Ago

27

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Le varie forme dell'inquinamento

di fe.pa

Generalmente si parla di inquinamento quando l’alterazione ambientale danneggia una o più forme di vita e i cicli naturali dell’ecosistema.
Esistono molti tipi di inquinamento (quello dell’aria, dell’ acqua, del suolo, acustico, luminoso, termico, genetico e nucleare) e sono causati da inquinanti diversi che possono essere naturali o artificiali.
Anche se esistono cause naturali che possono provocare alterazioni ambientali dannose alla vita, il termine “inquinamento” si riferisce generalmente alle attività umane agricole, industriali, urbanistiche e volte alla produzione di energia.
Quando si parla di sostanze inquinanti solitamente ci si riferisce a prodotti della lavorazione industriale o dell’agricoltura, ma è bene ricordare che anche sostanze apparentemente innocue possono compromettere seriamente un ecosistema come del sale versato in uno stagno. Inoltre gli inquinanti possono essere sostanze presenti in natura e non frutto dell’azione umana. Infine ciò che è velenoso per una specie può essere vitale per un’altra: le prime forme di vita immisero nell’atmosfera grandi quantità di ossigeno come prodotto di scarto in quanto per esse velenoso. La combinazione di tali molecole diede origine allo strato di ozono.
Un forte interessamento ai problemi causati dall’inquinamento industriale è avvenuta a partire già dagli anni settanta, ma anche negli anni precedenti tuttavia cominciavano a manifestarsi pericoli legati alla salute in seguito allo sviluppo industriale.
Per misurare la tossicità degli inquinanti sull’uomo, uno dei parametri è la “DL50”, cioè la dose letale di una sostanza che uccide il 50% degli individui sottoposti ad essa. L’ unità di misura della DL50 sono i mg di sostanza per i kg di peso dell’individuo: si tratta di una misura della tossicità particolarmente acuta.
Basandosi su questo parametro le sostanze si dividono in: scarsamente tossiche come l’alcool etilico : DL50 = 10000 mg/kg; moderatamente tossiche come il sale da cucina : DL50 = 4000mg/kg; molto tossiche come il DTT: DL50 = 100 mg/kg; altamente tossiche come la tossina del botulino: DL50 = 0,00001 mg/kg.
Dal punto di vista della tossicità cronica, le sostanze possono essere suddivise in base ai danni che esse provocano: sostanze cancerogene, tra esse ricordiamo fibre di amianto, cloruro di vinile, benzo(a)pirene (un tipo di diossina), il catrame delle sigarette, raggi X e UV. Sostanze teratogene cioè capaci di provocare malformazioni anche gravi sui feti; tra queste: mercurio metile, composti del piombo, alcool etilico, raggi X. Sostanze mutagene cioè in grado di innescare delle mutazioni che possono portare al cancro; tra queste: composizioni di piombo e mercurio, benzo(a)pirene, gas nervino, raggi X e UV.

Ago

27

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La terra ha la febbre?

maga
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Entro alcuni decenni l’aumento della temperatura media sulla terra supererà i 2 gradi. Gli aumenti saranno maggiori alle latitudini più alte, con previsioni di crescita di 2-3 gradi entro il 2090 e di 4-5 gradi nel nord del Canada in Groenlandia e in Siberia. Delle 20 città più grandi dl mondo, 13 sono affacciate sul mare. I livelli degli oceani cresceranno tra 0,5 e 1,2 m, ma alcune previsioni parlano di una crescita di 5 m.
Alcune conseguenze del riscaldamento globale sono:
250 milioni di persone entro il2020 potrebbero restare senza acqua, cicloni e uragani sono raddoppiati negli ultimi 20 anni e si rischia di peggiorare,il solo aumento di un grado provocherebbe la diminuzione del 17% della produzione di grano turco in India Europa e Stati Uniti, a causa del caldo nuovi virus sono in arrivo nel mondo e più frequenti le malattie tropicali, ecc. L’unica cosa positiva è che secondo gli scienziati se le emissioni mondiali di gas serra raggiungono il loro massimo nel 2015 per pio calare vertiginosamente la temperatura aumenterà definitivamente di solo 2 gradi con danni comunque enormi.

