limitare l’uso di sistemi sonar di una certa potenza.

Set

24

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Emigrazione da cambiamenti climatici

di Anna Bosc

“Il fenomeno riguarda ogni anno 6 milioni di persone costrette a lasciare il proprio territorio a causa dei cambiamenti climatici”.
Quest’anno 6 milioni da persone sono state costrette a lasciare il proprio paese a causa dei cambiamenti climatici, ma secondo le stime dell’ Unhcr (Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati) nel 2050 si arriverà a 200/250 milioni. Le cause sono molto semplici da identificare, desertificazione, inondazioni e effetti del riscaldamento globale, ma nono sono così facili da risolvere.
Secondo i risultati di Legambiente di 6 milioni di persone all’ anno sono costrette a emigrare: la metà a causa di cambiamenti climatici “istantanei”,inondazioni e tempeste, l’altra metà a causa di cambiamenti “a lungo termine”, come desertificazione o innalzamento del livello del mare.
Se finora sono state le guerre la maggiore causa dello spostamento dei popoli ora sono i cambiamenti climatici. Sono circa due anni, infatti, che il numero dei profughi ambientali ha superato quello dei profughi di guerra, eppure non si riesce a dare loro assistenza in modo adeguato, perché giuridicamente non esistono; Quindi oltre “all’immediata necessità” di uno status giuridico per i profughi ambientali, la vera urgenza consiste, quindi, nel capire che molte questioni legate all’ospitalità e all’accoglienza nei nostri Paesi devono in primo luogo essere affrontate attraverso un serio impegno collettivo nella lotta ai cambiamenti climatici. Misure ancor più necessarie se si pensa che al di là delle prospettive future, gli effetti del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici sono già una drammatica realtà in molti paesi, che hanno pagato un prezzo alto per vittime e gli sfollamenti. In Brasile, quest’anno, sono state un milione le persone colpite dalle inondazioni con un numero di sfollati tra 400.000 e 600.000, mentre in 350 mila sono stati colpiti in Namibia dalla recente inondazione dovuta alle piogge torrenziali iniziate dal mese di gennaio scorso. Non solo: Il 50% delle strade e il 63% dei raccolti è a rischio. Per l’Onu 544 mila persone potrebbero confrontarsi con un’insufficienza di cibo tra il 2009 e il 2010. Dati poco confortanti anche in Angola dove 160 mila persone hanno subito inondazioni, ma è un numero destinato a crescere. E ancora, in Myanmar (ex Birmania) il ciclone Nargis ha fatto 140 mila vittime, colpendo anche altri 2-3 milioni di persone e costringendo 800 mila persone a sfollare. Anche l’Italia ha già iniziato a scontare gli effetti del riscaldamento globale in quanto area mondiale ha la più alta vulnerabilità in termini di perdita di zone umide e in particolare degli ecosistemi e della biodiveristà marino-costiera. Lo studio di Legambiente stima che saranno sommersi circa 4.500Km quadrati del territorio nazionale, distribuiti in prevalenza al Sud, dove si concentreranno la maggior parte delle aree che andranno incontro a una progressiva desertificazione. A maggior rischio, secondo il rapporto Enea, è la Sardegna con il 52% del territorio esposto al pericolo della desertificazione.

