apr

16

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Piccolo, ma “grande ginepro”

 Amici del bonsai Val Seriana

 

 

In occasione della 7^ Crespi Cup, parliamo del 2006, dopo aver visitato la mostra bonsai, ho colto l’occasione per fare un giro nelle serre della famiglia Crespi. Tra le tante belle piante, mi cadde l’occhio su una piccola ceppaia di ginepro chinensis. Ottimo materiale, da lavorare subito, di una eleganza unica e con un potenziale esagerato. A fine mostra sono tornato sullo scaffale dove era appoggiato il ginepro, mi emozionava, mi intrigava troppo, mi sarebbe piaciuto averlo tra i miei bonsai , era troppo bello, di varietà itoigawa con aghi corti e spessi. Inoltre ceppaie a 9 tronchi non sono facili da reperire, specialmente di ginepro. Data la dimensione il prezzo era avvicinabile quindi…

Il giorno dopo, di primo mattino, ero già all’opera. Dopo averlo studiato dalla sera prima, ho cominciato a sfoltire, selezionando i rami utili e a fare il filo per una prima impostazione. Come si può vedere, ho eliminato un bel pò di vegetazione, ma senza esagerare per non stressare troppo la pianta. Da subito ho capito che la prima impressione avuta era corretta, nel giro di pochi anni avrei avuto sui miei scaffali uno splendido bonsai.

  continua ……

 

 

apr

3

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L’orto: ambiente naturale

 L’eccessivo sfruttamento del terreno determinato dalle nuove  specie e varietà molto più  produttive delle precedenti fa sorgere la necessità della reintegrazione della sostanza organi­ca nell’orto, pena un continuo impoverimento organico dello stesso con conseguente calo produttivo sia quantitativo e qualitativo. Il compostaggio dei rifiuti organici sia provenienti dell’abitazione che da materiali di scarto o di pulizia degli ortaggi  diventa, pertanto, condizione indispensabile per  mantenere  sano  e biologicamente attivo il terreno. Sempre allo stesso scopo l’utilizzo di concimi organici tipo letame, cornunghia, sangue secco o di vari altri preparati messe a disposizione dalle ditte specializzate, serve senza dubbio ad ottenere  prodotti qualitativamente ottimi. Se invece oltre che a sostanza organica si vuole integrare il terreno con sostanze azotate, una coltivazione di leguminosa interrata (sovescio) all’inizio  della fioritura avrà effetti  sulla coltivazioni future indubbiamente eccellenti. Il ricorso sistematico alla pacciamatura, poi, determina diversi  vantaggi: miglioramento della struttura,  risparmio idrico, controllo delle infestanti, precocità delle  produ­zioni e non ultimo miglioramento della attività microbica del terreno. Per la pacciamatura di una orto di modeste dimen­sioni non necessariamente si devono impiegare materiali dispendiosi ma possono essere utilizzati materiali semplici come paglia, aghi di pino o foglie in genere, vinacce. Altra regola da adottare in ambito di progettazione allo scopo di contenere lo sviluppo di parassiti e, nello stesso tempo, permettere il razionale sfruttamento del terreno e il ricor­so alla consociazione e alla rotazione. Nel primo  caso  il sistema è stato ampiamente collaudato in passato, anche se, fino ad alcuni anni addietro veniva ritenuto  superato, basti pensare alle alberate fatte per sostenere la vite diffuse in tutta Italia. In un orto famigliare basta semplicemente  utilizzare delle piante i mais come sostegno di piselli o fagiolini rampicanti o alternare nei filari piante legumino­se con ortaggi da foglia. Con una corretta rotazione e avvicendamento tra specie sfruttatrici del terreno tipo le solanacee e le cucurbitacee e miglioratrice come leguminose si  evita un eccessivo  sfruttamento delle  risorse nutritive del terreno e  nello stesso  tempo si evita il proliferare di malattie fungine e di parassiti animali che normalmente completano il ciclo su specie affini. Questi sistemi vanno visti nell’ottica  di una  loro  interazione e non vanno presi  singolarmente in quanto,da soli, non possono radicalmente modificare il corso produttivo dell’orto. Inoltre va ricordato che la  creazione di un ambiente quanto più simile a quello naturale favorisce il proliferare di specie utili alla agricoltura come le Chysoperlee le più conosciute coccinelle  septempunctate predatrici  naturali  degli afidi autentici flagelli  degli orti e dei frutteti.

mar

30

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Gli scannalberi!!!!!

