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Fiori e frutti insieme è la particolarità che contraddistingue le piante di limone. Appartenente al genere Citrus, il Citrus limon è un albero che raggiunge al massimo i 5-6 metri di altezza ed alcune varietà non superare il metro e mezzo. Gli alberelli coltivati in vaso con l’arrivo della primavera vanno spostati all’aperto e in pieno sole condizione ottimale affinchè la pianta fiorisca. Ma già in questo periodo molti esemplari tenuti in condizioni ottimali durante l’inverno sono pronti a aprire i fiori profumatissimi chiamati zagara e allo stesso tempo portano ancora i frutti dei fiori fecondati in tarda estate. La doppia fruttificazione che avviene in questi alberelli oltre ad essere una caratteristica della varietà è in gran parte stimolata da un certo periodo di siccità a cui vengono sottoposte le piante durante il mese di agosto. Ciò induce la pianta a stimolare la produzione di nuovi fiori che formeranno quelli che vengono chiamati limoni verdelli per il colore della buccia. Una varietà molto conosciuta in Sicilia, chiamata “femminello”, ha molto accentuata questa caratteristica e riesce a rifiorire anche cinque volte durante l’anno con la pregevole caratteristica di espandere quasi tutto l’anno nell’aria il delicatissimo profumo dei fiori di zagara e allo stesso tempo riempire la pianta di splendidi e colorati frutti dalle mille tonalità di giallo. Attenti alle irrigazioni, in particolare per le piante in vaso: vanno abbondantemente annaffiate solo dopo che il substrato si è asciugato quasi completamente.
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Se in casa si decide di adottare un cagnolino diversi sono i problemi iniziali che si vengono a creare, ma la conoscenza di alcune norme elementari e la voglia di sostenere alcuni piccoli sacrifici, alla lunga verranno ripagati con tanto affetto e altrettanta fedeltà dall’animale. Resta beninteso che l’inserimento in casa di un cagnolino dal più piccolo al più grande comporta un certo stravolgimento, non sempre positivo della vita domestica. Questo, almeno inizialmente, quando il cucciolo ancora non avvezzo ed ben educato alla vita famigliare tenderà a sporcare un pò dovunque e sarà necessario tanta pazienza e costanza per addestrarlo a contenere e saper localizzare i propri bisogni durante la passeggiata al parco. E’ proprio questo il primo problema che si viene a presentare per l’educazione dell’animale che inizialmente, se ancora piccolo viene tollerato quando per eccessiva felicità nei confronti del padrone lascerà degli schizzi di pipì sul pavimento; ma chi conosce bene gli animali sa che per abituare l’animale ai suoi bisogni necessita di un addestramento di tre-quattro mesi e pertanto sarà conveniente da subito abituare l’animale a certe regole. Inizialmente, quindi, sarà opportuno evitare che l’animale giri indisturbato per la casa rilegandolo possibilmente in una stanza nella quale l’eventuale pulizia risulta semplice e sbrigativa e, in caso di uscita, sistemarlo in uno scatolone fino al ritorno. Una volta rientrati va al più presto portato fuori e una volta che l’animale fa la pipì accarezzarlo ripetutamente in modo da fargli capire che ha scelto il posto giusto per i suoi bisogni. Utilizzare orari stabiliti molto ravvicinati per il primo periodo risulteranno molto utili all’animale anche per abituarlo al guinzaglio che verrà scherzosamente mostrato al cucciolo sempre prima di portarlo a spasso. Se la notte poi l’animale tenderà a guaire nella sua cuccia niente di più sbagliato che intenerirsi e portarlo nella stanza da letto: l’animale in questo modo prenderà una abitudine che sicuramente rimarrà per sempre. Può risultare utile, se l’animale guaisce e disturba il sonno proprio e di eventuali vicini, collocare vicino all’animale un indumento dismesso che impregnato del nostro odore renderà più sicuro e tranquillo il cucciolo e se ciò non risulta sufficiente una vecchia sveglia avvolta ad un indumento simulerà il battito del cuore della mamma. Relativamente alla alimentazione è importante limitare i pasti del cucciolo a due-tre nei primi mesi e due nei successivi e fino ad un anno di vita evitando ogni leccornia a base di dolci. Nei primi mesi di vita l’animale dovrà essere vaccinato presso un centro veterinario e nell’occasione sarà opportuno effettuare una visita generale. Infine: sembra proprio che è il momento di dargli un nome!”