Set

24

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Rifiuti tecnologici

di Anna Bosc
Odissea tra traffici illeciti e normative poco efficaci

Ogni giorno sul pianeta vengono prodotte milioni di tonnellate di rifiuti tecnologici, fonti di inquinamento e simboli di spreco. Le normative europee (e non solo) prevedono smaltimento controllato e recupero dei materiali riciclabili. Eppure, ogni giorno, enormi quantità di elettronica di scarto raggiungono illegalmente mercati o discariche a cielo aperto in Africa e Asia.In tutto il mondo il progresso tecnologico è in continuo sviluppo e questo non è un male, ma si sta portando dietro conseguenze disastrose perché i macchinari vengono continuamente sostituiti da quelli nuovi con l’inevitabile scarto di quello più vecchio. Così giorno dopo giorno si accumulano milioni di tonnellate di rifiuti tecnologici. Secondo le stime elaborate dall’ONU, le apparecchiature elettriche ed elettroniche gettate via ogni anno ammontano a 20-50 milioni di tonnellate e crescono in quantità con un tasso del 3-5% annuo, tre volte superiore a quello dei rifiuti normali.
Ma dove vanno a finire computer e televisori dinosauro? Che ne è degli elettrodomestici attempati scaricati a favore del gioiello dell’ultimo minuto?
Qualche giorno fa l’associazione ambientalista Greenpeace ha reso pubblici i risultati dell’ultima indagine da essa condotta sul destino dei rifiuti tecnologici: un televisore rotto, consegnato in Gran Bretagna ad un’azienda che si sarebbe dovuta interessare dello smaltimento, è passato invece di mano e ha preso la via della Nigeria, su una nave ultra-carica di apparecchiature di seconda mano o del tutto inutilizzabili.
Questo ha portato una conferma di quello che già si sospettava: i rifiuti, invece che essere smaltiti o parzialmente recuperati, vangono spediti nel sud del mondo attraverso traffici illeciti, dove vengono rivenduti come beni usati ma molto più spesso vengono depositati in immense discariche a cielo aperto vicino a villaggi poveri. Qui la gente del posto, che farebbe di tutto per guadagnare soldi, si dedica al recupero dei componenti riciclabili, intervenendo senza alcuna precauzione sanitaria. Il problema è che la maggior parte delle apparecchiature elettroniche che popolano il nostro quotidiano (impiegate per l’informatica, le telecomunicazioni, lo svago, la pulizia della casa) contengono sostanze altamente nocive, in particolare metalli come piombo, rame, alluminio e cadmio. Quando vengono destinate alla distruzione, sono classificate come rifiuti pericolosi e non possono seguire l’iter normale di demolizione, bensì devono essere sottoposte ad interventi speciali.

Set

24

By potatore

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Ecologia

di resta diego
Definizione:rapporto esistente tra gli esseri viventi e i luoghi in cui
vivono. Ogni essere vivente quando compie qualsiasi azione dalla più naturale
alla più inquinante ha sempre una certa influenza sull’ umanità e
sull’ambiente in cui viviamo.
L’ ambiente viene sempre modificato per colpa dell’azione dell’uomo il quale depaupera tutto l’ ambiente
cicostante.
Per ridurre l’ inquinamento atmosferico si sono inventate le macchine a metano o
a gpl e un altra idea sarebbe quella riguardante i pannelli solari.
I prezzi di installazione sono calati drasticamente ,dai 21000 ai 15000euro ma non
c’è una gran richiesta di installazioni ;tutto per colpa dell’ ignoranza
della gente , la quale essendo tutto il giorno a lavorare non hanno probabilmente la possibilità
di aggiornarsi . In questo caso potremmo intervenire noi giovani
che, ascoltati da tutti, potremmo lasciar da parte il motorino ,il
cellulare ma anche convincere la gente a seguire i nuovi aggiornamenti per indirizzarli verso
la via dell’ecologia ;un nuovo mondo da seguire per rendere il globo più pulito e naturale.

Abbiamo pubblicato questo articolo per la genuinità delle intenzioni e se letto attentamente dare spunti e autentiche verità.
admin

Set

22

By potatore

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Gli italiani studiano poco

Matteo Caliendo

.Nonostante il continuo innalzamento del livello di istruzione degli italiani, il sistema scolastico nazionale è caratterizzato da una forte dispersione: appena l’85% degli iscritti ottiene negli otto anni previsti il diploma della scuola secondaria di primo grado e solo il 60% si diploma regolarmente in tredici anni.
Inoltre, un 15% di ragazze e ragazzi non consegue il diploma e annualmente si laureano soltanto 150000 giovani; il 30% di chi si è diplomato.
…Purtoppo nonostante l’articolo so di prendere parte anch’io; essendo la seconda volta che faccio la prima superiore…forse uno sbaglio è ammesso; ma la seconda possibilità è necessario sfruttarla al meglio se si vuole essere certi di avere un discreto futuro garantito.
Ripropongo questo articolo già presente nel forum perchè a mio avviso può essere un motivo di riflessione ai nuovi arrivati per i quali vedo  buona carica e motivazione  e trovo molto conforto con la presenza nel sito e con i molti interventi