Ago

27

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Spiaggia mare e rifiuti

maga
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Quanto impiegano alcuni degli oggetti più comuni abbandonati sulla spiaggia a sparire?
Quotidiano 1 anno
Sigarette 2 anni
Piatto di plastica 300 anni
Contenitore di plastica 300 anni
Lattina in alluminio 1000 anni
Tessera ricarica telefonica 1000 anni
Bottiglia di vetro 4000 anni

Ago

26

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Vento e sole passi da gigante in Italia

maga
[email protected] | 79.21.86.202

Per il fotovoltaico abbiamo superato da poco i 500 megawatt di energia prodotta, con 37 mila impianti in funzione di piccola taglia più 8 centrali. Il primato spetta alla Puglia seguita da Lombardia ed Emilia Romagna. Il 2008 è stato l’anno decisivo: l’Italia si è collocata al terzo posto per potenza annua installata, dietro la Spagna e la Germania, creando inoltre 15 mila posti di lavoro. E l’eolico? Il 2007 ha segnato uno storico sorpasso dal punto di vista dei nuovi impianti, l’energia del vento ha battuto il nucleare (speriamo la metta da parte definitivamente). Nel 2007 grazie al vento abbiamo risparmiato 17 milioni di barili di petrolio. Ma siamo ancora lontani dagli altri paesi europei, come Danimarca e Spagna, negli ultimi anni da noi l’eolico sta crescendo:gli impianti sono in tutto 2943.La speranza dell’Europa viene dal deserto e si chiama Desertec è il più grande progetto al mondo di sfruttamento solare. Come? Grazie al deserto, disseminando nel sahara e nelle zone desertiche meridionali gli specchi solari che potranno fornire il 15 % dell’ energia di cui ha bisogno l’Europa. Basterà lo 0,3% della superficie desertica nordafricana e mediorientale per rispondere ai bisogni energetici di quelle regioni e del continente europeo. l’investimento è colossale 400 miliardi di euro fino al 2050

From IL BUCO DELL’OZONO: L’AZIONE VANA DELL’UOMO, 26/08/2009 at 16:57:25

Ago

26

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la musica alla base della materia

di An.Bo

 

Tutta la materia che ci circonda è vibrazione, ogni cellula può essere considerata come dotata di un campo magnetico, il quale interagisce con i campi delle cellule simili adiacenti, dando così origine al campo magnetico di un sistema particolare all’interno del corpo umano. Nel nostro corpo ogni atomo possiede una sua frequenza che, per risonanza, si aggrega agli atomi simili, formando così le cellule, i tessuti … e tutto l’organismo. Tutta la creazione è quindi dotata di una sinfonia formata da suoni, da vibrazioni, in cui le singole parti si uniscono attratte dalla risonanza con i loro simili.
Infatti il nostro corpo a seconda del suo stato emette varie onde (Beta, Alfa, Teta, Delta, Gamma ).
Quando le nostre onde sonore sono per qualche motivo stonate tra loro, noi possiamo raccordarle ridando loro il tono che avevano all’origine. In alcuni casi la scomparsa di malattie dal corpo può avere causa nell’ascolto della musica. Grazie al potere della musica la mente può elevarsi fino a sovrastare il pensiero della malattia che verrà allora dimenticata.

La musicoterapia
La musica, attraverso il principio della risonanza, interagisce con il nostro corpo tramite delle strutture vibratorie.
La più antica classificazione degli stati emotivi generati dalla musica viene dall’India dove si descrivono i nava rasa, cioè i nove sentimenti che la musica può provocare:
Shringara: erotico, romantico, dolce;
Hasya: comico, scherzoso;
Karuna: patetico, triste, tragico;
Raudra: esasperato, drammatico;
Veera: audace, grandioso, maestoso;
Bhayanaka: che incute timore e reverenza, solenne;
Adbhuta: meraviglioso, rallegrato, gioioso;
Shanta: pacifico, rilassato, tranquillo;
Vibhatsa: disgustoso.
I musicologi basano su questa suddivisione i loro studi. Kate Hevner ha creato una ruota degli umori disponendo in cerchio 8 dei nove umori indiano ( ha tralasciato disgustoso) su un’ipotetica rosa dei venti. In questo modo indica il percorso terapeutico da far percorrere al paziente, portandolo da uno stato emotivo negativo a quello più positivo immediatamente adiacente, finché non viene raggiunto l’umore desiderato.
La Ruota, indicando l’aggettivo che descrive l’umore risvegliato dalla musica, inizia
a sud ovest con solenne,
a sud tragico,
a sud est dolce,
a est tranquillo,
a nord est scherzoso,
a nord gioioso,
a nord ovest drammatico,
a ovest maestoso.
Un paziente affetto da forte malinconia viene aiutato prima attraverso l’ascolto di un pezzo malinconico in cui si può ritrovare, poi viene fatto passare ad un pezzo dolce – l’umore successivo, e così via, emozione dopo emozione, lo si conduce agli umori successivi, fino ad arrivare all’emozione desiderata.
Tendenzialmente noi veniamo attratti dal tipo di musica che in quel momento risuona con le nostre emozioni, con il nostro inconscio impregnato delle sue memorie esperienziali. Per fare terapia è dunque necessario iniziare dapprima con un tipo di musica che corrisponde al proprio stato interiore per poi passare verso quelle melodie in grado di portarci nello stato desiderato.