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Un colpo d’occhio. Nell’orto le specie coltivabili sono praticamente esaurite anche se è ancora possibile sfruttare qualche coltura. Rimangono, infatti, ancora in campo i cavoli cappuccio e quelli verza, abbastanza resistenti al freddo dei quali , i detti popolari ne evidenziano come le gelate migliorino le caratteristiche organolettiche. Lattughino da taglio, spinaci, agli, porri, cipolle e piselli fanno appena capolino dal terreno ormai in preda al gelo invernale, in attesa di “tempi migliori”.
Lavori – Dicembre e Gennaio spesso costringono l’orticoltore a un forzato riposo in quanto le temperature limitano i lavori all’aperto. Solo con l’utilizzo di tunnel, anche nei piccoli orti, è possibile coltivare ortaggi anche durante il periodo invernale. Per questo motivo chi non lo avesse ancora fatto, durante il mese precedente, può proteggere sotto tunnel lattughe e radicchi da taglio, ravanelli, cardi, spinaci e valerianella. La protezione con tunnel può essere anche utili sul radicchio trevigiano e di Castelfranco in fase graduale di imbianchimento.
Attrezzi - Visto la scarsità di lavori nell’orto sarà conveniente procedere al riordino e alla manutenzione di attrezzi e materiali utilizzati durante la scorsa stagione. Procedere alla stesura di un elenco di attrezzi danneggiati e da sostituire in modo di avere del tempo, poi, per la sostituzione graduale. I diversi supermercati e negozi specializzati presenti, in determinati periodi, offrono a prezzi vantaggiosi attrezzature (pale, zappe, rastrelli) e altri materiali come irrigatori e tubi in gomma ; una oculata programmazione degli acquisti può portare a risparmi molto consistenti.
Piano colturale - Un piccolo appezzamento di terreno anche leggermente inferiore ai 100 metri quadrati può essere sufficiente a soddisfare le esigenze di insalata e verdura di una famiglia di quattro persone. Ciò è possibile a condizione che venga stabilito un piano di coltivazione che tenga conto di una giusta rotazione e avvicendamento delle varie colture. L’orto opportunamente diviso in parcelle di circa 10 metri quadrati deve essere ripartito tra varie colture che tengono conto delle preferenze della famiglia e di una giusta rotazione tra colture depauperanti.
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di Daniel Bernini

Recentemente il Ministero della Salute ha pubblicato i risultati di una ricerca riguardante la presenza di antiparassitari sulla frutta e sugli ortaggi prodotti in Italia. I dati si riferiscono al 2010 e dicono che il 98.7% dei nostri prodotti ortofrutticoli sono “regolari”, cioè senza residui o con residui ampiamente sotto i limiti previsti per legge. Esiste infatti una normativa europea che prevede che nei prodotti agricoli possano esserci tracce di antiparassitari, purchè a livelli bassissimi e non pericolosi per la salute umana; a tale scopo ha fissato i cosiddetti LMR (limiti massimi di residuo), che sono decine di volte più bassi rispetto a quelli considerati dannosi dalle autorità sanitarie. Legambiente ha comunque manifestato la sua reoccupazione per la presenza di questi residui; in particolare punta il dito sul fatto che ancora non si conoscono bene gli effetti sulla salute umana di residui di più prodotti chimici, anche se ciascuno presente sotto i limiti ammessi. C’è da dire che l’EFSA, l’agenzia europea per la sicurezza alimentare, ha pubblicato uno studio piuttosto tranquillizzante su questo aspetto, ma le rassicurazioni non sono mai troppe. La buona notizia è che la frutta e la verdura made in Italy sono le più sicure d’Europa. Qui i dati ufficiali più recenti sono relativi al 2007, ma sono comunque interessanti. In quell’anno i campioni fuorilegge di frutta e verdura furono l’1.1% in Italia, il 4.82% in Spagna, il 4.85% in Germania e il 7.59% in Francia. Inoltre, nel nostro Paese, vi è stato un costante miglioramento nel tempo: in 15 anni la percentuale di irregolarità si è ridotta di quasi cinque volte. Questi dati testimoniano come gli agricoltori italiani siano molto attenti a questo aspetto e ci spronano a fare molta attenzione al momento di fare la spesa: non solo scegliendo prodotti italiani diamo una mano alla nostra economia, ma abbiamo la certezza di acquistare prodotti più sicuri e di migliore qualità.