Set

20

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La raccolta dell’acqua piovana

di Daniel Bernini


In questi tempi si sente sempre di più parlare di risparmio idrico. Il risparmio può avvenire senz’altro partendo dalle nostre case, cercando di evitare gli sprechi laddove possibile: usare la doccia anziché la vasca da bagno, aprire l’acqua sotto la doccia in fase di risciacquo e non mentre ci si insapona, durante la pulizia dei denti aprire l’acqua solo lo stretto necessario, scegliere cicli più brevi possibili per lavastoviglie e lavatrice, usare l’acqua potabile solo per usi alimentari. Ma come reperire acqua non potabile per tutti quegli usi fuori casa? Raccogliendo l’acqua piovana attraverso adeguate realizzazioni. Pertanto, decidendo di costruire un impianto di raccolta, occorre scegliere tra vasche interrate e vasche esterne. Le vasche interrate possono essere collegate sia all’impianto idrico della casa integrando l’acqua dei servizi igienici o quella della lavanderia, sia a quello esterno per l’irrigazione del giardino. Nelle vasche esterne, invece, l’acqua viene raccolta ed utilizzata solo per gli usi esterni. In entrambi i casi occorre innanzitutto predisporre le grondaie del tetto in modo adeguato. Utilizzando l’acqua piovana, si può arrivare ad un risparmio di acqua potabile oltre ogni aspettativa, senza contare il risparmio economico davvero notevole che permette, in tempi brevi, di ammortizzare il costo dell’impianto.

Set

19

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Il parquet in bambù

di Daniel Bernini


Una maggiore sensibilità al rispetto dell’ambiente ha portato alla riscoperta del bambù che, per le sue caratteristiche, è un’interessante e valida alternativa al legno. Molti non sanno che in oriente esso è già usato da centinaia di anni nel settore edilizio e domestico; infatti il bambù è leggero, flessibile e talmente resistente da essere usato in Cina per i ponteggi dei muratori nella costruzione dei grattacieli; difficilmente subisce alterazioni a causa di fattori esterni. Quindi, a maggior ragione per il parquet, esso rappresenta un’alternativa estetica, ecologica ma anche economica al legno.  Il bambù raggiunge il massimo della crescita in pochi mesi contro i 20-30 anni di un albero; ricresce senza doverlo ripiantare e non necessita di antiparassitari o fertilizzanti. Il parquet in bambù è antiallergico perché non necessita di particolari trattamenti avendo già di suo una lucentezza naturale; in origine è chiarissimo ma può essere scurito con getti di vapore, senza coloranti. La pulizia è altrettanto semplice perché va passato solo con l’aspirapolvere e periodicamente con prodotti specifici per il legno. A volte, certe soluzioni si vanno a cercare chissà dove, senza rendersi conto che le abbiamo sotto il naso.

Set

18

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Sarkozy e la rivoluzione carbon tax

di Daniel Bernini


I francesi, già angosciati dalla crisi economica, stanno facendo i conti su quanto costerà la “rivoluzione verde” di Nicolas Sarkozy, cioè la tassa sui consumi di carbone, gas, petrolio e derivati che il presidente ha loro annunciato. E’ una scelta coraggiosa e irreversibile per arrivare ad un modello di sviluppo sostenibile. Questa tassa verrà calcolata 17 euro per tonnellata di CO2 emessa; il pagamento sarà uguale per famiglie e imprese e si tradurrà in un aumento di 4.5 centesimi alla pompa per il gasolio, di 4 centesimi per la benzina e di 0.4 centesimi per Kwh per il gas. Resta esente dalla tassa l’elettricità perché la sua produzione arriva dal nucleare.  Secondo alcuni questo porterà ad una fuga di industrie in Paesi più tolleranti sotto il profilo ecologico, con pesanti conseguenze sull’economia.  E’ per questo che Sarkozy ha chiesto al resto d’Europa una coerenza ecologica……