Chiamarli interventi di potature è un’offesa all’intelligenza umana: purtroppo sembra che si faccia a gara a chi riesce a fare più errori. Spero che quando si fanno questo tipo di intervento quantomeno si abbia la buona educazione di evitare di farsi chiamare “GIARDINIERE”

mar

24

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Prove di primavera: magnolia soulangeana

mar

19

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I butteri

mar

7

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La nascita del “Giardino all’Italiana”

Sono pochi i giardini che non sono circondati da siepi, reti metalliche e cancellate di vario tipo. D’altro canto proprio il nome di “giardino” proviene dal gotico e significa recinto, appunto, ad indicare uno spazio di terreno, generalmente prossimo alla abitazione, nel quale, secondo un ordine che richiama a questo o a quello stile oppure con disposizione del tutto personale, si alternano vialetti, alberi, arbusti, piante da frutto o decorative a beneficio dei proprietari. La storia toglie ogni dubbio che circondare la casa di giardino sia una abitudine recente basti pensare agli Egizi e “i Giardini del Paradiso”, annessi per lo più alla residenza del faraone oppure ai giardini pensili babilonesi considerate una delle “sette meraviglie del mondo”. Meno noto, è invece, che proprio gli Italiani hanno una tradizione sulla creazione di giardini e parchi antichissima, risalente nientemeno all’epoca romana e che dopo fasi alterne ha avuto nuovo impulso e lustro intorno nel 1503 con la sistemazione dei giardini vaticani ad opera del Bramante e con il progetto di Villa Madama del Raffaello. Ritornando, con ordine, agli antichi romani, questi inizialmente crearono l’hortus, con evidente utilità pratica e che allo stesso tempo stava ad indicare il giardino della casa di campagna e successivamente idearono gli horti, dei veri e propri parchi attorno alle case dei patrizi della città la cui cura veniva affidata al topiarius. Il topiarius modellava le piante con forme geometriche, umane e animali creando delle volte anche vere e proprie scene di caccia : l’arte topiaria nacque così duemila anni fa e tutt’oggi rimane un’arte in cui l’abilità manuale si fonde con profonde conoscenze tecniche e fantasia. La creazione di un vero e proprio stile italiano, però, è sicuramente opera dei due grandi artisti, prima accennati, che per primi hanno valorizzato i vari dislivelli naturali del terreno adottando una sistemazione a terrazze collegati da piccole scalette, il tutto in armonia col paesaggio circostante che non dovrà essere stravolto ma convivere insieme in una associazione di colori. Il prototipo fu in ogni caso il giardino papale dentro le mure vaticane e dal quel momento in poi i giardini diventarono sempre più architettonici e l’acqua ritornò a divenire una caratteristica di notevole importanza usata per creare effetti spettacolari e raffinati sia che scorresse in leggero declivio sia che creasse complesse cascate ed elaborate fontane. Lo stile italiano sarà compiuto nella sua interezza con la realizzazione di due grandi opere che tutt’oggi testimoniano lo stile e la tradizione tipica italiana ove la parte architettonica è capace di migliorare l’aspetto paesaggistico e far risaltare la vegetazione : Villa D’Este a Tivoli e la Reggia di Caserta.
Fu l’architetto Pirro Ligorio a valorizzare le terrazze presenti attorno a Villa d’Este e che degradano verso il bacino dell’Aniene ; cinquecento fontane di diversa forma e grandezza con giochi d’acqua di grande effetto come quelli della fontana dell’Ovato e tutt’intorno spianate, viali rigorosamente geometrici, scalette, statue e alberi secolari. Il Vanvitelli con la creazione della Reggia borbonica dimostrò la sua bravura come progettista di grandi opere e la notevole abilità tecnica e il grande senso scenografico fecero sì che la sua opera fosse un esempio non solo dal punto di vista architettonico ma anche paesaggistico : la grande cascata sul viale principale le fontane e il gusto dimostrato nella costituzione dei vari giardini sono tuttora un esempio. L’esempio rinascimentale italiano ben presto si diffuse in tutta l’Europa e il giardino diventò non il luogo recintato o racchiuso da mura ma una vera e propria continuità con la campagna circostante e talvolta si confondeva con uliveti e aree coltivate.
La prima ad essere contagiata da questa nuova ondata innovativa fu la Francia anche se vi era una sostanziale differenza tra le zone collinari italiane e la pianura parigina ma lo stile era lo stesso, geometrico con schema regolare delle aiuole contenute da una serie di sentieri e viali che davano il senso generale di vastità. Successivamente i francesi modificarono profondamente lo stile italiano esagerando al massimo le forme geometriche e regolari con opere imponenti,e viali chilometrici ed enormi vasche e canali che culminarono con la creazione dei giardini di Versailles ad opera del francese Andrè Le Notre. Ben presto si ci accorse che l’opera faraonica, i grandi viali incorniciati di siepi che si dirigevano a ventaglio verso i boschi circostanti davano un senso di troppo vastità che esulava dalla funzione principale del giardino che fondamentalmente è quella di essere un posto tutto sommato intimo e personale ove rifugiarsi e trovare un senso di pace e allo stesso tempo di gioia. Si creò allora il giardino nel giardino, il giardino più piccolo all’interno di uno più grande più adatto alle esigenze famigliari. Gli inglesi durane il XVIII secolo rivoluzionarono e modificarono completamente la visione dei giardini simmetrici, pieni di viali e sentieri passando completamente a forme sinuose e giardini privi di muri e recinti. Una sorte di trionfo della natura ove laghetti sinuosi, prati, e alberi si succedevano in un senso di assoluta vastità e senza interruzioni ; si affermò così il concetto di parco. In alcuni casi il senso di continuità casomai veniva mascherato da grandi alberi oppure da fossati che impedivano l’accesso agli estranei o agli animali. Dal punto di vista pratico indubbiamente questa concezione di organizzare le aree verdi ha indiscussi pregi se si pensa al fatto che non si è costretti a rimpiazzare alberi abbattuti dal vento o morti per altri eventi che il più delle volte rovinano la visuale d’insieme. Per lo stile del duemila in ogni caso la tecnica è già all’opera e sicuramente il futuro del verde poggia sulle nuove tecnologie che ricercano nuove forme di allevamento e principalmente sulla selezione di specie sempre più resistenti a inquinamento e malattie.

