Dic

4

By Il Potatore

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Conosciamo il favino…

Il favino è una leguminose appartenente alla tribù delle Vicieae. Appartiene alla varietà minor, si distingue dalle altre varietà in base alla dimensione dei semi; quelli del favino sono rotondeggianti e relativamente piccoli (1.000 semi pesano meno di 700g) e si impiegano per seminare erbai e sovesci (poiché fanno risparmiare seme, rispetto alle altre varietà) e anche come concentrati nell’alimentazione del bestiame.
Il favino è una pianta annuale, a rapido sviluppo, a portamento eretto, glabra, di colore grigio-verde, a sviluppo indeterminato. La radice è fittonante, ricca di tubercoli voluminosi. Gli steli eretti, fistolosi, quadrangolari, alti fino a 1,50 m (media 0,80-1,00) non sono ramificati, ma talora si può avere un limitatissimo accestimento con steli secondari sorgenti alla base di quello principale.
Le foglie sono alterne, paripennate, composte da due o tre paia di foglioline sessili ellittiche intere, con la fogliolina terminale trasformata in un appendice poco appariscente ma riconducibile al cirro che caratterizza le foglie delle Vicieae. I fiori si formano in numero da 1 a 6 su un breve racemo che nasce all’ascella delle foglie mediane e superiori dello stelo. I fiori sono quasi sessili, piuttosto appariscenti (lunghezza 25 mm), la corolla ha petali bianchi e talora violacei e, quasi sempre, con caratteristica macchia scura sulle ali. L’ovario è pubescente, allungato e termina con uno stigma a capocchia, esso contiene da 2 a 10 ovuli.
Nel favino la fecondazione può essere allogama, con impollinazione incrociata operata da imenotteri (api e bombi), o autogama. L’ovario fecondato si sviluppa in un baccello allungato, verde allo stato immaturo, bruno quando maturo e secco, esso contiene da 2 a 10 semi.
Uno degli usi più frequenti del favino è quello come coltura da sovescio, in questo caso il favino va seminato a inizio autunno, così che abbia raggiunto un buono sviluppo prima dei freddi invernali, e poi in primavera quando si trova in fioritura la coltura viene arata in modo che tutta la parte verde sia interrata, così facendo arricchisco il terreno di sostanza organica che sarà facilmente degradata in quanto il terreno dove si trovava il favino è ricco in azoto grazie all’azotofissazione dei batteri simbionti delle radici e quindi i microrganismi troveranno un substrato ideale sul quale moltiplicarsi e in seguito degradare la sostanza organica. Inoltre con questa tecnica si arricchisce di molto il contenuto in acqua del terreno che sarà ceduta lentamente e quindi si eviteranno stress idrici alle colture che seguiranno. Nonostante una parte di azoto venga usato dai microrganismi nel terreno ne rimane una buona quantità, per questo si deve evitare di fare il sovescio di leguminose per vari anni sullo stesso appezzamento soprattutto se ci sono colture arboree perché la forte presenza di azoto promuove un’anticipata ripresa vegetativa correndo quindi maggiori rischi di gelate tardive.
Altro uso che negli ultimi anni sta prendendo campo è quello di usare il favino come coltura rinettante, questo tipo di coltivazione ha due scopi principali, uno è quello di evitare l’erosione del terreno durante le piogge autunnali e invernali, soprattutto in terreni collinari che altrimenti rimarrebbero scoperti per tutto il periodo invernale, e altra importante funzione è quella di evitare lo sviluppo di infestanti così quando si arriva a coltivare la coltura principale abbiamo un terreno completamente sgombro da infestanti questo perché questo tipo di colture sono seminate in maniera molto fitta e hanno un rapido sviluppo e soffocano tutte le altre essenze, poi quando sono sviluppate non fanno passare la luce e quindi le infestanti non possono germogliare.
Quella che doveva essere la vocazione principale della coltivazione del favino e cioè la produzione di granella per alimentazione del bestiame negli ultimi decenni era andata scomparendo, soppiantata dalla soia, questa era preferita in quanto ha un altissimo contenuto in proteina.
Per l’alimentazione del bestiame si usano le farine d’estrazione o i panelli, cioè soia a cui è stato estratto l’olio e nella quale la percentuale proteica è concentrata raggiungendo valori del 46%, il favino invece ha un titolo in proteine del 20-21% e quindi il confronto non era proponibile, basta meno della metà di soia rispetto al favino per coprire i fabbisogni di un animale. Ma negli ultimi anni si è riscoperto perché la soia è in gran parte OGM e quindi tutti gli allevamenti biologici non la possono utilizzare per alimentare il proprio bestiame e quindi sono ritornati ad usare o il pisello proteico o il favino che non hanno subito nessun tipo di modificazione genetica.
Una delle varietà che è più usata in tutto il centro Italia è la “Vesuvio” che si adatta molto bene anche a terreni pesanti, e non richiede irrigazione.
Le aziende biologiche sono le più interessate all’utilizzo del favino per i vari motivi visti primi, anche l’uso come coltura rinettante è molto importante in quanto nelle aziende biologiche non si possono usare diserbanti e quindi arrivare alla semina avendo un terreno sgombro da infestanti non è cosa da poco conto, come pure il controllo dell’erosione che dovrebbe interessare tutte le aziende ma maggiormente quelle che non possono fare un largo uso di concimi chimici e quindi perdere la parte superficiale del terreno che è quella più fertile diventa una grave perdita.
Anche il sovescio è pratica diffusa così da arricchire il terreno di sostanza organica e azoto due elementi fondamentali per lo sviluppo di qualsiasi pianta.
Visto il crescente interesse delle aziende per questa leguminosa, negli ultimi anni si è iniziato un lavoro di selezione per migliorare il contenuto proteico e soprattutto l’equilibrio tra i vari aminoacidi che servono al bestiame che andiamo ad alimentare perché se noi abbiamo una composizione in aminoacidi che è la più vicina a quella che utilizza l’animale noi possiamo dare una razione con anche il 2% in meno di proteina, e questa non è cosa da poco conto perché così facendo ho un minor spreco da parte dell’animale e di conseguenza una minor presenza di nitrati e quindi minor inquinamento del terreno e delle falde acquifere.
Altro carattere che interessa il miglioramento genetico è quello di innalzare le rese ad ettaro e soprattutto la costanza di produzione nei vari anni.
Personalmente penso che se si svolgerà un lavoro serio su questa legumionosa in pochi anni potremmo arrivare ad avere produzioni di buona quantità e qualità così da evitare di dare al nostro bestiame alimenti OGM come la soia. E soprattutto non essere schiavi delle multinazionali che commercializzano il seme delle colture OGM che ogni anno devono essere riacquistati perché ibridi e quindi un semplice contadino non potrà mai riprodurre seme dalla propria coltivazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nov