Set

18

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L’epidemiologa e l’influenza suina

di Daniel Bernini

La dr.ssa Stefania Salmaso, capo dipartimento di epidemiologia dell’Istituto Superiore di Sanità, ha ammesso di essere partita ipotizzando il peggio; poi con l’arrivo di nuovi dati questa influenza ha mostrato la sua vera faccia ed allora si è corretto il tiro. Ecco perché l’iniziale allarme è stato ridimensionato.  Proprio all’Istituto Superiore di Sanità vengono elaborati i modelli matematici usati come supporto per la programmazione degli interventi, ma le esperienze del passato (vedi influenza aviaria) dimostrano che i modelli matematici possono dare indicazioni errate. Per l’aviaria erano stati ipotizzati milioni di morti, ma solo se il virus avesse compiuto il salto di specie dai polli all’uomo, che non si è realizzato. Eppure c’erano tutti gli elementi per temere, visto che la mortalità è stata comunque del 50%.  In conclusione ammette che una pandemia non si può prevedere; all’Istituto si fanno simulazioni, si elaborano gli scenari più probabili ma si mettono in conto anche i peggiori. I governi per pianificare le strategie hanno bisogno anche delle statistiche.

Set

17

By potatore

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Il “contadino” biologico

di Daniel Bernini


Le famiglie italiane investono nel biologico: sono in aumento i consumi, i produttori e le aziende biologiche tanto che l’Italia è leader in Europa. Addirittura siamo primi al mondo nella produzione di ortaggi, cereali, agrumi, uva e olive biologici. I nuovi imprenditori bio sono giovani, diplomati o laureati, che scelgono il benessere come parola d’ordine, e l’etica è per loro una qualità indispensabile nella produzione di alimenti. L’ecosostenibilità e il biologico non sono più concetti sconosciuti, bensì stanno alla base di questa svolta ecologica che gli italiani sembrano volere sempre più. Produrre biologico non è solo etico: è anche molto redditizio, visto che questo settore ha visto un aumento di 350 milioni di euro di fatturato nel solo 2008. Cresce nell’insieme tutto ciò che è legato al benessere, inteso come mangiare sano, modificare stili di vita sedentari, avere più cura della propria salute e del proprio corpo in senso fisico e mentale.

Set

15

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Cosa farai da grande?

di daniel bernini

La domanda è di quelle più classiche ed ogni bambino spontaneamente risponde, chi il medico, chi l’avvocato, chi l’idraulico o il fornaio ecc.. Ma la stessa domanda forse non si può più fare, se ripetuta ad un ragazzo che esce dalle superiori. Infatti migliaia di studenti hanno protestato ufficialmente, contestando il modo in cui avvengono i test d’ingresso per le università. Innanzitutto quando si compila il modulo di iscrizione, dove bisognerebbe scrivere a quale facoltà si vuole avere accesso, si è obbligati a dare almeno tre scelte; così uno che volesse fare il fisioterapista, deve scrivere che volendo può fare il tecnico di radiologia oppure di laboratorio o magari l’infermiere e, perché no, l’ostetrico.Questo obbligo nasce dal fatto che se una facoltà ha pochi studenti, l’intera università può subire tagli consistenti di fondi e di personale. Così facendo invece, tutte le facoltà vengono “riempite” evitando i tagli. Ma a quale prezzo?E ancora; in ogni università questi test (in questo caso per le professioni sanitarie), sono svolti per tutti nella stessa mattina, nella stessa aula e con lo stesso test. Inoltre, cosa si chiede nei test? Forse uno che vuol fare un lavoro sanitario non dovrebbe essere portato per lo studio dell’anatomia e della patologia? NO! Sono rigorosamente quasi tutte domande di logica, matematica e fisica.

Come si può cogliere l’attitudine verso una professione?Se una persona si sente adatta e portata a fare il fisioterapista, perché deve fare l’infermiere?

Non c’è molto da stupirsi se poi negli ospedali se ne vedono di tutti i colori e soprattutto c’è da sperare di non incontrare mai uno che voleva fare il tecnico di laboratorio e invece fa l’ostetrico.