 

 

 

feb

26

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A casa mia è arrivata la primavera…

Resta da chiedersi se l’inverno c’è mai stato!! L’effetto serra è una realtà?

feb

13

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Substrati: ad ogni pianta il suo terreno

Le colture floricole, in Italia, hanno raggiunto un interesse costantemente in crescita dagli anni 60’ a oggi. Accanto a specie autoctone provenienti sia dalle regioni più settentrionali che da quelle mediterranee, sono arrivate nel nostro paese specie provenienti da ogni parte del globo. Questo ha comportato la ricerca di idonei substrati tali da riuscire a soddisfare l’esigenze delle diverse specie in coltivazione. Non esiste un substrato ideale per tutte le specie ma in commercio ne esistono diversi che opportunamente miscelati creano condizioni pedologiche simili all’ambiente di provenienza. Chi acquista piante, purtroppo, il più delle volte si trova di fronte ad una serie di prodotti diversi e ha delle difficoltà nella scelta più idonea alle proprie esigenze e qualche volta il linguaggio del fiorista, a cui si chiede consiglio può risultare troppo tecnico o poco chiaro. Al fine di indirizzare nella scelta giusta occorre distinguere innanzitutto tra substrati naturali ed artificiali. Tra i primi, molto in uso sono: terriccio di foglie e di bosco, terra di bosco, torba, sfagno e terricciati mentre tra quelli artificiali molto usati sono la vermiculite, la perlite l’argilla espansa.
I primi tre naturali provengono, come facilmente intuibile dal nome, dal bosco anche se da strati diversi. Il terriccio di foglie infatti, è lo strato superficiale del bosco costituito principalmente da foglie indecomposte di latifoglie a volte miste ad aghifoglie. Le foglie così prelevate, vengono ammucchiate in luogo coperto e a seguito di trattamenti e concimazioni di solfato di ammonio danno vita ad un terriccio con struttura molto porosa e ph leggermente acido. Si utilizza dopo diversi mesi dalla raccolta ed è adatto per miscugli e per la coltivazione di specie come le bromeliacee ( Aechmea, Guzmania, Nidularium) e le azalee, se vi è una prevalenza di aghi di pino e abete rosso avendo cura di sostituirlo dopo 7-8 mesi. Il terriccio di bosco è invece lo strato sottostante allo strato di foglie ed è costituito da residui ( foglie, rami e corteccia) di alberi e arbusti. E’ un substrato utilizzato per specie da fiore e da foglie ornamentali a breve ciclo, visto la facile decomposizione. La terra di bosco è costituita dallo strato di terreno, prevalentemente minerale, sottostante a quello di residui vegetali non ancora ben decomposti. Si presenta di colore nero per l’abbondante presenza di sostanza organica (10- 15% circa) e quindi risulta molto fertile e adatta alla coltivazione di piante ornamentali da fogliame come palme, aucuba, ficus e di legnose da fiore come ortensie, gardenie e camelie. Generalmente viene miscelata alla torba in modo da completarne le caratteristiche fisiche e chimiche ed è un miscuglio adatto a tutte quelle piante che non richiedono frequenti cambi di vaso. Un substrato molto fertile, simile per alcuni aspetti alla terra di bosco, si può ottenere stratificando 30-40 cm di letame con 15-20 cm di terreno fino ad uno spessore complessivo di 1,20-1,50 m. L’ammasso tenuto costantemente umido con soluzione di acqua e azoto ammoniacale per attivare la flora batterica, viene, dopo due mesi circa dalla preparazione, mescolato più volte in modo che la massa sia ben decomposta e amalgamata. Si ottiene così un terricciato adatto per piante da fiore come cineraria, crisantemo e sia per piante aromatiche come salvia e rosmarino. La torba è il substrato