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Eccolo arrivato e via: nuove idee, nuove progetti e vecchie speranze. Che ognuno possa realizzare quanto auspica ma che sia sempre un anno di pace. Buon 2012 ai nostri affezionati lettori e a quanti ci scrivono e collaborano alla realizzazione del sito. Un buon augurio a quanti si battono per un pianeta verde e per un futuro ecosostenibile e a quanti considerano le piante come “non solo foglie da spazzare”

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Il freddo invernale e le brinate danno un duro colpo alle coltivazioni sia di tipo arboreo che erbaceo. Normalmente le piante arboree hanno delle difese naturali che le permettono di superare, con o senza danni il periodo invernale. In particolare con l’approssimarsi della stagione fredda le piante lignificano i germogli più teneri in modo che la lignina e a cellulosa facciano da riparo alle rigide temperature. Le gemme, invece, vengono rivestite da particolari formazioni vegetali chiamate perule che per la loro consistenza faranno da riparo fino alla primavera successiva quando si schiuderanno lasciando avanzare il nuovo germoglio. Non sempre, però, le difesa attuate dalla pianta sono così valide e dopo certe annate più rigide è facile trovare in primavere rami secchi, piantine morte ed anche in piante di notevole circonferenza è possibile notare le tipiche fessurazioni verticali del tronco e più propriamente della corteccia a sottolineare temperature invernali non sopportabili per la pianta. Normalmente sono le piante più giovani a giovarsi della cura dell’uomo che con opportuni accorgimenti aiuta le piante dell’orto e del giardino a limitare i danni da gelata o addirittura alla morte per allessamento. Della paglia o altro materiale organico posto sul terreno attorno al fusto evita il più delle volte l’eccessivo congelamento del terreno, mentre avvolgere il fusto con paglia ben asciutta e successivamente avvolgere il tutto con un film di materiale plastico è l’ideale per la protezione di quest’ultimo. Nelle piante da frutta risulta invece efficace pennellare il tronco con solfato di rame e calce nella proporzione di 1:1. Con questo semplice rimedio si disinfetterà efficacemente il fusto da parassiti animali e vegetali ed in particolare del muschio responsabile della marcescenza dei tessuti
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di Matteo Caliendo

Nel precedente articolo ci siamo occupati degli accorgimenti da adottare prima dell’inverno ai nostri “piccoli alberiâ€:ma…per quanto riguarda le specie autoctone quali sono le cure durante l’inverno? Semplice ma allo stesso tempo efficaci i rimedi e non troppo numerosi.