Nel 18° secolo Ernst Chladni, un fisico tedesco, pensa di applicare alla cassa armonica di un violino una sottile lamina di metallo su cui distribuisce della sabbia sottilissima. Facendo poi scorrere l’archetto sulle corde, osserva che la sabbia, vibrando per il suono prodotto, si disponeva in forme geometriche che si modificavano quando si cambiava l’altezza della nota. In questo modo Chladni dimostra che il suono, le vibrazioni, influisce veramente sulla materia e inizia a studiare a fondo l’argomento fondando una nuova scienza: la cimatica. Tuttavia solo nel ventesimo secolo che la cimatica riprese grazie ad uno scienziato svizzero: Hans Jenny. Utilizzando le sofisticate apparecchiature moderne Jenny misurò, fotografò, sperimentò gli effetti delle vibrazioni sonore di ogni tipo sui più diversi materiali e scoprì che le forme create dal suono erano prevedibili. Per esempio, determinati suoni corrispondono sempre alle stesse figure, inoltre, scoprì che acclamando i suoni di antichi linguaggi come il sanscrito o l’ebraico, le figure che si producevano, disegnavano il simbolo alfabetico che si pronunziava! Un’altra scoperta interessante rilevava che i disegni, che altrimenti si formavano, ricordavano le strutture cellulari degli organi viventi. Jenny si convinse che la vita è il risultato delle vibrazioni specifiche di ogni cellula – in altre parole, ogni cellula ha il suo suono, la sua nota.

È possibile tradurre in musica lo stato di salute del nostro corpo per sapere come stà?

Secondo un ricercatore della Harvard Medical School, Gil Alterovitz, che assieme a Sophia Yuditskaya e al cremonese Marco Ramoni si ed infatti insieme hanno elaborato un software in grado di trasformare appunto in melodia l’attività del nostro codice genetico al fine di diagnosticare l’eventuale presenza di malattie.
DAL GENE ALLA NOTA – In pratica, il programma di Alterovitz provvede a convertire in suoni le proteine e le espressioni genetiche: se la melodia che ne risulta è armoniosa significa che il soggetto in esame è sano. Diversamente, una composizione musicale stonata sta a indicare uno stato di cattiva salute. L’assenza di armonia nella musica dei nostri geni rappresenta quindi un campanello di allarme, e gli scienziati coinvolti nel progetto sperano che la loro scoperta possa aiutare i medici a diagnosticare rapidamente il cancro, per esempio. Ma il programma potrà essere utile anche nello studio di malattie infiammatorie e altri processi biologici che necessitano di una rapida identificazione.
PROVE – Alterovitz e colleghi hanno sperimentato la funzione matematica su un gruppo di pazienti malati di tumore al colon, concentrando la loro attenzione in particolare sull’Rna-messaggero, un acido nucleico chiave per l’espressione dei geni, arrivando a determinare una sintassi del linguaggio dei geni. Assegnando una nota a ciascuna combinazione degli stessi è possibile capire se una cellula è malata o no: quelle tumorali avrebbero «transizioni» più veloci di quelle normali, per cui la melodia che viene fuori dal programma è disarmonica.
DA PITAGORA A NOI – A ispirare i ricercatori è stata la teoria musicale elaborata 2.500 anni fa da Pitagora, basata sul principio che il numero è il modello originario di tutte le cose: «I geni esprimono una dimensione con l’Rna messaggero», ha spiegato Ramoni, «usando la teoria di Pitagora, a seconda della natura del gene, verrà fuori una melodia che sarà armonica se questo è normale, disarmonica se malato». Il programma matematico elaborato dal team di ricercatori è stato pubblicato sul prestigioso Technology Review, magazine dell’Mit .