18

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Piantiamo i bulbi

 

 

Pieno autunno e occorre pensare alla primavera e anche se il tutto può sembrare strano in effetti non lo è se si pensa alle aiuole di bulbose Proprio in questo fine mese occorre mettere a dimora le specie bulbose che caratterizzeranno le aiuole primaverili se per alcuni sembrerà un controsenso proprio in novembre bisogna pensare a quello che sarà il giardino di primavera e quindi provvedere di conseguenza con la messa a dimora delle bulbose che in genere danno via alla cascata di colori e profumi che caratterizzano la stagione primaverile.
I bulbi di gladiolo e lilium raccolti e selezionati durante il periodo settembre-ottobre vanno messa a dimora tenendo molto conto del diametro. Se sono stati conservati in cantina e si hanno dei dubbi sulla loro conservazione è importante controllare uno a uno scartando i bulbi selezionati da larve e insetti oppure rovinati dall’espianto; dovranno inoltre essere eliminati quelli che presentano il minimo segno di sviluppo di muffe. I bulbi rimasti dovranno essere compatti, turgidi e con l’epidermide liscia e devono possedere un diametro superiore a due cm. L’esperienza di selezione e ricerca ha dimostrato che i bulbi presentano una migliore infiorescenza con l’aumentare del calibro e pertanto è conveniente sempre selezionare le piante da riprodurre tra quelle che avranno formato bulbi con calibro maggiore. La messa a dimora per lilium, narciso, tulipano e giacinto è consigliata fino al mese di novembre mentre gladiolo e amarilli conviene aspettare il periodo marzo-aprile.
Dalle indicazioni precise sulla densità di semina risulta molto difficile in quanto questa varia a seconda della dimensione dei bulbi o del calibro o della vigoria delle singole specie. Da considerare inoltre che le forme di impianto sono diverse con i gusti dei singoli che con abilità diversa preferire la costituzione di vialetti e specie singole con varietà diverse, per avere una scala cromatica varia oppure preferire l’alternanza di specie e varietà diverse per ottenere dei camminamenti lungo i vialetti con fioriture scalari in modo da poter avere in epoche diverse macchie di colori che risaltino il verde del prato. A questo proposito possono trovare posto nel prato delle piccole aiuole irregolari o oppure delle ciotole sfruttando inizialmente l’abbondanza di colorazione delle bulbose e successivamente, allo sfiorire di quest’ultime, i fiori dati dalle piante stagionali. Relativamente al terreno va tenuto presente che tulipani, fresie, lilium e giacinti preferiscono terreni leggeri e sabbiosi ricchi di calcio e con pH leggermente acido; gladiolo e iris sopportano terreni più pesanti e argillosi. La preparazione del terreno deve però essere molto accurata con una vangatura molto profonda con la quale va inglobato possibilmente del letame anche se la struttura soffice e lacunare del terreno è molto più importante per la riuscita per una omogenea fioritura.