naturale di più largo utilizzo e deriva dalla decomposizione di piante acquatiche come muschi, felci, equiseti e graminacee. Esistono torbe bionde acide e torbe nere subacide o neutre. La differenza consiste che le prime generalmente provengono dal Nord-Europa, sono con pH 3,5-4 e sono meno decomposte delle torbe nere che hanno un ph più elevato ( 5,5-7). Per l’alta porosità e le ottime caratteristiche fisiche possono essere utilizzate da sole oppure in miscuglio per la preparazione di substrati di una vasta gamma di piante. Nel Nord-Europa e in Irlanda, la torba dove è presente in grande quantità viene anche usata come combustibile e in sostituzione del letame in pieno campo. Lo sfagno è estremamente leggero, proviene da luoghi acquitrinosi e molte volte concorre alla formazione della torba. E’ in grado di assorbire acqua fino a 10-20 volte il proprio peso e per questo, quello verde viene utilizzato per guarnire i sostegni di piante volubili come il Philodendron, syngonium e pothos. Risulta anche fondamentale per la preparazione dei terricci delle orchidee, miscelato in parti uguali a radici di Osmunda e Polypodium. Sarà la lenta decomposizione delle radici di quest’ultime a conferire le condizioni di permeabilità e struttura necessari allo sviluppo di piante e epifite e semiepifite tra cui le appunto le orchidee. Viene ricordato che per le orchidee adulte il rinvaso viene effettuato in media ogni due-tre anni. Tra i substrati artificiali vengono catalogati quei prodotti provenienti da particolari lavorazioni in forni ad alte temperature oppure da processi di sintesi come il polistirolo espanso. La Vermiculite ad esempio è un silicato estratto in Sud Africa e negli Stati Uniti che viene trattato in forno alla temperatura di 1000°C. Il prodotto così ottenuto, oltre come coibentante nell’edilizia per il buon contenuto in potassio e magnesio, elevata porosità e il forte potere idroassorbente, è molto usata, insieme alla torba per la radicazione e la coltivazione di molte piante ornamentali. Più usata in Italia è però la perlite anchessa ottenuta da trattamenti a temperature elevate di rocce vulcaniche silicee originate da colate laviche. Viene usata principalmente per aumentare il potere drenante dei substrati e sovente è possibile notarla nei vasi di piante ornamentali e di garofani e si presenta a grani di 3-6 mm di diametro di colore bianco.

gen

24

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L’orto di fine gennaio

 

Lavori – Gli  orti si presentano assai spogli  e  privi di vegetazione ma l’anno nuovo è sinonimo di inizio e  per­tanto bisogna prepararsi affinchè la nuova stagione incomin­ci bene. Pertanto i terreni letamati e  vangati  all’inizio dell’inverno vanno nuovamente smossi preferibilmente con una vangatura leggera  e più superficiale in  modo  da  ridurre notevolmente lo spessore delle zolle che  verranno ancora lasciate esposte all’azione benefica del gelo. Gli  appezza­menti,  per i quali si vuole già avviare una prima coltivazione, invece verranno affinati e rastrellati in modo che la grana sia molto fina e soffice.

Ph – I terreni hanno reazione acida o basica ma la maggior parte delle piante ortive necessita di ph compreso tra 6 e7. Molte volte l’insuccesso nella coltivazione può essere semplicemente imputabile a reazioni del terreno troppo discostanti dalla norma. In commercio esistono dei kit di facile uso con i quali rilevare i dati necessari e provvedere eventualmente ad una correzione. Si utilizzerà calce quando si vuole alcalinizzare il terreno che presenta ph eccessivamente acido oppure si utilizzerà gesso, sostanza organica o torba nel caso contrario ovvero con valori di ph superiori a 8.