Ago

25

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La natura si ribella

di An.bo

Incendi in estate, alluvioni in autunno e primavera, frane e valanghe in inverno, terremoti ed eruzioni vulcaniche tutto l’anno. Che cosa sta succedendo? E’ un panorama, purtroppo, molto attuale, quello di tutte queste catastrofi “naturali”. Eppure quando si cerca il colpevole, come sempre, non bisognerebbe fare altro che guardarsi allo specchio. Queste catastrofi sono in primo luogo un segnale che c’è qualcosa che non va. Si potrebbe cominciare delle cause delle attività antropiche: il disboscamento, la canalizzazione dei corsi d’acqua, l’escavazione del letto dei fiumi…  Tutti questi fenomeni hanno gettato le basi del cambiamento climatico, aggravando la i fenomeni naturali già presenti, ma in forma molto ridotta, che stanno assumendo la forma di quelli riscontrabili hai tropici.  Es.: Trent’anni fa l’onda di piena del fiume Po ci metteva 4-5 giorni per scendere dal monte sino al delta, oggi è questione di ore.  Ma nonostante tutto l’uomo continua di testa sua : per esempio costruisce in luoghi sbagliati, lungo i fiumi o ai piedi dei versanti franosi, realizzando, in siti che prima o poi verranno colpiti, anche impianti a rischio quali fabbriche chimiche, centrali, discariche, ma anche strade e ferrovie o utilizza materiali inadatti e, per risparmiare, non si applica gli accorgimenti costruttivi necessari – vedi quelli antisismici – se non quando è costretto.  Molte di queste avvenimenti potrebbero, quindi, essere evitabili, prevedibili o perlomeno rese meno devastanti. Questo richiederebbe un radicale cambiamento nell’approccio della gestione del territorio e lo sviluppo di un pensiero su scala globale, in grado di cogliere i collegamenti tra i diversi elementi dell’ambiente e gli interventi dell’uomo.

UNA “DIVERSA GUERRA MONDIALE”

La lotta contro le grandi catastrofi ambientali, ormai estese su scala globale, sta diventando una sorta di guerra mondiale: che però si può vincere, adeguandoci ad un pianeta che cambia. Cosa c’entrano le piccole vittime del recente terremoto del Molise con le 145 persone rimaste sotto le colate di fango a Sarno del 1998, o con le 20.000 rimaste uccise durante il terremoto di Izmit in Turchia, nel 1999 o con le 15.000 decedute sotto la furia del ciclone tropicale che si è abbattuto ad Orissa, in India, durante quello stesso anno?

Sembrano i numeri dei morti di una guerra mondiale, dove cambiano i fronti o i campi di battaglia, e nella quale le vittime sono i civili, in un drammatico scenario che coinvolge l’intero pianeta. Infatti il pianeta che sta cambiando con una velocità nuova e per molti aspetti è sconosciuta, ma cambia grazie alla spinta di alcuni fenomeni naturali ma anche attraverso la pressione esercitata dall’uomo. La nostra era una specie che all’inizio della sua storia era impegnata a sopravvivere alle grandi catastrofi naturali, ma che oggi deve sopravvivere alle catastrofi che genera. Per limitare certi danni ci si potrebbe affidare alle parole dello studioso Marcel Roubalut “se l’uomo non può impedire tutto, può prevedere molto.

IL PESO DEI DANNI

I costi delle catastrofi ambientali non sono solo quelli delle vittime o delle fasi di emergenza, ma possono influenzare nel tempo l’economia di un Paese e la vita delle persone. Nel nuovo millennio oltre 500 disastri hanno provocato circa 10.000 morti, 200 milioni di persone colpite, 70 miliardi di dollari di dann. Per non citare i danni provocati in Europa centrale dall’ultima alluvione dell’agosto 2002, che ha inciso per oltre l’1% del PIL della sola Germania. L’Italia non è da meno: in media durante l’ultimo decennio si sono spesi ogni anno oltre 3.500 milioni di euro per affrontare le emergenze idrogeologiche, con risultati che non hanno risolto il problema. Il grosso di queste risorse (oltre l’85%) è servito per tamponare e ripristinare i danni e meno del 15% è stato investito per rafforzare, in termini preventivi, il territorio circostante.

PERICOLI D’ACQUA

In un periodo in cui la carenza d’acqua è uno dei grandi problemi dell’umanità, i danni provocati dal dissesto idrogeologico sono al primo posto tra quelli causati dalle catastrofi naturali. Il fatto che l’eccesso di acqua provochi danni suona quasi come una beffa ma è la verità: Solo 10 nazioni si dividono il 60% delle risorse idriche della Terra ma 1,5 miliardi di persone non hanno accesso all’acqua potabile e circa 5 milioni di esse muoiono ogni anno per patologie legate alla bassa disponibilità dell’acqua. E mentre il Pianeta si sta progressivamente riscaldando e le aree desertiche si stanno allargando, negli Stati Uniti (per esempio) ogni americano può permettersi il lusso di consumare 2.150 litri di acqua all’anno (ma non sono pochi neppure i 1.200 di ogni italiano, contro i 45 di un nigeriano). Dal 1918 l’Italia è stata colpita da 5.358 grandi alluvioni e 11.455 frane. Oggi sono oltre 7000 i siti a rischio di smottamento ed oltre 2500 quelli alluvionabili. La quantità di pioggia che cade ogni anno in Italia è quasi quella di 30 anni fa, ma concentrata in meno tempo. Così l’aumento dell’energia sprigionata dai fenomeni naturali, concentrata in tempi sempre più brevi, provoca effetti devastanti quando si somma ai danni provocati dalle azioni umane.