Nov

1

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Cosa portiamo a tavola?

 

Le cavolate americane: patatine millenarie, ketchup, maionese, hamburger:  gran crispy mac bacon ? cosè? Ma si può essere folli ? Purtroppo prende sempre più piede l’imitazione dell’altrui cucina e sempre di più di quella americana. risultato?

diventiamo come gli americani grassi, obesi, sformati con tutti i problemi  medici che ne scaturiscono. Persino i nostri migliori ristoranti si stanno stupidamente americanizzando: ti propongono carni estere come la Angus o carne argentina o di altra provenienza americana che notoriamente arriva in Italia congelata ed è molto grassa. Ma qualcuno dirà è saporita…metti pancetta e tutto diventa saporito.!! Le cose buone non hanno bisogno di zucchero e di grasso per avere un buon sapore.  Riappropriamoci dei nostri gusti, mangia italiano, mangia …dieta meidterranea

Ott

20

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Arriva l’autunno!!

Tra  il  22  e il 23 del corrente mese  ha   inizio nell’emisfero boreale l’autunno che coincide con la primave­ra dell’emisfero australe. La natura incomincia ad  assumere i colori tipici della stagione e lo stesso orto ridimensiona quelli  sgargianti della bella stagione, determinati  dalle coltivazioni  estive, e solo gli ultimi  pomodori  offrono qualche  sprazzo di rosso mentre per il resto  predomina  il verde delle coltivazione tipiche autunnali: lattughe, cavoli e spinaci in testa. Ciò non significa che i lavori nell’orto siano finiti, tutt’altro invece, nè sopraggiungono dei nuovi e tra questi l’imbianchimento di alcuni ortaggi.

Sedani, radicchi, scarole, porri e cicorie insieme ai meno noti  cardi, prima di essere consumati vanno sottoposti  per un  certo  periodo ad imbianchimento al fine  di  migliorare alcune caratteristiche organolettiche. Si tratta in  pratica di ombreggiare,  con tecniche più meno  simili,  questi ortaggi  in modo da evitare l’esposizione alla luce per un certo lasso di tempo in modo che i tessuti, nell’impossibilità  di  effettuare  fotosintesi, diventino  più teneri  e saporiti. Per il sedano, la legatura a 15-20 cm dal  terreno e  la successiva rincalzatura possono essere valide solo  in casi di terreno leggero e privo di ristagni d’acqua;  mentre risultati molto buoni possono essere raggiunti avvolgendo le parti interessate con paglia o cartoni.  Nel  caso  di radicchi e scarole, per la  diversa altezza  raggiunta  dalla pianta, possono invece,  essere  utilizzati due sistemi diversi anche se i risultati non discostano  tra di  loro  più  tanto. Nel primo caso può risultare  molto semplice  anellare la  parte media delle  piantine  con  un elastico in modo che le parti più interne vengono coperte da quelle più esterne che impediranno la esposizione alla luce. Un  secondo espediente può essere attuato con  o  senza  la precedente legatura ma coprendo le singole piantine con  dei vasi in plastica  capovolti dai quali buchi di scolo entrerà solo un tenue filo di luce.