Set

14

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Il maiale ha l’influenza? C’è il medico elettronico

di Daniel Bernini

Succede nella cascina di Montizzolo a Caravaggio dove c’è un grosso allevamento di suini. Tosse e respiri degli animali sono registrati giorno e notte grazie ad una rete di microfoni; un software raccoglie le onde sonore decifrando se si tratta di starnuti sospetti. Incrociando i dati sulle posizioni dei microfoni, si è in grado di individuare il box con gli animali a rischio e bloccare subito eventuali epidemie. Questo perché si è capita l’importanza della prevenzione e dei controlli, necessari per gestire in sicurezza gli allevamenti.

Lo strumento è nato per una collaborazione tra il dipartimento di Scienze e tecnologie veterinarie dell’Università di Milano e la facoltà di Bioingegneria di Leuven in Belgio.

Ora si sta pensando alle future applicazioni: negli aeroporti e nelle sale d’imbarco dove i passeggeri in attesa possono essere monitorati e, se necessario, visitati; nelle scuole, nelle caserme per controllare i soldati che rientrano dall’estero.

Per adesso la sperimentazione riguarda i suini, un comparto che in Lombardia è fra i più importanti del settore agricolo, con più di 4.350.000 capi, pari a oltre il 40% del totale nazionale.

Set

14

By potatore

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Le mense scolastiche

Postato da Daniel Bernini

Sì alla polenta, no al couscous. A Cremona un assessore ha deciso di rivoluzionare il menu di tutte le scuole comunali e tra i primi cibi a sparire dalle mense ci sarà il couscous. La scelta è stata motivata dal fatto che i bambini hanno il diritto di mangiare cibi freschi locali. Si vuole favorire tutti i prodotti “a chilometri zero” e servire i prodotti delle campagne circostanti, dalle verdure al pollo, dalla carne alle uova, dalla frutta ai formaggi. Ovviamente farà sparire anche molti prodotti equosolidali, proprio perché arrivano dall’Africa o dal Sud America. Il risultato? E’ stato bollato come razzista, come uno che vuole discriminare i bambini stranieri all’interno della scuola. Ma non si era detto che proprio scegliendo alimenti locali o italiani si potevano evitare migliaia di camion, inquinamento e, perché no, anche rischi di mangiare prodotti ultra-trattati? Allora sono stati interpellati alcuni nutrizionisti affinché potessero dire la loro: essi hanno fatto notare che pasta, riso, patate o couscous non hanno sostanziali differenze nutritive e quindi la scelta è possibile. Che fare?

Set

12

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La scuola e i dialetti locali

postato da Daniel Bernini


Qualcuno di recente ha lanciato la proposta di poter approfondire in classe il dialetto locale e di non affidare l’insegnamento al prof. che non lo conosca. E si è scatenato il putiferio. Da un lato le posizioni leghiste, per le quali è doveroso che sia proprio la scuola a dare spazio alla cultura locale, con la riscoperta delle tradizioni, delle lingue, degli usi e costumi di una data regione. Non solo: se arriva un prof. da fuori, egli deve dimostrare di conoscere la realtà in cui va a lavorare anche imparandone la lingua. Dall’altra tutti coloro che invece vogliono la scuola trasversale a tutto il Paese, col medesimo insegnamento dal Trentino alla Sicilia. Ognuna delle due posizioni ha i suoi torti e le sue ragioni. Se è vero che non vi è nulla di male nell’insegnamento generale, gettando ogni tanto l’occhio sulla realtà locale, è vero anche che non ha senso inserire in una scuola dei docenti solo in base alla loro conoscenza del luogo. Molto meglio scegliere in base alla preparazione culturale, alla capacità di trasmettere le nozioni, alla sensibilità e all’apertura mentale grazie ai quali possano diventare un riferimento positivo per i ragazzi. Perciò ben venga l’approfondimento e lo studio del luogo dove si vive ma soprattutto ben vengano insegnanti preparati, indipendentemente da dove arrivano.