PERICOLI DI FUOCO

Viviamo nell’area di maggiore attività vulcanica del Sud-Europa e seconda a livello continentale solo all’Islanda, ma quando i nostri vulcani si svegliano sembriamo sempre un po’ sorpresi…Il più grande vulcano attivo del Sud-Europa è l’Etna: ogni anno fa sentire la sua voce (come anche il piccolo Stromboli), con eruzioni che più volte hanno rischiato di divenire vere e proprie catastrofi. Se ciò non è ancora avvenuto è perché non è di grandi dimensioni, è disabitato per vari chilometri nella sua parte più alta (e probabilmente proprio a causa della sua continua attività). Tra l’altro la carenza di una vera “memoria storica” delle catastrofi (ovvero non avvengono mai troppo vicine tra loro nello stesso posto) è, a detta degli esperti, “una delle cause culturali che sono alla base, nel nostro Paese, della mancanza di una vera politica di prevenzione.” Aspetto che trova fondamenta nel rapporto con il Vesuvio, la cui ultima eruzione, tipicamente di tipo esplosivo, avvenne nel 1944. Da allora il gigante sembra addormentato, ma gli scienziati ci dicono di non fidarci: escludendo Pompei, negli ultimi mille anni almeno un paio di volte ogni secolo il vulcano si risveglia e ne sono già passati 58 dall’ultima volta.

PERICOLI DI TERRA

Viviamo in un Paese geologicamente instabile. Per buona parte montuoso, la conformazione dei suoi rilievi ed il fatto di essere attraversato da due grosse faglie di frattura lo rendono, assieme a Grecia e Romania, l’area geologicamente più instabile d’Europa. Sono circa 8000 gli eventi sismici che ogni anno colpiscono l’Italia, anche se oltre 6000 sono registrabili solo dagli strumenti. Dei rimanenti 2000 solo qualche decina causa danni, mentre per fortuna ancora più rari sono quelli realmente devastanti. Dal 1000 d.C. in Italia sono stati registrati circa 30.000 terremoti, di cui 200 disastrosi, con 120.000 vittime nell’ultimo secolo (il triste primato è tuttora detenuto dal sisma che colpì la Calabria e lo stretto di Messina il 28 dicembre 1908, facendo oltre 86.000 morti). Insomma viviamo su un Paese in continuo movimento.

L’Uomo è si la causa di tanti problemi ambientali, può però esserne anche la soluzione, come ricordava il Mahatma Gandhi: “il mondo ha le risorse per soddisfare i bisogni di tutti gli uomini, ma non il loro egoismo“.

Ago

21

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Educare i bambini è ancora di moda?

An.Bo.
“Mamma ho mal di pancia e non mi va di andare a scuola”. E’ il solito ritornello del bambino che non vuole andare a scuola, di solito si pensa sia per colpa delle interrogazioni, ma in realtà è una vera e propria “fobia scolare”.
Un fenomeno in aumento, secondo gli esperti intervenuti al forum dal titolo “Educare i bambini e’ ancora di moda?”, organizzato a Roma dall’Agenzia di stampa Dire. All’incontro, moderato dalla giornalista Daniela Daniele (La Stampa), hanno partecipato la psicoterapeuta dell’eta’ evolutiva Magda Di Renzo, la dirigente scolastica Tiziana Sallusti, la responsabile della comunicazione dell’Associazione genitori (Age), Miela Fagiolo D’Attilia, e il vicedirettore della Dire, Nico Perrone.
La fobia della scuola riguarda soprattutto bambini piccoli e ragazzi delle scuole elementari e medie. Non è la paura del brutto voto perchè riguarda anche ragazzi con un buon rendimento, si tratta invece di una fobia, dover lasciare la famiglia per andare in un luogo dove si è continuamente messi alla prova, dove ci sono difficoltà e dove bisogna confrontarsi con gli altri.
Una conferma arriva da Tiziana Sallusti, dirigente scolastica: “Ci sono bambini che piangono in modo inconsolabile perchè non vogliono venire a scuola. Ma non hanno certo paura delle interrogazioni”. Più in generale, si registra un grave mancanza di educazione.
La colpa va suddivisa in parte a bambini sempre più tecnologici e quindi soli, con le settimane cadenzate e pieni di impegni, dall’altro adulti spesso “nevrotici”, incalzati da ritmi frenetici che non si fermano mai e non hanno mai il tempo di ascoltare e aiutare i propri figli.
Una realtà che i piccoli denunciano con comportamenti di protesta e di ribellione fino alle forme più estreme: dal bullismo ai disturbi disciplinari e della condotta.
Da anni gli adulti hanno immagazzinato l’idea che il bambino deve essere pronto a diventare adulto in pochissimo tempo, e deve quindi acquisire conoscenze e saper fare tutto in un breve periodo, in una specie di corsa ad ostacoli. Quindi, una sorta di bambino tecnologico, spiega Di Renzo.
Da questa problematica è sorta un gran confusione. E’ giusto educare il bambino a quelle che sono le richieste della società, ma non basta. Educarlo significa anche aiutarlo a costruirsi una sfera intima, prepararlo alle relazioni affettive con il mondo. Spesso però viene tralasciato quel bisogno del bambino di sentire accanto il genitore che fa da punto di riferimento. È come se stesse sempre di più venendo a mancare il ruolo di mediatore dell’adulto.