Ott

13

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Ad ognuno il suo posto

Per favorire una crescita rigogliosa sono necessari clima e ambiente giusti. Qualsiasi ambiente o angolo, sia della casa che dell’ufficio può essere valorizzato sistemando opportunamente delle piante le quali con i loro colori rendono gli ambienti più ospital e confortevoli generando un piacevole sensazione rilassante. Il più delle volte però, nella scelta delle stesse non si tiene conto delle particolari condizioni climatiche e ambientali che le varie specie richiedono ma la scelta cade come si ci si trovasse di fronte a un pezzo d’arredamento considerando la colorazione delle foglie, la voluminosità della piante o ancora la bellezza della ciotola e solo poche volte si tiene conto delle reali esigenze della piante e dell’ambiente doveva bisogna collocarla. Per l’esatta sistemazione della piante in casa, bisogna tener conto di due fattori importanti che sono la luce e la temperatura. In effetti tale collocazione non dovrebbe essere difficile in quanto nella costruzione delle case sì che con i soliti collocare la camera da letto e nord mentre soggiorno, salotto e studio sono in genere le camere con l’esposizione alla luce migliore e quindi tra le più calde. In vista di queste considerazioni in questi ultimi ambienti , durante i periodi estivo vanno preferibilmente collocate Impatiens, Sanseveria, Euphorbia e le piante grasse però, se al caldo viene associata poca luminosità, sono da preferire piante come Maranta, e la Calathea, alcune varietà di ficus. Richiedono decisamente locale ombreggiato ma caldo il filodendron, comunissimo nelle abitazioni per le buone caratteristiche di resistenza e per il suo portamento a liana, il cissus e l’Hasparagus i quali nelle sale spaziose possono esser utilizzati per fare da separè tra una zona e l’altra. Il filodendron per le caratteristiche già citate, si adatterà bene in un ambiente particolare come il bagno, soggetto a frequenti sbalzi di temperatura con umidità e calore a tratti molto elevati e la cucina la quale presenta condizioni analoghe a bagno a causa del calore intenso sprigionato dalla cottura delle pietanze e spesso si passa al freddo immediato quando si aprono le finestre per eliminare cattivi odori; in questo caso è possibile unire l’utile al dilettevole posizionando nei vari angoli varie piante aromatiche oppure, qualora il locale fosse colori locale fosse abbastanza numeroso, si è venderanno molto bene anche ficus ed euforbia. Infine per la camera da letto dove generalmente si hanno condizione di poca luminosità e quindi di freschezza sono da preferire le felci bisogna convivere con armonia e sfatare la regola per cui nelle negli ambienti dove si riposa vanno allontanate le piante,  fermo restando che non si tratta di una vera e propria foresta.

Lug

9

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Roccioso …è bello!!

  Non tutte le aree verdi sono adatte alla costruzione di un giardino roccioso. Diverse sono le alternative nel caso in cui si voglia lo stesso creare un insieme rustico e naturale, la qualcosa è possibile quando si ha a disposizione un muro a secco, con l’utilizzo di contenitori particolari o con la creazione di aree lastricate. Nel primo caso, l’effetto verde, risulterà di indiscutibile fascino anche se comporterà un notevole lavoro e pazienza iniziale, gli sforzi saranno ripagati successivamente. Il miglior sistema, nella collocazione delle specie vegetali è quello al momento della costruzione del muro stesso ma se ciò non fosse possibile occorrerà provvedere diversamente. In quest’ultimo caso la colonizzazione del muro deve essere effettuata utilizzando principalmente abbondanti quantità di semi che, miscelati a terriccio e sabbia, vengono fatti scivolare negli spazi tra i sassi che costituiscono il muro. La moria dei semi risulterà notevole ma garantirà la sopravvivenza di un certo numero di semi da cui si svilupperanno le future piantine. Nella scelta del miscuglio vanno selezionate specie con fioritura a scalare in modo da ottenere colorazioni diverse da Febbraio-Marzo ad Ottobre-Novembre. Il giusto contrasto di colori può essere ottenuto anche con l’utilizzo di specie selvatiche perenni, che risultano anche molto resistenti e necessitano di poca manutenzione. Alisso, achillea, sedum, cineraria e garofanini sono alcune delle specie erbacee più frequenti che assicurano insieme una fioritura da Marzo ad ottobre. Nel caso in cui il muro sia costituito da cemento o altro materiale che non permetta la collocazione al suo interno dei semi, l’ostacolo può essere aggirato sistemando alla base delle rose, dell’edera o altre specie rampicanti che possono essere fissate con dei chiodi alla parete e nella parte alte del muro posizionare specie ricadenti nel terreno, se trattasi di muro paraterra, altrimenti sistemando delle fioriere rettangolari al cui interno troveranno posto le piante selezionate. Nella scelta delle specie va tenuto anche conto della predilezione al pieno sole o all’ombra delle piantine e nel secondo caso la scelta e sicuramente più agevole visto le varietà disponibili in commercio. Vecchi lavandini in pietra, vecchi mastelli in legno oppure delle botti in disuso possono essere altra valida alternativa ma anche un lavello smaltato in disuso può risultare ben mimetizzato e amalgamato nell’ambiente circostante se in esso vengono piantate specie ricadenti come il comunissimo geranio edera.
Le crepe e le insenature tra le lastre in pietra, porfido o pavimenti da giardino possono essere sfruttati per spezzare la monotonia di colori di questi materiali. In questi casi una volta svuotate le fessurazioni e riempite con un terriccio appropriato possono essere seminate con Achillea, campanule e Festuca rubra resistenti al calpestio.