Set

11

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“Our Climate, Your Decision”

  1. p.g Says:
    settembre 11th, 2009 at 18:18 eIn vista della conferenza sul clima di Copenaghen, aumentano le iniziative per stimolare l’opinione pubblica a far pressione sui grandi della Terra affinché le emissioni di anidride carbonica vengano ridotte del 12% entro il 2012, e del 50% entro il 2050. Ad avviare le iniziative di sensibilizzazione è stata principalmente Hopenaghen, però ora vi sono altre associazioni che stanno inventando nuovi stratagemmi più coinvolgenti per riuscire a sensibilizzare ancor di più le persone al problema ambientale.
    -In questo caso si tratta di un concorso di cortometraggi ecologici “one minute to save the word” , che con il supporto di partner importanti come Greenpeace, Unite for climate, World Development Movement e altri, permetterà al cortometraggio vincitore di essere il promotore di una campagna di sensibilizzazione sul web in vista della conferenza.
    -Altro esempio che dimostra come la sostenibilità, l’innovazione e il divertimento possano coincidere perfettamente, è il primo festival totalmente ecologico: CO2penaghen è infatti una kermesse artistica e musicale che non produce emissioni di anidride carbonica.
    -C’è infine un’ultima iniziativa, più irriverente e promossa da Greenpeace, che per sensibilizzare l’opinione pubblica ha esposto sul Monte Rosa (versante svizzero) un gigantesco banner di 5200 metri quadrati che recita “Our Climate, Your Decision”. L’obiettivo è far sottoscrivere la petizione che invita il nostro capo del governo a partecipare in prima persona alla conferenza di Copenaghen.

Set

10

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acqua dolce+acqua salata = energia

postato da c.v.

Sembra fantascienza ma è la conclusione scientifica di Doriano Brogioli, 37 anni, fisico e ricercatore del dipartimento di medicina sperimentale dell’università di Milano-Bicocca che ha dir suo, per caso, ha fatto la tale scoperta. Spera di costruire un supercondensatore da presentare alle aziende per lo sfruttamento ma sorgono inevitabilmenti alcuni problemi di natura prettamente italiana: fra un anno e mezzo gli scade il contratto e nel frattempo, se vuole i finanziamenti deve lavorare su altri progetti e quindi tralasciare. In pratica la ricerca italiana è senza soldi e quindi i ricercatori per vivere devono emigrare e come ironicamente dice qualcuno :” i cervelli scappano ( all’estero)  e i corpi rimangono ( in Italia)”. Altra magra consolazione è quella che le aziende interessate a tale progetto, competitivo a detto del Fisico con l’energia proveniente dagli impianti nucleari, sono straniere.  L’unica speranza che i nostri ricercatori all’estero un giorno torneranno …. forse costretti da un partito xenofobo al potere contrario all’immigrazione: ma questa è un’altra notizia. (hi.hi.hi.hi-hi)

Set

3

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Il mare come la mamma……….. solo una

di fe.pa
Il mare sempre più minacciato dalle attività e dagli errori commessi dall’uomo, per salvarlo servono leggi e la volontà nostra e degli altri per rispettarle.
Per proteggere la biodiversità marina abbiamo creato aree marine protette nelle quali le attività umane sono state ridotte al minimo, dove l’ambiente marino è rimasto intatto e salvaguardato dal turismo.
Oltre ai parchi marini, sono state create anche aree protette tra le quali spiccano Miramare, isola di Mal di Ventre, isola Tavolara-Capo Coda Cavallo, Ventotene e Santo Stefano, Punta Campanella, Porto Cesareo, Torre Guaceto e Isole Ciclopi.
Ciò che causa l’inquinamento delle acque:
-scarichi tossici industriali e urbani
-aumento della pescosità
-pesca praticata con metodi proibiti
-aumento del traffico marittimo
-rifiuti abbandonati sulle spiagge e nel mare come se fossero discariche
-sostanze che restano in sospensione sulla superficie dell’acqua (oli)
-aumento della temperatura dell’acqua e del processo di eutrofizzazione
Ma ecco come è possibile rimediare:
-utilizzare prodotti per stoviglie biodegradabili
-non lasciare rifiuti sparsi in mare e sulle spiagge
-ridurre la pesca
-ridurre gli scarichi di sostanze tossiche nel mare che sfociano nel mare

Set

3

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Spettegoliamo?