Ago

21

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Gli animali vanno a scuola (e non solo gli asini)

di An.Bo.

Nelle scuole (materne o elementari) si potrebbero realizzare molte attività legate agli animali: i bambini amano gli animali, gli piace disegnarli, accarezzarli, guardarne le immagini o leggerne storie. Immaginate come sarebbe felice di poter svolgere attività con un cagnolino bravo ed educato.
Educare i bambini al rapporto con i cani è fondamentale per numerosi motivi.
Nella nostra civiltà tecnologica e virtuale si sta perdendo sempre di più il contatto con la natura, molti bimbi se gli chiedi “ sai cos’è e che verso fa una mucca?” lui risponde sorridendo “certo”, ma se gli chiedi “Hai mai visto una mucca?” lui ti dice “no” e ti guarda incuriosito. Ecco perché realizzare attività legate agli animali può essere molto positivo, un cane può fare da tramite tra il bimbo e la natura, può insegnarli a prendersi cura delle cose e a portarne rispetto e ad essere più gentile e sensibile; infatti di solito i bimbi che hanno un animale domestico sono più sereni, imparano a prendersi cura degli altri, a rispettare l’altro anche se è diverso, sono più capaci di dimostrare affetto.
E’ stato dimostrato che la relazione tra bambini e animali apporti grossi benefici nelle fasi dello sviluppo: siccome i bambini sono gli adulti del futuro sarebbe un bene insegnarli a rispettarli, amarli e che non bisogna assolutamente abbandonarli o maltrattarli. Ma c’è di più: far conoscere oggi gli animali ai bambini può servire a farli crescere più consapevoli del fatto che esistono esseri viventi e senzienti molto diversi, che percepiscono il mondo in maniere diverse, eppure nessuno è superiore o migliore di un altro, ognuno merita il rispetto della propria identità. visita di un cane può poi essere un utile strumento per la prevenzione di episodi di aggressione: si può insegnare ai bambini come relazionarsi con i cani, come vanno interpretati i loro atteggiamenti e qual è il loro linguaggio, come bisogna avvicinarli, accarezzarli, in generale come ci si deve comportare in loro presenza.
Praticare a scuola idonee attività con un cane può in definitiva essere per i bambini un’occasione per vivere una preziosissima, divertente, utile e ricca esperienza sensoriale, emozionale e sociale.

Ago

21

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Il buco dell'ozono: l'azione vana dell'uomo

di fe.pa

Il tentativo di ricostruzione dello strato di ozono che ci protegge dai raggi UVA di maggior intensità, che possono causare oltre alle scottature anche cancri alla pelle, cecità e depressione del sistema immunitario, potrebbe essere vanificata dal riscaldamento globale che  sta lentamente modificando le caratteristiche fisico-chimiche dell’atmosfera e rallentando la ricostruzione  dello strato perso.
Gli uomini hanno cercato di mettere al bando i prodotti più nocivi all’ozono, ma nonostante ciò continuano a immettere nell’atmosfera gas serra che, oltre a far salire le temperature globali, sono  indirettamente dannosi anche all’ozono.
Negli ultimi dieci anni sono state raccolte abbastanza informazioni per dire che lo strato di ozono sta rispondendo positivamente alla eliminazione dei CFC, riportandosi ai livelli originali prima degli anni 80.
Ora bisogna fronteggiare nuovi problemi: l’aumento della temperatura sulla superficie terrestre può instaurare temperature più basse del solito negli strati inferiori della stratosfera(15-20 km d’altezza), favorendo la formazione di nubi stratosferiche che favoriscono l’erosione dell’ozono.
Il problema dell’erosione dello strato di ozono iniziò a essere evidenziato  intorno alla fine degli anni 70 e l’inizio degli 80 e sembrava avviato a soluzione  quando fu firmato il protocollo di Montreal del 1987, che metteva al bando i CFC utilizzati per vari impieghi sociali e civili.
L’erosione dell’ozono è risultata maggiore a latitudini superiori, soprattutto nell’emisfero australe, dove ha periodicamente creato il cosiddetto “ buco” sovrastante l’Artico e la punta del Sudamerica. Il fenomeno è stato puntualmente accompagnato da un aumento delle radiazioni ultraviolette misurate al suolo.
L’aumento dei gas serra (anidride carbonica, protossido d’azoto,metano) sarà la causa dell’erosione dell’ozono, vanificando l’azione positiva della messa al bando dei CFC.