Senz’altro i rischi di sbagliare, rispetto ai bonsai da portare all’interno, saranno minori ma comunque non assenti.  Poniamo quindi il bonsai in luogo in giardino o sulle spalliere riparato, da nevicate abbondanti, girare od eliminare i sottovasi che a causa di qualche ristagno idrico (che diverrebbe ghiaccio nelle ore notturne) potrebbero danneggiare l’apparato radicale. Ridurre anche in questo caso di molto la frequenza delle bagnature ed effettuarle esclusivamente nelle ore più calde della giornata e con acqua, come di consueto a temperatura ambiente, preferibilmente riposata.  Se si vuole “esagerare†si possono riporre in delle cassette di legno riempite di foglie per tutto lo spessore del vaso o coprire con un panno di iuta o tessuto non tessuto. Questo accorgimento non altererà le condizioni climatiche, pioggia, vento o nevicate ma proteggerà l’apparato radicale dagli eccessi freddi invernali. Resta valido anche l’accorgimento di riparali sotto un balcone ma pur sempre all’aperto e in questo caso occorre verificare più frequentemente l’irrigazioni. I vostri carpini, aceri,  pini, larici sono così pronti all’inverno e, se poi, vogliamo fargli passare un Natale da protagonisti, li posizioniamo per il periodo delle feste sul davanzale e addobbi natalizi e luci colorate li rendono partecipi ai festeggiamenti purché non si esagera con i “pesiâ€.
Auguri!!!
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Si può approfittare del periodo invernale per progettare ex novo il giardino di casa. Prima della progettazione, se l’intenzione è quella di non affidarsi alle mani di un esperto del settore, occorre inizialmente effettuare delle escursioni nella zona tese alla conoscenza della flora locale. Inizialmente sarà bene osservare attentamente i giardini delle zone circostanti quindi passare a quelle dei parchi e giardini pubblici e infine delle zone boschive o incolte del circondario. Se nelle immediatezze della zona in cui si vuole realizzare il progetto vi è una prevalenza di talune specie non necessariamente la stessa cosa va fatta nell’area destinata al progetto perché una idea ben precisa e oculata delle essenze da utilizzare si potrà avere con certezza solo dopo aver visitato anche le siepi e i boschi circostanti. A tal fine occorre annotare su un taccuino le specie presenti nelle zone visitate avendo cura di evidenziare quelle che hanno una vegetazione lussureggiante e una fioritura rigogliosa e abbondante, sinonimo di buon adattamento sia climatico che pedologico. Altri dati da rilevare a tal proposito riguardano l’orientamento della pianta rispetto ai punti cardinali, il tipo di terreno ed eventuale competizione con altre specie. In casa, in un secondo momento attraverso l’utilizzo di manuali specifici risulterà importante identificare con molta precisione le essenze rilevate, stabilirne la provenienza e privilegiare le specie autoctone o importate da tempi remoti. A grandi linee può essere utile, inoltre, sapere che alcune specie riescono ad adattarsi a situazioni climatiche in cui esiste una certa variabilità climatica e tra queste l’Alnus incana, Betula pendula, Larix decidua, Populus nigra, Salix caprea e Robinia pseudoacacia. A questo elenco di piante arboree possono essere aggiunte alcune arbustive come la Rosa canina, il Ligustrum vulgare e il Cornus sanguinea.
Specie invece come l’Alnus glutinosa, Betula pubescens, Salix glabra e il Viburnum lantana richiedono condizioni climatiche molto più stabili e resistono meno quando le condizioni ambientali e pedologiche differiscono molto dall’optimum di crescita. Esistono, poi, specie che riescono ad avere una certa resistenza al vento come l’Acer pseudoplatanus, il Populus tremula, il Fraxinus excelsior e il Sorbus aucuparia. Altra caratteristica da evidenziare è la preferenza a posizioni assolate o meno e rispetto a questo aspetto, fondamentale per la crescita, le specie arboree possono essere distinte in : specie eliofile e sciafile. Le prime sono amanti delle esposizioni alla piena luce e tra questi il larice comune, la betulla, le querce e le varie specie di salice. Gradiscono condizioni intermedie gli aceri, il castagno, i tigli, gli ontani e il frassino maggiore. Sono specie sciafile e quindi prediligono posizione ombreggiate tassi, faggi, carpini e abeti bianchi. Queste indicazioni di massima servono a far capire che non esiste una lista di piante da utilizzare in ogni caso e per tutte le necessità ma solo una attenda osservazione della flora spontanea del circondario può realmente suggerire i criteri di base per la scelta delle varie specie. Rimando ad altri articoli pubblicati nel sito per ulteriori approfondimento