Giu

27

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I lavori estivi? Ecco cosa fare..

Con l’estate la varietà di specie, in produzione,  nell’orto è notevole e richiede costanza  ed  interventi  colturali ravvicinati.

Aglio e cipolla: dopo la metà del mese circa si può procedere alla raccolta. I bulbi di  aglio una volta estirpati vanno lasciati asciugare all’ombra prima di essere riposti in cantina,quelli di cipolla vanno  invece fatti asciugare nell’aiuola. Se si vogliono sistemare a treccia tale  operazione va effettuata entro i primi quattro-cinque giorni  dalla raccolta.

Patate: anche per questi tuberi è tempo di raccolta specialmente per le varietà precoci. La selezione dei tuberi va effettuata subito dopo la  raccolta  allontanando  quelli  guasti o  rovinati durante la raccolta.Risulta anche conveniente effettuare una selezione rispetto al calibro: le patate più piccole verranno utilizzate  intere per gli arrosti, quelle con  diametro  maggiore invece  bollite o fritte.

 Biete: procedere alla semina  di varietà precoci a raccolta autunno-vernino. Prepararee e il terreno finement, distribuire il seme a spaglio ed interralo leggermente: semi troppo profondi rischiano di non germinare.

 

Basilico:  va ripulito accuratamente delle erbe  infestanti che sottraggono  acqua   alla coltura. Le piantine  vanno cimate regolarmente in modo da evitare la formazione  delle infiorescenze. Se  la  produzione  risulta  superiore  alle necessità  domestiche il  basilico  può  essere  facilmente congelato o  trasformato in pesto tenuto sotto olio.

Cavoli: le piantine ottenute in semenzaio vanno trapiantate a dimora e irrigate  con bassi volumi di acqua ma  ravvicinati  nel tempo. Per i cavoli verza la messa a  dimora in  Pianura Padana  non deve essere protratta al mese di Luglio se si vuole ottenere un prodotto di buona qualità.

Cetrioli: gli steli secondari  vanno cimati regolarmente subito  dopo  la formazione del secondo frutto. Ciò permetterà l’ingrossamento dei frutti stessi migliorandone la qualità. Nessuna cimatura va effettuata sullo stelo principale.

Pomodoro: va continuamente sfemminellato procedendo allo stesso tempo alla soppressione delle foglie in prossimità dei frutti  più bassi in modo da migliorare le condizioni di luce.

Giu

19

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The Floating Piers: un ponte per la natura!