Ago

20

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Il canto della balena

di Anna Bosc

Nelle profondità degli abissi le balene cantano. Un canto misterioso si propaga sott’acqua e lo si può sentire a chilometri di distanza, i marinai che dalle stive lo udivano da lontano lo hanno sempre temuto come un triste presagio di morte. È il loro linguaggio, loro vivono e muoiono sotto l’eco del loro canto e dei vari suoni prodotti dall’acqua: rimbombi, sibili, sbuffi, che si uniscono alla loro voce che produce gorgoglii, echi, risucchi, suoni gravi ed acuti che si propagano con una vibrazione intensa nelle profondità marine, il loro canto è misterioso e suggestivo, particolarmente ammaliante e leggendario, forse il canto delle sirene che Ulisse non volle ascoltare, legato all’albero maestro della sua nave, non era altro che il richiamo delle balene…Le balene emettono un canto particolare a seconda del gruppo famigliare e del branco alle quali appartengono, nel caso di contatti fra gruppi diversi i “motivi” subiscono evoluzioni, variazioni e mutamenti, come uno “scambio di musiche”.
Il canto delle balene è stato registrato ed analizzato non solo dagli scienziati, ma anche dai musicisti. Il risultato è stato un accostamento sorprendente fra questi suoni ed alcune frequenze specificatamente musicali, specie in quei “canti” che precedono l’accoppiamento e quelli che guidano i cuccioli nell’orientamento, come fossero delle “serenate” o dei “motivi guida” per il piccoli appena nati.
Suoni viscerali, superbe risonanze che rimandano alla creazione della vita nell’universo…

Ago

20

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Perchè l’uomo ha bisogno degli animali?

di An.BO

Una prima risposta istintiva direbbe “L’uomo ha bisogno degli animali per alimentarsi”, ovviamente esclusi i vegetariani, tuttavia nono c’è dubbio che la necessità di cacciare ha segnato, e accelerato, il percorso evolutivo dell’uomo. Dall’altra parte però l’uomo l’uomo tecnologico del secondo millennio e l’uomo virtuale del terzo, ha perso la caratteristica di vivere in contatto con la natura e vive in apparente autonomia dal mondo animale e da quello vegetale. Gli animali destinati alla produzione di alimenti o di altri derivati (borse, pellicce, scarpe) ad uso e consumo per l’uomo sono confinati nei sistemi produttivi a carattere industriale, come si dice “lontani dagli occhi, lontani dal cuore”; ma come si spiegherebbe allora la voglia di riempire i balconi di fiori, allevare animali, coltivare piante, cavalcare…? Alcuni scienziati hanno studiato ipotesi che potrebbero aiutare a capire come mai, per esempio, siamo abituati ad accogliere animali nella nostra famiglia educandoli come esseri umani. Naturalmente non è più possibile parlare di “bisogno alimentare”.
Una dimostrazione interessante di questo effetto calamita dell’animale sull’uomo, ce la danno i bambini : essi infatti sono come fatalmente attratti dalla vista degli animali, si avvicinano a loro spontaneamente, sorridendo, e giocano con loro. Solo nei casi di fobie specifiche, apprese per imitazione dai genitori, presentano un comportamento diverso, di paura e terrore. Queste osservazioni sui bambini farebbero pensare che si tratta di una caratteristica specifica, come iscritta nel DNA dell’uomo, che costituirebbe quindi una pulsione comportamentale dell’uomo esattamente come la pulsione del comportamento alimentare. L’animale rappresenta per l’uomo una necessità referenziale per il completamento del suo sviluppo ontologico sia formativo, sia espressivo. Il bambino compie il proprio percorso educativo e diventa un adulto con una identità, una personalità ed un carattere, nel bene e nel male, che sono plasmati dalla convivenza e dalle esperienze realizzate in presenza di referenti umani, che sono i genitori, i parenti, gli amici, i maestri …Tuttavia una moltitudine di referenti umani non sarebbe in grado di rendere completa una persona; l’uomo infatti, fin da bambino, concretizza inconsapevolmente una quantità di esperienze dagli esempi di vita, dal computer, dai vegetali e dagli animali. Ciascun di essi contribuisce a plasmare l’uomo e modifica il suo modo di pensare il mondo circostante e di considerare gli altri. Sapere riconoscere, pertanto, l’importanza pedagogica di una corretta relazione con l’alterità animale, può spiegarci perché e quanto sia importante soddisfare il bisogno etologico dell’uomo verso all’animale, a patto che questo bisogno sia orientato, pilotato e svelato nei vincoli di responsabilità dell’uomo verso l’animale per evitare il rischio, purtroppo molto diffuso, di relazioni pericolose o di maltrattamenti nei confronti degli animali (abbandoni, randagismo…).