di fe.pa

Il pettegolezzo è raccontare qualcosa di molto personale o di falso con lo scopo di mettersi in mostra o farsi due risate. I pettegoli non immaginano quanto possano far male “spettegolando” verso gli altri.
Martha Putallaz, una psicologa che si occupa dei pettegolezzi fra bambini, afferma che solo per il 7% del tempo tra gente comune si spettegola per far del male, per lo più spettegolare gli affari degli altri è solo un modo per creare un legame con il gruppo. La cosa vale anche per gli adulti, perché secondo recenti studi il pettegolezzo è un istinto primario che è presente in molte società del mondo.
Chi mette in giro storie di altre persone all’inizio pensa di essersi fatto molti amici, ma poi scopre di essere una persona di cui nessuno si fida. Sono anche state scoperte differenze sui pettegolezzi di maschi e femmine. Le ragazze per lo più spettegolano sui vestiti, sulla stanza, il nuovo fidanzato di un’amica; i ragazzi invece preferiscono spettegolare su caratteristiche fisiche, sui giochi posseduti, sulle capacità sportive, sulle debolezze e anche il nome o il cognome che considerano ridicolo diventa oggetto di pettegolezzo.
Il pettegolezzo porta a non fidarsi degli amici, e ci fa sentire un po’ soli, fa pensare a qualcuno di essere sbagliato nel suo essere e allora si allontana dagli amici. Fare un pettegolezzo ogni tanto non vuol certo dire che si è perfidi o stupidi; non esiste un gruppo o compagnia senza pettegolezzi, essi fanno parte della nostra vita e prima o poi tutti li facciamo e li subiamo, ma non dobbiamo mai esagerare con essi.
Uno dei modi più furbi di reagire ai pettegolezzi è…….. non farci caso!

Set

3

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Lo sapevate che….

di fe.pa
Il polpo è un animale molto timido e solitario; esso fa parte della famiglia dei molluschi, classe dei cefalopodi.
Se ne conoscono circa 200 specie, da 10 cm a 9m; la specie più comune dei nostri mari è l’Octopus vulgaris.
Non sarà certo tra i più belli, ma è un abile contorsionista e ha grande intelligenza: è il più intelligente di tutti gli invertebrati, più dotato di tutti i pesci con cui condivide l’ambiente.
Il suo corpo molle gli consente di infilarsi in fori più piccoli di lui, aiutato da 2000 ventose che gli garantiscono una perfetta presa, usate anche per caccia re le prede (granchi e bivalvi).
Tra le varie armi di repertorio che il polpo possiede, il cervello è la più potente.
Nei vari esperimenti condotti dagli studiosi l’animale è riuscito ad aprire un barattolo contenente un granchio, dopo vari tentativi è riuscito ad evadere dall’acquario e grazie alla sua memoria può imitare i propri simili all’opera.
Quest’abilità è stata finora attribuita solo a mammiferi, uccelli e alcuni pesci e rettili.
Grazie ai grandi occhi sensibili e tramite diversi segnali provenienti dal suo cervello può cambiare colore e forma fino a sparire quasi del tutto nell’ambiente.

Set

3

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La “SCUOLA” di sumeri e egizi

di fe.pa


Con il termine scuola si fa riferimento all’insieme di istituzioni che forniscono l’istruzione e la formazione ai bambini e ai ragazzi. Le università, che sono tecnicamente anch’esse scuole, sia pure di alto livello, vengono escluse dal termine scuola nell’uso normale.
La scuola oggi è il “lavoro” di bambini e ragazzi, ma la parola scuola in origine significava riposo (ozio, tempo beato lontano da ogni fatica e preoccupazione).
Essa deriva infatti dal greco scholè, che significa appunto “riposo”; e questo perché in antico gli uomini, i soli che si dedicassero agli studi essendone le donne escluse, finché avevano muscoli sani erano dediti alle cure delle armi o dei campi.  Perciò quei pochi momenti liberi che potevano dedicare all’esercizio della mente erano considerati un riposo piacevole, uno svago ristoratore. La prima testimonianza della presenza di scuole risale al IV millennio a.c. nell’antico Egitto. In quest’epoca iniziano infatti a formarsi le scuole degli scribi, riservate alla élite che avrebbe dovuto amministrare lo stato. Fin dal IV millennio a.c. i Sumeri avevano scuole per gli scribi, simili a quelle egizie, tanto che sono stati rinvenuti nel corso degli scavi archeologici in Iraq sillabari e testi scolastici.