Lug

21

By potatore

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Una risaia in pace con l’ambiente

di ma.ga.

È partita la sperimentazione, per un modello di risaia capace di ricostruire l’habitat delle zone umide senza effetti sulla redditività. Il progetto si propone di favorire la biodiversità attraverso una diversa gestione dell’acqua sul campo. In Lombardia il riso occupa oltre 98mila ettari di superficie coltivata per 2158 aziende a elevata specializzazione e una resa pari a 623 tonnellate annue, è l’università di Pavia, provincia dove si concentra l’83 per cento delle risaie, a lanciare la scommessa: ricostruire l’habitat naturale tipico della zona umida mantenendo inalterata la redditività d’impresa.Avviata la primavera scorsa su un programma di attività di tre anni, la sperimentazione vale un investimento sulla ricerca di circa396mila euro, con un compartimento regionale di poco meno di 100mila euro. Un ulteriore passo, dunque, verso la valorizzazione ulteriore di una produzione cerealicola che in Lombardia registra livelli quali-quantitativi da primato, nella precisa convenzione che la tutela dell’ ambiente sia una linea strategica di gestione aziendale orientata ai dettami della multifunzionalità. Lo studio di un modello di risaia “ecocompatibile”, ha trovato applicazione nel cuore della Lomellina: Giussago in provincia di Pavia, nell’ azienda agricola LaDarsena, e nel milanese, a Lacchiarella, alla Cadenazza per un totale di 200 ettari. Lo scopo  dei ricercatori è intervenire con un processo inverso rispetto al normale ciclo dell’acqua applicato in risaia, per cui l’acqua è mantenuta sui terreni durante solo il periodo estivo, con conseguenze di limite sulle funzioni ecosistemiche tipiche delle aree umide.Tra le situazioni della sperimentazione:la sommersione invernale delle stoppie, il mantenimento della vegetazione sugli argini e lungo le sponde dei canali. Il piano prevede che ogni situazione venga replicata tre volte, con successivo monitoraggio dei risultati a fronte di precisi parametri di valutazione: gli effetti sulla biodiversità acquatica, sull’avifauna, sulla fauna minore(insetti, anuri),sui parametri chimici del suolo, i tempi di esecuzione delle operazioni meccaniche, le rese produttive, le dinamiche della flora avventizia, spontanea e reintrodotta, la gestione dell’acqua, il comportamento della falda, i profili termici nelle diverse condizioni sperimentali. Una soluzione, questa, utile per garantire durante i periodi di asciutta la sopravvivenza degli invertebrati acquatici che, a loro volta, contribuiscono a ridurre le larve di zanzara.