Ago

8

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Business da febbre

da c.v.
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Grazie, grazie e ancora grazie! Sono i laboratori di produzione di vaccini e le ditte farmaceutiche produttori di antivirali a ringraziare la diffusione delle febbre suina. Grazie a questa che le loro casse si vanno velocemente riempiendo e anche l’Italia partecipa con la richiesta di 15 milioni di dosi e un numero in crescrento di farmaci antivirali. “L’allarmismo paga e l’eccessivo allarmismo raddoppia” è il caso di dire perchè la paura non tiene da conto le spese. Adesso viene da pensare quale categoria beneficierà dell’ al lupo al lupo” di turno e qui le richieste sono tante. Pochi si ricorderanno delle arance al mercurio che hanno momentaneamente risollevato le sorti del comparto agrumario italiano, la mucca pazza che ha risollevato quello dei suini, la febbre suina che ha fatto vendere più carne di bovini, l’aviaria che ha rimesso a posto i conti di bovini e suini e farmaceutici ( questi forse che in crisi non sono stati mai), la “febbre” dell’olio di oliva che ha fatto vendere olio di semi e quando ormai sfrebbrato l’olio di oliva e si è riscoperta la dieta mediterranea si ha avuto una ricaduta da febbre di contraffazione. Benedetta ignoranza: chi non ha la febbre da “lettura”non si ammala mai.

Ago

4

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Identificazione cellulare dell'avorio

di fe.pa

Anche dopo il blocco internazionale, la vendita di avorio ricavato dalle zanne d’elefante non accenna a diminuire.
Le zanne provenienti dall’africa tropicale, finite nei paesi asiatici e lavorate per diventare ornamenti, statuette, sigilli e gioielli non si sa se provengono da nazioni che autorizzano un commercio limitato ricavato da popolazioni di elefanti in eccesso.
Allora come scoprire se l’avorio commercializzato è frutto di bracconaggio e, soprattutto, la loro originale provenienza?
Un ricercatore dell’università di Washington, assistito da altri ricercatori statunitensi, ha analizzato il Dna di alcune zanne confiscate nel 2006 e ha scoperto che le zanne sottratte agli artigiani asiatici provenivano da una ristretta zona della Tanzania e del Mozambico.

Ago

4

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Il pesce matusalemme

DI FE.PA

Come tutti ormai sappiamo la vita ha avuto inizio nell’acqua partendo da molecole organiche, che nel corso di milioni di anni di evoluzione sono arrivate ai pesci. Oggi la classe di pesci più diffusa nelle acque del pianeta sono i pesci ossei. Dalle loro forme più arcaiche sono derivati anche tutti i vertebrati terrestri tra cui anche noi uomini. Alcuni ricercatori di Pechino, nel 2008 hanno trovato in una formazione calcarea a sud della Cina, il fossile di un antico pesce osseo. Dopo vari studi lo hanno datato all’età di 419 milioni di anni fa e lo hanno chiamato Guiyu oneiros.
Questa scoperta cambierebbe la datazione sull’evoluzione dei pesci: prima della scoperta si pensava che, intorno ai 400milioni di anni fa, i pesci iniziassero a diversificarsi,in due classi di pesci ossei: gli Attinopterigi e i Sarcpterigi(a cui appartiene il Guiyu oneiros).
La determinazione dell’età del nuovo reperto dimostrerebbe che la diversificazione dei pesci sarebbe avvenuta con 20milioni di anni d’anticipo.
I ricercatori di Pechino davano però per scontato questo anticipo evolutivo, perché il reperto mostrava un’anatomia altamente specializzata, segno che molti passi evolutivi erano già stati compiuti. La storia dei pesci ossei potrebbe essere ancora più antica di quanto si pensi