Annaffiature – Bisogna ricordare che per effetto del diverso peso speci­fico  i  terreni  bagnati risultano  più freddi  di quelli asciutti. Durante i mesi invernali, pertanto, le irrigazioni vanno effettuate solo quando è strettamente indispensabile; ciò eviterà inutili perdite di calore del terreno. Il ricorso a coperture mobili con film in plastica può risultare molto utile, grazie all’effetto serra, a ripristinare il calore specialmente quando la giornata è caratterizzata dalla presenza del sole. Molta attenzione, però, va posta a indesiderati fenomeni di eccessiva condensa.

Letti caldi – Il letame fresco durante i processi di decomposizione sprigiona calore. Ciò può essere sfruttato per preparare un cassone riscaldato da utilizzare per la germinazione di piantine da trapiantare. A tal scopo occorre preparare uno strato di 30-40 cm di letame fresco e ricoprire con uno strato di terra di buona qualità di 10-15 cm in cui seminare. Può essere utilizzato un vecchio mastello o semplicemente una buca in pieno orto. Se il tutto viene ricoperto con un film di è plastica ecco pronta una piccola serra “riscaldata”. In alternativa al letame si possono utilizzare resistenze elettriche dentro cavi di piombo.

 

gen

16

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Progetto io…

I mesi invernali piovosi e freddi possono essere utilizzati per la progettazione del giardino di casa o di eventuali modifiche da apportare a questo nel caso in cui vengono a mancare o a rendersi libere alcune aree. La progettazione è sicuramente la strategia migliore per ottenere che alla fine del lavoro i risultati coincidano con quanto effettivamente ci si aspetta in modo da ottenere un luogo di relax per eccellenza. Questo a prescindere dal fatto che al futuro giardino si voglia dare uno stile particolare italiano, giapponese, inglese o che invece rispecchi il gusto personale e le preferenze verso taluna o tal altra specie con presenza di rocciosi, di laghetti o di altro. Se, come auspicato, la forma di ideazione passa prima dalla fase progettuale per poi realizzarsi con l’attuazione pratica, alcuni suggerimenti di seguito riportati daranno una mano alla realizzazione di questo progetto che occuperà sicuramente una parte consistente del tempo libero invernale. L’esatto disegno in scala, su carta millimetrata, della riproduzione dell’area da sistemare o di tutto il giardino è la prima regola da seguire avendo cura di evidenziare anche le specie già esistenti ed eventuale luoghi con diversa inclinazione o dislivello. Successivamente vanno riportate eventuali opere in muratura come muretti, vialetti di accesso ed collocazione di vasi, statue, fontane o quant’altro formi l’ossatura centrale del giardino stesso. A tal proposito, va sottolineato, che il giardino è generalmente il prolungamento della casa e le scelte effettuate sugli esterni devono per alcuni versi richiamare gli interni anche perchè dalle finestre delle abitazioni la visione di ampie zone del giardino deve risultare armonica con quella dell’arredamento interno. Altro particolare non trascurabile è la funzione che lo stesso giardino deve avere e che in ogni caso deve tener conto di necessità future. Se il giardino viene utilizzato da una famiglia nei quali vi siano bambini al di sotto dei cinque anni, diventa importante che vialetti e muretti non diventino un impedimento per i giochi di quest’ultimi o addirittura pericolosi e che la creazione di una area giochi o una semplice vasca di sabbia renderebbe il giardino molto funzionale. La vasca non necessariamente deve essere costruita in cemento, bastano infatti delle semplici assi come bordo con forma varia per ottenere la possibilità d’utilizzo e possibilmente con bordi in legno da rimuovere una volta cresciuti i bambini. In altri casi vanno tenuto a debito conto gli eventuali ricoveri per auto, cisterne per il gasolio da riscaldamento, contenitori per rifiuti domestici e per i quali oltre a definire l’idonea area vanno anche ideati idonei sistemi atti alla mimetizzazione o quantomeno ad una armonica convivenza. L’ armonia delle forme deve infine concretizzarsi con l’adeguato utilizzo di materiali e delle specie vegetali che vanno sempre ricercati in quelli tipici delle zone circostanti al fine di creare anche col paesaggio circostante un perfetto connubio.