Camminare sull’acqua? Da ieri è possibile… Un’opera inutile? Ditelo ai centomila visitatori! Natura, paesaggio, estro umano, fantasia e altro si uniscono nell’opera di Christo e volerne sminuire la genialità della realizzazione dimostra una incommisurabile invidia. Gli scenari fantastici del lago di Iseo trovano la loro massima valorizzazione con la realizzazione di quest’opera senza uguali per originalità  e rimarcano come basta poco per fare andare a piedi nudi le persone, fargli apprezzare la natura, la riscoperta del territorio italiano,  dei sapori, delle tradizioni senza tralasciare l’aspetto tecnologico. Quanto sopra l’ho scritto prima di recarmi anch’io alla visita ahimè infruttuosa!! Arrivo alle 21.30 in moto e parcheggio da salasso: 10 euro.  Due moto nello stesso spazio per auto totale 20  scontrino uno di 10 e uno (probabilmente riciclato da 15). Biglietto navetta 5,5 euro pagati in un gazebo e il documento di viaggio, Brescia trasporti, non presentava importo: bagarinaggio? Coda per la navetta  e relativo trasporto animali……arrivo e nuova coda. Preventivati i tempi: salita nella passerella dopo la mezzanotte; si ritorna indietro. Fosse facile!!!! Assalto alla diligenza sono costretto a ridiscendere la porta non si chiude. Un plurigraduato della polizia, visto la presenza di molti bambini in carrozzina decide, giustamente, di dargli precedenze e al seguito tutti i parenti di settimo grado. Non esistendo transenne oltre il rischio di venir buttati sotto le ruote delle navette un disordine pazzesco nella fila che di fatto non esiste. Nel frattempo si osserva che l’autista di altra ditta di trasporti impiega un tempo immane nel controllo biglietti rimanendo d’intralcio agli altri. Occhio arriva la navetta “prima i carrozzini” poi i parenti di primo grado, gli amici con precedenza, le potenziali donne gravide …faccio valere l’abilità acquisita da giovane e nell’esercito e, malgrado me ne vergogni, salgo su. Che dire ci rinuncio…all’Expo era tutt’altra organizzazione.

 

Giu

5

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Cibo spazzatura?

Ecco il vincitore:  Il giovane Pietro Ronzoni in arte Peeta ha vinto il premio per il miglior video nell’ambito di «Che classe!», la trasmissione di BergamoTv che vede protagonisti i ragazzi delle scuole superiori della provincia di Bergamo. Con un video sull’uso eccessivo del cibo spazzatura il ragazzo si aggiudica il premio per il miglior video e un plauso personale sull’importanza di evitare il consumo di fast food-cibo veloce. Farine e ingredienti di bassa qualità, carne argentina o estera piena di grasso e per questo “saporita”,  kebab da passeggio o patatine piene di ketchup con pomodori cinesi  e maionese dalle uova in polvere. Per fortuna che siamo in Italia: negli USA probabilmente rischiavo per queste poche parole un risarcimento con numerosi zeri per aver parlato male del “cibo spazzatura”

 

Giu

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Pronti per l’estate…

Con  l’arrivo di giugno le giornate raggiungono  la  loro massima  durata. Il giorno così lungo permette alla  vegeta­zione dell’orto di accrescersi con una velocità sorprendente richiedendo cure costanti e ravvicinate. Bisogna controllare la  colorazione  della vegetazione e nel  caso di tonalità troppo  chiare  intervenire con nitrato di sodio o solfato ammonico in dosi modeste distribuite su tutto il terreno  e senza  interessare le foglie che, altrimenti, rimarrebbero scottate. Le piogge del mese scorso hanno sicuramente rinvigorito le erbe infestanti che andranno tolte e possibilmente interrate selezionando  quelle  di interesse terapeutico come malva, ortiche, le radici di bardana, camomilla ecc. che una  volta essiccate, all’ombra, saranno preziose per infusi e  decotti. E’ possibile trapiantare all’aperto il sedano, sicuramente una delle più esigenti piante dal punto di vista termico. Il terreno utilizzato deve essere molto soffice affinchè possa essere rincalzato per l’imbianchimento. Altre  semine possono  essere effettuate con radicchio estivo, cavolo invernale, rape, fagiolini e fagioli rampicanti. Per quest’ultimi può essere riservato  eventualmente  il terreno vicino alla recinzione in modo da far sviluppare la pianta  sulla rete. La semina a dimora verrà fatta con  una quantità di seme leggermente superiore alle dosi consiglia­te per la coltivazione in modo di poter eventualmente  sele­zionare le plantule nate e tener conto dei semi non germina­ti. Se invece si intende trapiantare direttamente le pianti­ne con 2-3 foglie è conveniente rimandare di una decina  di giorni. Le piantine  di pomodoro, melanzana e cetrioli ormai  in fase avanzata di crescita vanno continuamente gradualmente scacchiate  sopprimendo  tutti  i germogli  ascellari e le foglie basali in modo che i frutti prodotti  successivamente siano completamente spogliati dalle foglie rendendo omogenea la maturazione.